A proposito di “Montecatini socialista”

I «socialisti più noti, influenti e più pericolosi» del paese schedati dalle autorità di pubblica sicurezza

Non si può disconoscere che negli ultimi tempi alcuni storici hanno preso ad indicare Montecatini Val di Cecina (1895), e non più Colle Valdelsa (1897), come primo Comune socialista della Toscana. Una puntualizzazione sicuramente di scarsa rilevanza per la quale, tuttavia, credo di aver apportato in certo qual modo un piccolo contributo, trattando con insistenza l’argomento ed esponendo le motivazioni oggettive della nomina di un sindaco moderato alla guida dell’Amministrazione socialista scaturita dalle elezioni del luglio 1895.

Ciò nonostante, anche coloro che accreditano Montecatini di tale primato descrivono quella vittoria elettorale come insperata o addirittura impensabile. Be’, che fosse insperata è indubbio, in quanto i socialisti montecatinesi sapevano benissimo che – come poi si sarebbe verificato – a Querceto, alla Sassa e nelle campagne difficilmente avrebbero potuto ottenere consensi.

Non credo invece che tale risultato fosse impensabile, poiché ve n’erano tutte le premesse. Non casualmente già da anni la comunità montecatinese veniva etichettata come «tendenzialmente socialista» (“Il Corazziere”, a. V, n° 5, 1 febbraio 1886). E non va neppure dimenticato che nelle amministrative del 1889 Montecatini risultò l’unico Comune del Volterrano in cui a prevalere fu la lista dei candidati democratici.

Inoltre la Società filarmonica, ricostituitasi agli inizi degli anni Ottanta grazie «alle ricchissime elargizioni fatte dalla nobile Contessa Boutourlinn, [con] dono di strumenti e tutto quello che si spettava al corpo musicale della Miniera» (“Volterra”, 15 maggio 1881, a. IX, n° 20), aveva assunto nel tempo una connotazione sempre più socialista: tanto che, in coerenza con l’idea, era stato appositamente reclutato un maestro di musica di Ponsacco. Così si caratterizzava anche la Società filodrammatica che, usufruendo dei locali del Piccolo Teatro “La Fratellanza”, riusciva a svolgere un ruolo di forte aggregazione e di formazione culturale.

Lo stesso Circolo Operaio Istruttivo e Ricreativo, istituito nel 1889 dai socialisti (ma che, non richiamandosi al partito nella denominazione, non poté esser colpito dalla repressione crispina dell’ottobre 1894, come avvenne invece per gli organi di stampa e le associazioni dichiaratamente socialiste), diventando fin da subito un punto di riferimento della comunità, a scapito anche della Fratellanza Artigiana, contò ben presto su un numero di affiliati assai elevato (nell’immagine risalente agli anni Novanta dell’Ottocento, alcuni frequentatori del Circolo Operaio Istruttivo e Ricreativo; al centro, in piedi, si riconosce l’ingegner Aroldo Schneider).

Ma per fugare ogni dubbio sui presupposti per una affermazione elettorale in quel di Montecatini, che – come ebbe a definirlo più tardi anche il vescovo Mignone – già allora era considerato un “covo di socialisti”, credo sia sufficiente una pur sommaria consultazione delle carte dell’Ufficio Centrale di Pubblica Sicurezza relative a quel periodo, conservate presso l’ASP.

Interessante, ad esempio, è quanto si ricava da un rapido esame del fascicolo “Biografie di Socialisti anno 1894”, Busta 933, “Atti del protocollo riservato anni 1880-1894. Miscellanea: anarchici, repubblicani, socialisti”.

Qui troviamo segnalati i «socialisti più noti, influenti e più pericolosi»: un elenco, relativo all’intera Provincia di Pisa che riporta 88 nominativi, dei quali 44 appartenenti al Circondario di Volterra e 8 a Montecatini Val di Cecina.

Nel documento, compilato dal Capitano Comandante la Compagnia di Pisa – Legione Territoriale Carabinieri Reali di Firenze e datato Pisa 6 luglio 1894, per ogni nominativo è riportato il numero d’ordine, il casato, l’età, il luogo di nascita, il domicilio, la condizione ed una annotazione.

Trascrivo di seguito le generalità dei socialisti montecatinesi, oggetto di attenzione degli organi di pubblica sicurezza:

  • n° 15. Schneider Aroldo fu Augusto, anni 45, nato a Montecatini V.C., domiciliato in Montecatini Via della Miniera 8, piano 2°, Ingegnere.
  • n° 26. Sbragia Roberto di Michele, anni 23, nato a Montecatini V.C., domiciliato in Montecatini Via Rapucci 28, piano 1°, Studente in Farmacia all’Università di Pisa.
  • n° 27. Galeassi Luigi di Federico, anni 34, nato a Montecatini V.C., domiciliato in Montecatini Via Rapucci 20, piano 2°, Minatore.
  • n° 28. Bini Ottaviano di Giovacchino, anni 37, nato a Volterra, domiciliato in Montecatini Via della Miniera 6, piano 1°, Bottegaio.
  • n° 29. Mugnaioni Benedetto di Luigi, anni 38, nato a Ponsacco, domiciliato in Montecatini Via della Miniera 9, piano 3°, Maestro di musica.
  • n° 31. Guardini Santi fu Giovanni, anni 34, nato a Montecatini V.C., domiciliato in Via dell’Igia [Via di Ligia; d.R.] 16 bis, piano 2°, Scavatore di miniera.
  • n° 32. Bartolini Artimino di Agostino, anni 23, nato a Montecatini V.C., domiciliato in Montecatini Via del Moro 11, piano 2°, Minatore.
  • n° 33. Sani Egisto di Benedetto, anni 33, nato a Montecatini V.C., domiciliato in Montecatini Via [delle; d.R.] Chiudende 1, piano 1°, Calzolaio.

Nell’annotazione è indicata la causale della schedatura. Per Galeazzi e Bini la nota riporta: «Ritenuto pericoloso per attività di propaganda». Per tutti gli altri: «Ritenuto pericoloso per attività di propaganda e perché intraprendente».

Sempre nella solita collocazione d’archivio troviamo anche le cartelle con i “cenni biografici” dei soli Aroldo Schneider, Roberto Sbragia ed Egisto Sani, compilate in data 13 agosto 1894.

  • Schneider Aroldo, di Augusto, nato e domiciliato a Montecatini, di anni 45, Ingegnere. Impregiudicato. Professa i principi del socialismo dottrinario. Non è temibile né fa propaganda. Al lato della foto, i connotati: Altezza: m. 1,80; Corporatura: snella; Capelli: castani; Fronte: alta; Naso: regolare; Occhi: castani; Bocca: grande; Viso: scarno; Portamento: dondolante; Espressione fisiognomica: piuttosto seria; Abbigliamento abituale: vestito pulito.
  • Sbragia Roberto, di Michele, nato a Montecatini Val di Cecina il 16 luglio 1871 ed ivi domiciliato, studente farmacista. Professa i principi del socialismo. Ha più che altro influenza sul basso ceto, propaga le sue idee. È ritenuto persona temibile. Al lato della foto, i connotati: Altezza: m. 1,64; Corporatura: giusta; Capelli: castani scuri; Fronte: spaziosa; Naso: aquilino; Occhi: castani piccoli; Bocca: regolare; Mento: oblungo; Viso: ovale; Segni particolari: n.n.; Portamento: regolare; Espressione fisiognomica: gioviale; Abbigliamento abituale: pulitamente, con cappello nero a cilindro.
  • Sani Egisto, di Benedetto e di fu Nassi Rosa, nato a Montecatini Val di Cecina il 28 aprile 1861. Calzolaio ivi domiciliato. Professa le idee del socialismo, ma non ha alcuna influenza sul pubblico né è temibile. Al lato della foto, i connotati: Altezza: m. 1,60; Corporatura: tarchiata; Capelli: neri con ciuffo bianco; Fronte: spaziosa; Naso: grosso-greco; Occhi: cerulei; Bocca: grande; Viso: pieno; Segni particolari: zoppo dalla gamba destra; Portamento: n.n.; Espressione fisiognomica: gioviale; Abbigliamento abituale: da operaio con cappello nero a cilindro.

Come è possibile constatare, la percentuale di socialisti montecatinesi schedati (ca. 9% nella Provincia; 18% nel Circondario) è assai consistente. Non è così, ad esempio, per Volterra dove sono ritenuti pericolosi per attività di propaganda Cappelli Quintilio, Dello Sbarba Arnaldo, Topi Egidio e Dello Sbarba Cherubino. E tale divario fu evidenziato un anno più tardi da “Il Martello” (a. II, n° 49, 2 agosto 1895) nella disanima dei risultati delle elezioni amministrative del 28 luglio.

Il redattore dell’articolo «Dopo le elezioni», augurandosi che «[…] a quest’altre elezioni i socialisti volterrani sappiano combattere e vincere come i compagni nostri di Montecatini, ai quali mandiamo un caldo ed entusiastico saluto, come a quelli che sono all’avanguardia del partito socialista nel nostro circondario», lamenta che «[…] la massa operaia della città, costituita in prevalenza dagli alabastrai, si è mostrata, fatte alcune onorevoli eccezioni, refrattaria alla nostra propaganda […]». E proseguendo, è ancora più esplicito, affermando che «[…] gli operai volterrani, specialmente gli alabastrai, hanno quasi tutti i difetti dei borghesi senza averne le poche virtù. Avvezzati qualche decina d’anni fa, per le condizioni prospere dell’industria locale, a guadagnare molto di più del loro merito, tale e quale come gli speculatori della borghesia, hanno sentito ultimamente tutti gli errori dello sfruttamento economico, ma non ne hanno ricevuto l’impulso moralizzatore come è accaduto per gli operai delle grandi industrie e delle miniere […]».

In effetti Volterra avrebbe dovuto attendere quell’«impulso moralizzatore», utile ad approdare alla guida del Comune, ancora per 25 anni. Solo nell’ottobre 1920 un’amministrazione socialista – anche se appena per 7 mesi – riuscì ad insediarsi in Palazzo dei Priori.

Un “ritardo” – se tale può essere inteso – determinato sicuramente (anche) dall’assenza di quel “sistema fabbrica” che altrove già aveva dato avvio a trasformazioni nell’ordine sociale, nel modo di pensare e di vivere: a quelle mutazioni che, con il tempo, avrebbero interessato la natura stessa dell’intera società. Cosa che gradualmente era accaduta a Montecatini, dove da oltre mezzo secolo gran parte della popolazione trovava di che vivere nello stabilimento minerario.

È da dire, tuttavia, che se la “presenza della fabbrica” fu determinante per l’evoluzione sociale che caratterizzò quella comunità, non lo fu per molte altre località, anche a noi vicine, che pure vantavano un insediamento industriale. Ad influire sulla realtà montecatinese contribuirono sicuramente altri fattori. Tra questi evidenzierei, per maggior rilevanza, un presupposto derivante da una politica di controllo, forse inconsueta, del sistema azienda-territorio.

Alla fase di protopaternalismo iniziata già dall’insediamento a Caporciano della Società Fratelli Hall e Soci con la creazione di infrastrutture sociali volte all’organizzazione della forza lavoro, non fece seguito a Montecatini quella fase di paternalismo prettamente patronale, intrisa di manipolazioni ideologiche tendenti al condizionamento in toto della classe lavoratrice. Ciò dipese, con tutta probabilità, da una gestione particolarmente illuminata, senz’altro più tipica dei paesi che già avevano maturato l’esperienza della Rivoluzione Industriale come l’Inghilterra, dove del resto si era formato Francis Joseph Sloane che, quale maggior azionista, per oltre un trentennio aveva avuto ruolo primario nella fortunata impresa mineraria.

Fatto sta che contrariamente ad altre realtà coeve, come ad esempio Larderello – «microcosmo […] che sembrò quasi non accorgersi, fino alla prima guerra mondiale, del conflitto in atto tra i ceti superiori e la classe operaia» (Enrico Gasperi, Paternalismo patronale, classe e movimento operaio nell’area di Larderello) –, il condizionamento paternalistico a Montecatini non attecchì. Anzi, da quella esperienza la coscienza sociale dei lavoratori, e della quasi totalità della popolazione, ne risultò col tempo fortemente irrobustita. Il Partito socialista, pur se supportato dal solo voto favorevole del capoluogo, dove riuscì ad insediare in Consiglio comunale 12 rappresentanti su 15 eletti (mentre nelle frazioni, dove l’influenza del marchese Ginori e degli altri proprietari terrieri aveva buon gioco, i 5 eletti appartenevano tutti alla lista conservatrice), conquistò il Comune di Montecatini nel 1895.

Due anni più tardi, nel 1897, sarebbe stata la volta di Colle Valdelsa (uno dei maggiori centri industriali della Toscana, con fonderie, vetrerie, ecc.), e nel 1899 di Sesto Fiorentino (famosa soprattutto per la produzione di maioliche e porcellane artistiche nella Manifattura di Doccia, ma anche per la lavorazione della paglia).

Fu necessario giungere al 1902 perché nel Circondario di Volterra si insediasse una seconda “giunta rossa”; ed accadde a Piombino, centro siderurgico in espansione, sempre più a vocazione operaia.

Fabrizio Rosticci

Fabrizio Rosticci

Nato a Montecatini Val di Cecina (Pisa) nel 1950, dal 1974 al 2009 ha svolto la sua attività lavorativa presso lo stabilimento Solvay di Rosignano, in qualità di responsabile tecnico di impianto.
Profondamente legato al paese d’origine dove, dopo oltre quarant’anni, è tornato ad abitare e a fare ricerca, realizzando una serie di pubblicazioni di storia locale.

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