Campiglia «chiave et capo di tutta la Maremma»

L’importanza strategica del castello campigliese nel Rinascimento

Nel 1499, approfittando del caos politico generato in Italia dall’invasione dell’esercito francese e contando sull’appoggio di suo padre, il papa Alessandro VI (1431-1503), Cesare Borgia, soprannominato il duca Valentino, era riuscito ad impadronirsi di quasi tutta la Romagna, spodestando i signori locali, come i Malatesta di Rimini, i Montefeltro di Urbino, i Manfredi di Faenza e i Riario di Forlì.

Non ancora pago delle sue conquiste, il Borgia diresse le sue mire sulla Toscana e così, dopo essere riuscito ad ottenere la neutralità della Repubblica fiorentina, nel 1501, conquistò anche il principato di Piombino.

Nonostante la Repubblica Fiorentina non avesse ostacolato l’impresa piombinese del “Valentino”, i servizi segreti e i generali di Firenze monitoravano costantemente la situazione, seguendo gli spostamenti di Cesare e dei suoi uomini.

Nell’archivio di Romualdo Cardarelli storico piombinese del secolo scorso che, durante la sua attività di ricerca, trascrisse una mole incredibile di documenti in diversi archivi italiani abbiamo trovato una lettera spedita da Roma il 13 febbraio 1502 da ser Francesco Cappello, segretario del cardinale Raffaele Riario (1460-1521), indirizzata al governo della Signoria di Firenze.

Il cardinale Riario apparteneva ad una delle famiglie spodestate dal Borgia e quindi considerava il giovane rampollo del papa un nemico.

Il segretario Cappello avverte i Fiorentini dell’imminente arrivo a Piombino del duca, intenzionato a costruire una nuova fortezza per difendere meglio quello stato da poco conquistato.

Nella lettera sono citati anche altri personaggi che facevano parte dell’entourage dei Borgia: don Miguel de Corella (1470-1508), amico, sicario e uomo di fiducia di Cesare; i due capitani del suo esercito Ranieri Orlandi della Sassetta e Marco Salviati; e il cardinale Francesco Borgia (1441ca.-1511), tesoriere generale della Chiesa, che aveva ricevuto la porpora cardinalizia da suo cugino papa Alessandro VI.

La missiva inviata dal Cappello metteva in guardia i Fiorentini i quali, più che temere la nascita di una nuova fortificazione a Piombino, dovevano preoccuparsi almeno secondo le voci raccolte a Roma dalla corte del cardinale Riario delle mire che Cesare Borgia avrebbe avuto sulla vicina Campiglia.

Il piano del duca sarebbe stato quello di impadronirsi del castello campigliese per utilizzarlo come principale roccaforte per difendere Piombino e il suo territorio.

Ovviamente si trattava di un’eventualità che i Fiorentini non avrebbero mai potuto accettare, proprio per l’importanza strategica che Campiglia rivestiva all’interno della Repubblica di Firenze.

La visita preannunciata dal Cappello avvenne il 21 febbraio 1502, quando papa Alessandro VI arrivò in città, celebrando una solenne cerimonia in Sant’Antimo (allora San Michele) per ufficializzare l’investitura del figlio a signore di Piombino.

Dice Francesco Cappello: «Il Duca Valentino parte giovedì et va ad Piombino in su le galere sottile et dicesi vi andrà anche il papa, parte per mare et parte per terra, et Don Michele con il Cardinale Borgia vanno per terra et partono stanotte et andranno innanzi ad ordinare le stantie per il papa.

Dicesi vanno per fare una fortezza ad Piombino et Marco Salviati et Rinieri della Sassetta, l’uno di per sé da l’altro, per una terza persona mi fanno intendere che il duca è di male animo et disegna sovvenire Pisa et il cardinale et fare dare una stanza a Campiglia et che sia presa in nome d’uno di loro et di poi comperarla da loro, et come chiave et capo di tutta la Maremma tenerla poi per sé et per sicurtà dello stato suo. Li sopraddetti me lo hanno messo in segreto et conmesso ne scriva in cifera ad V.S.

Di questa cosa benché io abbia messo diligenti ad investigarla: tamen non ci trovo riscontro, tamen non ho voluto mancare di non lo fare intendere, acciò V.S. stiano vigilante et da quella banda tenghino le cose loro ben proviste.

Postscripta: intendo il Duca partirà giovedì per ad Piombino dove andrà anche il papa quando per mare et quando per terra et che vanno a disegnare una fortezza et che non menano più gente che quelle si convengono alla guardia delle persone loro et non vanno per innovare cosa alcuna contro a voi et che sia da avere sospetto alcuno di questa andata loro».

Con la morte di papa Alessandro VI, la gloria di Cesare Borgia svanì di colpo e il duca perse tutto. Fu cacciato da Piombino nel 1503.

Gianluca Camerini

Gianluca Camerini

Nato a Campiglia Marittima nel 1973, si è laureato con lode in Storia Moderna all'Università di Pisa. Autore di numerose pubblicazioni, si è occupato soprattutto di archivistica ecclesiastica, genealogia e onomastica familiare. Dal 2014 è direttore editoriale della rivista di storia locale "Venturina Terme". È l'ideatore e il curatore di questo portale.

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