(1808-1889)

Dapprima daziere a Firenze, poi (183341) meccanico teatrale al teatro dell’Opera all’Avana, successivamente impiantò una fabbrica di candele a Clifton Staten Island (dove accolse profugo G. Garibaldi).

Sembra che sia di questo periodo la prima idea (1849) dell’invenzione del telefono per la quale, trovandosi in difficili condizioni economiche, cercò invano finanziamenti.

Il 28 dic. 1871 si fece rilasciare un brevetto rinnovabile della durata di un anno, che, per le sue precarie condizioni finanziarie, rinnovò solo due volte.

Un suo tentativo di interessare all’invenzione la Western telegraph company non ebbe esito; poco tempo dopo (6 febbr. 1876), A. G. Bell di Boston ed E. Gray di Chicago presentarono all’ufficio brevetti di Washington la richiesta di un brevetto per il telefono.

Ebbe così inizio una complicata vicenda giudiziaria per stabilire la priorità che, solo nel 1886, la Corte suprema dichiarò accertata definitivamente in favore di Meucci; la vittoria fu però soltanto morale, in quanto fin dal 1873 il brevetto di Meucci era scaduto.

Fonte: www.treccani.it

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