Il busto di Augusto Schneider

Conservato nel parco museale di Caporciano

Fra le tante cose che in decenni di abbandono sono scomparse dal villaggio minerario, fortunatamente non figurano i quattro busti che nell’atrio di accesso alle discenderie ricordano alcuni dei personaggi che di quell’impresa furono promotori o protagonisti. Possiamo affermare, una volta tanto, che l’ignoranza di coloro che hanno fatto man bassa di suppellettili o quant’altro “attirasse la loro attenzione” è servita a tutelare almeno in parte quel piccolo patrimonio artistico di cui il complesso di Caporciano era stato dotato, ad iniziare dai primi anni Quaranta dell’Ottocento.

I busti di Giovanni Targioni Tozzetti, Luigi Porte, Augusto Schneider e Demetrio Boutourline sono infatti opera di autori di rilievo: Lorenzo Bartolini in primis, ma anche Füller e Magi. Qui accennerò brevemente alla scultura dedicata all’ingegner Augusto Schneider, direttore dello stabilimento minerario per ben 45 anni. Nato il 13 agosto 1802 a Freiberg (o Frèyberg) nel Regno di Sassonia, morì a Firenze il 21 giugno 1874, a pochi mesi di distanza dal suo addio alla miniera di Caporciano (settembre 1873), dove era giunto nel maggio del 1828 per assumerne la direzione nel mese di ottobre del medesimo anno.

La sua figura – oggi non più sconosciuta – è ben delineata nel necrologio composto dal dottor Giuseppe Tassi: «Il 21 Giugno era l’ultimo per il Cav. Augusto Schneider, distinto Ingegnere di Miniere. Moriva a Firenze in pochi giorni, in età di 72 anni. […] fu uomo specchiatissimo e di non comune onestà. Dotato di molte cognizioni Minerarie, in Montecatini compié lavori tali, dai quali s’ottennero grandi risultati, e il di lui nome ebbe stima e rispetto, tantoché la scienza l’ha registrato fra i benemeriti, assegnando perfino il nome “Schneiderite” ad una roccia […]» (“Volterra”, 28 giugno 1874).

Ma già quasi trent’anni prima, Leopoldo Pilla, professore di geologia nell’I. e R. Università di Pisa che nel maggio 1848 troverà la morte combattendo da patriota a Curtatone, di lui poteva affermare: «Io non saprei terminare questo piccolo cenno storico sulla miniera di Monte Catini senza rendere la giusta e dovuta lode all’abile ingegnere Sig. Schneider, allievo della Scuola di Frèyberg, il quale ha avuto la felice ventura di scoprirla. Egli si è renduto perciò benemerito della Toscana e della scienza. I geologi che trarranno a visitare quella miniera potranno vedere presso di lui le belle Carte ch’egli ha eseguite e che rappresentano il piano e gli spaccati della medesima: questi ultimi soprattutto sono assai importanti, perché lasciano vedere l’andamento e le variazioni del filone dalla superficie fino alle parti profonde scavate […]».

Il busto a lui dedicato, fu voluto dal titolare della Società mineraria, conte Demetrio Buotourline: colui che tra l’altro, neppure tre anni prima, acquisita da pochi mesi la gestione del complesso minerario, lo aveva costretto ad abbandonare la direzione della miniera sostituendolo con l’ingegner Lorenzo Chiostri ed assumendo come suo vice Aroldo Schneider, figlio del vecchio direttore.

La scultura realizzata da Füller fu collocata nell’attuale posizione il 25 giugno 1876, con una cerimonia che si svolse alla miniera e che prese avvio alle ore 9 del mattino. «[…] Tutto il personale addetto allo stabilimento vi assisteva, nonché la rappresentanza Municipale; e da Firenze erano venuti col Conte anche alcune distinte persone, quali il Sig. Dante Cantagalli, i fratelli Maquay, il Cap. Dini ed altri. Il busto, opera di Füller, era collocato sopra un piedistallo sulla terrazza davanti alla casa padronale. Il Sig. Razzolini, Ispettore generale dello stabilimento, al suono della Banda ne fece lo scoprimento, a cui successe un religioso silenzio, che ruppe il Nobile Conte con dire parole d’affetto per lo Schneider e consigliando ad imitare l’onestà e la operosità. Dipoi il Sig. Razzolini, con affettuoso e commovente linguaggio parlò degli episodi principali della vita del Cav. Schneider, e seppe farlo così bene, che si vide generale la commozione, e non pochi fazzoletti si portarono agli occhi per asciugarne delle non furtive lacrime; cosa che ci fece piacere, e provò che questi operai hanno cuore. Al Sig. Razzolini ne facciamo i nostri complimenti, giacché oltre aver dimostrato quanto valesse il Cav. Schneider moralmente e scientificamente, risolse un problema difficilissimo, come quello, che in poche parole si possa dire molto e bene. Il busto fu subito portato processionalmente all’ingresso della Miniera, ove trovansi quelli di un Porte e di un Targioni. Per solennizzare maggiormente questo giorno, il Conte ordinò paga doppia a tutto il personale da lui dipendente […]» (“Volterra”, 9 luglio 1876).

Nato nel 1830 in Gran Bretagna, Charles Francis Füller, l’autore del busto Schneider, morì a Firenze nel 1875. Allievo dello scultore americano Hiram Powers, visse a Firenze dove dalla fine degli anni Cinquanta risiedette a lungo in un appartamento di Palazzo Frescobaldi, in Borgo Santo Spirito, e con il suo maestro ed un altro artista americano, costituì una piccola comunità di espatriati nel capoluogo toscano. Oltreché a Firenze, lavorò sia come ritrattista che come autore di monumenti a Londra, a Parigi e anche a Roma. Una terracotta con l’immagine di Hiram Powers fu esposta nel 1873 a Londra presso la Royal Academy of Art; altre opere sue si trovano nella Royal Collection di Londra e nello Smithsonian Museum di Washington. Ma a noi Füller è noto soprattutto per aver realizzato a Firenze il monumento all’Indiano. Ossia il monumento funebre del principe Chuttraputti: un busto protetto da una cupola a pagoda, eretto il 17 giugno 1874 al limite estremo del Parco delle Cascine, là dove il torrente Mugnone si immette nell’Arno. Il luogo, nei pressi del ponte che dal 1978 porta il suo nome, ossia il Ponte all’Indiano, è dedicato a Rajaram Chuttraputti, ventenne marajà di Kolepoor dalle idee moderne e progressiste, che nel 1870, di ritorno dall’Inghilterra, trovò la morte a Firenze. E nel capoluogo toscano fu cremato proprio là dove, secondo la dottrina brahmanica, le sue ceneri potevano essere sparse nelle acque di confluenza di due fiumi.

Il busto di Augusto Schneider, commissionato a Füller direttamente dal Boutourline, è una terracotta di circa 75 centimetri adagiata sopra una mensola dello stesso materiale, sulla parete sinistra della sala d’ingresso alla miniera che comunemente a Caporciano è indicata come “Sala Busti”.

La lapide marmorea sottostante riporta scolpita la seguente iscrizione: AL CAV. AUGUSTO SCHNEIDER / PER ECCELLENZA D’INGEGNO / FRA I CULTORI DELLA MINERALOGIA / PARAGONATO AI PIÙ GRANDI / POSE NELL’ANNO MDCCCLXXVI / IL CONTE DEMETRIO BOUTOURLINE / PERCHÉ / DI PERPETUA LUCE SPLENDA L’AUREOLA / ONDE LO RECINSE QUESTA MINIERA / DA LUI FATTA MERAVIGLIA DEGLI STRANIERI / SORGENTE DI GLORIA E DI PROSPERITÀ / DEL PAESE

Fabrizio Rosticci

Fabrizio Rosticci

Nato a Montecatini Val di Cecina (Pisa) nel 1950, dal 1974 al 2009 ha svolto la sua attività lavorativa presso lo stabilimento Solvay di Rosignano, in qualità di responsabile tecnico di impianto.
Profondamente legato al paese d’origine dove, dopo oltre quarant’anni, è tornato ad abitare e a fare ricerca, realizzando una serie di pubblicazioni di storia locale.

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