Sei proprio un tarabuso!

Occhi limpidi come il cielo azzurro. E come il cielo capaci di intravedere il futuro, interpretando il presente con la lucidità di chi sa coglierne la precaria mutevolezza.

Questo il primo pensiero guardando una foto da giovane di Amerigo Franceschi, geniale meccanico venturinese.

Oltre che essere stato un esperto costruttore e riparatore di motori di ogni specie, sapeva riparare anche quelli degli aeroplani.

Dei figli Giovanfiorenzo (detto Renzo), Licio Walter e Lucia Sara, i primi due sono stati anch’essi geniali professionisti nell’ambito della meccanica: Licio di quella idraulica e Renzo (appassionato di aerei) di quella oleodinamica.

In un vecchio scatto del 1929 fatto al campo d’aviazione che una volta esisteva a Venturina vicino alla ferrovia (ubicato lì perché serviva agli aerei per orientarsi, visto che all’epoca non erano muniti di strumenti di bordo) le ali di un grande biplano sovrastano la sagoma di Amerigo.

Con un nome e un’immagine del genere è impossibile non far tornare la memoria alle prime traversate aeree del secolo scorso dall’Europa all’America.

Imprese epiche con velivoli che sembravano aeromodelli di latta e che da lì a poco si sarebbero evolute in vere e proprie migrazioni verso il grande Ovest. Amerigo era solito ripetere l’espressione: “sei proprio un tarabuso!”

Il tarabuso è un uccello migratore che dai paesi freddi viene a svernare e a nidificare in varie zone d’Italia, tra cui la nostra Maremma.

La sua caratteristica è quella di mimetizzarsi tra le canneggiole delle zone paludose e degli acquitrini, col becco rivolto all’insù: il che gli fa assumere un’aria austera e schiva che unita al suo verso cavernoso, lo rende un animale per niente socievole.

Difficile non associare la passione di Amerigo per gli aeroplani al mistero del volo degli uccelli. Sebbene la tecnologia durante gli anni delle due guerre mondiali non fosse evoluta come quella di oggi, Amerigo proiettava il suo ingegno nella modernità, nonostante le sue radici fossero ben salde con le tradizioni del paese e della famiglia.

Come ricorda suo figlio Licio Walter, in casa Franceschi c’era sempre stata l’usanza della pasta all’uovo fatta a mano da sua madre Agostina (la moglie di Amerigo): un’abitudine che si è mantenuta nel tempo, migrando di generazione in generazione.

Come una traversata verso un luogo in cui i sogni prendono il sapore della realtà, raccordando passato e futuro nella circolarità tipica della vita.

Girando e rigirando come fa l’elica di un aeroplano, come un uccello migratore che cerca il luogo adatto a nidificare ma anche come fanno le mani quando impastano la farina con le uova.

Un ricordo affettuoso va alla memoria di Amerigo, di Agostina (detta Gorina) e di Renzo. E un ringraziamento a Licio per le preziose testimonianze fornite.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 16 (gennaio-febbraio 2017)

Alberto Benedetti

Alberto Benedetti

Alberto Benedetti è nato a Campiglia Marittima nel 1975. Ha conseguito una laurea in giurisprudenza. Lavora a Venturina nel ristorante di famiglia. La sua passione per la musica lo ha portato a sviluppare interesse verso altri codici della comunicazione come la scrittura e la fotografia.

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