La primizia di stagione va mangiata per entrare in santo

La vita di Anita Rossi si è svolta all’insegna dell’accoglienza: madre premurosa, albergatrice d’altri tempi, cuoca attenta e raffinata con la passione per la casa e per il verde. Ogni volta che nella sua cucina era presente una primizia di stagione Anita era solita ripetere: «La primizia va mangiata per entrare in santo». E a dimostrazione di questa grazia così capace di accudire e di nutrire, appena dopo aver infornato un dolce, lo segnava.

Lascio volentieri la penna a sua figlia Alessandra Bocelli perché la sua descrizione possa permettere di apprezzare al meglio quanto amore Anita avesse riversato in ogni aspetto della sua vita.

Alessandra racconta: «mamma era nata nel 1937 e aveva iniziato a lavorare in albergo molto giovane. L’attività l’ha portata avanti per oltre quarant’anni, lavorando sempre con molto entusiasmo e gratificazione nonostante l’impegno e il sacrificio che questa professione richiedeva.

Amava parlare con le persone di tutte le provenienze dicendo che questo le insegnava moltissimo, instaurando con loro, a volte, dei rapporti di amicizia che duravano negli anni.

In privato le sue passioni erano la cucina, il giardinaggio e la decorazione della casa.

A Natale ogni stanza si vestiva a festa con composizioni di candele, pigne e piante invernali tipiche della nostra zona. Nastri luccicanti e addobbi erano protagonisti indiscussi della casa e lo spirito natalizio pervadeva chiunque entrasse.

Le piaceva tantissimo dipingere vecchi oggetti come sedie, tavoli, cassette di legno, caffettiere di latta, riportandoli a nuova vita.

Con la pensione, avendo più tempo a disposizione, si dedicò molto al giardinaggio. Cesti di lavanda, camomilla, erbe aromatiche, delphinum, convolvoli e malvoni dalle tonalità che andavano dal rosa al porpora troneggiavano in giardino.

Ma la passione che in assoluto l’ha accompagnata per tutta la vita è stata quella per la cucina.

Le piaceva sperimentare sempre nuove ricette e preparare delle cene a tema che venivano presentate con apparecchiature e centrotavola abbinati al menù. Spesso ogni portata veniva decorata con fiori e piante del nostro giardino. Persino i piatti e i bicchieri dovevano essere abbinati al tema della serata.

Per le cene rustiche usava dei taglieri di legno al posto dei piatti o delle ciotoline di coccio; per quelle più eleganti, piatti sobri e bicchieri a calice per il vino.

I tovaglioli venivano piegati in modo coreografico e il loro colore si abbinava spesso a quello del centro tavola che lei stessa preparava.

Per una mia festa di compleanno mi preparò una torta a forma di casetta con il tetto spiovente di cioccolato, le finestrelle di biscotto, alberelli di lecca lecca e stradelli di confetti.

Una vita dedicata al lavoro incorniciata dalle proprie passioni. Una persona normale che mi ha trasmesso molti valori, tradizioni e passioni».

Tra le mille prelibatezze che Anita era solita proporre ai suoi ospiti, c’è un condimento per la pasta che aveva imparato da suo figlio Gino, al rientro con un amico da una vacanza all’isola d’Elba: il Fuoco Verde, una specialità a base di aglio e pementa. Un nome suggestivo che racchiude metaforicamente ogni passione di Anita in un gusto che ben si addice alla vivacità della stagione estiva.

Un ricordo affettuoso va alla memoria di Anita e un ringraziamento davvero speciale ai suoi figli Alessandra e Gino per le preziose testimonianze fornite.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 19 (luglio-agosto 2017)

Alberto Benedetti

Alberto Benedetti

Alberto Benedetti è nato a Campiglia Marittima nel 1975. Ha conseguito una laurea in giurisprudenza. Lavora a Venturina nel ristorante di famiglia. La sua passione per la musica lo ha portato a sviluppare interesse verso altri codici della comunicazione come la scrittura e la fotografia.

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