Non ne indovini mai una

Dino Berti era nato a Campiglia il 17 agosto 1911. Viveva insieme alla sua famiglia a Venturina, in un piccolo podere che all’epoca confinava con l’asilo delle suore. Dopo la scuola, aveva iniziato a lavorare nella cartiera dei fratelli Pardini e alternava questa attività a quella di contadino. Quando la cartiera chiuse, verso la metà degli anni Cinquanta, Dino rimase senza liquidazione e senza pensione.

Fu così che iniziò a lavorare come autista, accompagnando spesso la signora Caroti dal figlio che studiava a Pisa. Poi prese la licenza per guidare il taxi e, da lì in poi, svolse il lavoro di tassista per tutto il resto della sua vita. Dino la sera usciva spesso per andare a trovare amici e parenti. Una volta del resto, era diffusa l’espressione “andare a veglia”: un’occasione per passare il tempo e svagarsi stando in compagnia.

A Dino piaceva ballare ed era solito trascorrere il tempo libero accompagnando alle feste da ballo un amico di Riotorto che suonava la fisarmonica. Aveva fatto parte anche della Croce Rossa di Venturina. Gli piaceva andare al cinema e suo figlio Lauro ricorda ancora quando lo portò a vedere il film Doctor Jekyll e Mister Hyde.

Era appassionato di gare ciclistiche e gli piacevano i motori: quest’ultima passione la trasmise anche a Lauro che iniziò da giovanissimo a imparare il mestiere di meccanico. Sebbene gli piacesse stare in compagnia, Lauro racconta che suo padre aveva sofferto molto da piccolo e che, per questo, aveva sviluppato un carattere introverso malgrado le apparenze. Quando in officina capitava che dovesse riprendere suo figlio, Dino gli diceva: «Non ne indovini mai una».

Dino d’altronde come suo figlio Lauro ed altri suoi compaesani col suo mestiere e la sua disponibilità una cosa l’aveva indovinata, perché aveva intuito l’enorme potenziale di un paese sviluppatosi intorno alla Via Aurelia.

Per Natale sua moglie Valda preparava la torta Mantovana, un dolce di cui Dino era ghiotto. Se qualcuno dovesse indovinare il perché di un nome del genere per un dolce un tempo molto diffuso a Prato (ma anche nella nostra zona) penserebbe ad origini esclusivamente lombarde. Sembra però che la verità stia nel mezzo a storia e leggenda.

Una prima ipotesi vuole che questo dolce fosse un lascito alla corte de’ Medici da parte d’Isabella d’Este che, sposandosi con Francesco II Gonzaga, divenne marchesa di Mantova.

Una seconda invece si riferisce ad un aneddoto che narra di due suore mantovane in transito verso Roma in occasione del Giubileo del 1875: le religiose vennero ospitate a Prato dal pasticcere Antonio Mattei e ricambiarono la cortesia donandogli la ricetta della torta mantovana.

Non è certo il motivo per cui questo dolce si sia diffuso anche nella nostra zona. Ma è affascinante rilevare ancora una volta come il nostro paese sia stato un crocevia tra tante tradizioni e culture diverse, che ha permesso a persone come Dino di entrare in contatto, grazie al proprio lavoro di tassista, con gente di ogni provenienza.

Un ricordo affettuoso è rivolto alla memoria di Dino e di sua moglie Valda e un ringraziamento al loro figlio Lauro per le preziose testimonianze fornite.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 20 (settembre-ottobre 2017)

Alberto Benedetti

Alberto Benedetti

Alberto Benedetti è nato a Campiglia Marittima nel 1975. Ha conseguito una laurea in giurisprudenza. Lavora a Venturina nel ristorante di famiglia. La sua passione per la musica lo ha portato a sviluppare interesse verso altri codici della comunicazione come la scrittura e la fotografia.

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