L’idea di intestare una via a Carlo Morelli, campigliese d’origine e deputato nei primi parlamenti italiani, nacque durante le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Al momento dello scoprimento della targa, posta in una traversa di Via dei Mille, a Venturina Terme, furono in molti a chiedere chi fosse e perché meritasse tanto onore.

Campiglia ha avuto tre deputati: Carlo Morelli e Lorenzo Nelli, risalenti a quel glorioso periodo e, buon’ultima, Silvia Velo. Mi imbattei nel suo nome durante la stesura del mio libro sulla storia di Casale Marittimo. Ogni qualvolta il Consiglio comunale affrontava un argomento spinoso, si rivolgeva a Carlo Morelli che, pur abitando lontano, aveva conservato alcune proprietà nella campagna casalese. Una sorta di “cittadino onorario”.

Non conoscevo la sua origine. La conobbi seguendo la presentazione del libro, scritto da Roberto Diddi, dal titolo “Carlo Morelli, una voce riformista nell’Italia del Risorgimento”.

Riformista? La parola è assai abusata e non tutti la meritano. Nel nostro caso direi proprio di sì. Morelli nacque a Campiglia il 6 dicembre 1816. Studiò Medicina all’Università di Pisa. Con la laurea in tasca, lavorò all’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, dove capì che uno dei problemi più importanti da risolvere era la questione igienico sanitaria.

Uomo di scienza e deputato del Regno per il Collegio di Castelnuovo Garfagnana, operò in direzione di un generale miglioramento delle città e delle campagne. Insieme a Lorenzo Nelli propose il risanamento igienico sanitario delle Maremme toscane, attraverso una “vera” bonifica del territorio che guardasse, cioè, a tutti gli aspetti, al di là di quelli idraulici.

Rivolse la sua opera in tre direzioni: servizio sanitario, carcerario e scolastico. Iniziò dal Corpo sanitario militare, dalle dimensioni più circoscritte ma, proprio per questo, adatte a verificare nell’immediato i risultati. Lo stesso accadde per il sistema carcerario. Scelse il caso toscano, in particolare. Visitò il Mastio di Volterra diverse volte e trascorse molti giorni in compagnia dei carcerati, evidenziando il loro “aspetto melanconico e severo, la scarsa temperatura corporea e il rallentato battito cardiaco”.

La sua proposta migliorativa trovò l’opposizione di coloro, ed erano tanti, che intendevano conservare il sistema punitivo. La stessa cosa per il sistema educativo e dell’istruzione, per la quale usò le proprie profonde conoscenze mediche.

Scrisse nella sua relazione “di consigliare non solo gli espedienti a tenere sano il corpo e a liberarlo dalle malattie, bensì pur anche quelli a reggere lo spirito in guisa che la nobiltà e la grandezza delle sue funzioni compiere si possa senza nocumento e piuttosto a vantaggio della vita corporea”. Insomma, la conoscenza e il sapere si collegano alla salute del corpo e aiutano il profitto intellettuale.

Carlo Morelli fu un conservatore illuminato, visse ed operò durante il Granducato e con lo stesso spirito entrò nel Regno sabaudo. Non combatté con le armi della guerra ma con quelle più sottili della conoscenza e della cultura. Conobbe le imperfezioni del sistema sociale e politico e le ingiustizie che sono connesse ed inerenti a ciascuno di quelli ed operò per attenuarle, consapevole che non si troverà mai un sistema perfetto. Morì a Firenze il 13 settembre 1879.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 5 (marzo-aprile 2015)

Gianfranco Benedettini

Gianfranco Benedettini

Autore di numerose pubblicazioni di storia locale riguardanti il territorio della Val di Cornia e soprattutto del Comune di Campiglia Marittima, si è occupato principalmente della storia politica e sociale del Novecento.

Indice delle categorie

Pagina Facebook