Il cane e l’uva

Un quadro della Venturina di 150 anni fa

Nel dicembre del 1869, Antonio Giovannetti si fece portare 400 mattoni da Antonio Caccialupi, il proprietario della fornace che si trovava presso il ponte di Cornia.

Il conto del fornaciaio, considerato che ogni mattone costava 2 centesimi, ammontava a otto lire.

Come suo solito, il Giovannetti non pagò subito e disse al Caccialupi che sarebbe passato nei giorni successivi a saldare il suo debito.

Non avendo visto ancora nessuno, dopo qualche tempo, il fornaciaio passò dalla locanda della Venturina per riscuotere quanto gli spettava.

Con sua grande sorpresa però il Giovannetti, invece di pagare, pretendeva di essere pagato.

Affermava infatti che il cane del Caccialupi, nel tempo della vendemmia, tra agosto e settembre, gli aveva mangiato e rovinato una grande quantità di uva, intrufolandosi di nascosto nella vigna della locanda.

Ne nacque una lite che si trascinò davanti al regio giudice conciliatore di Campiglia.

Il 31 gennaio 1870, giorno dell’udienza, il Caccialupi si presentò in tribunale, convinto di risolvere la faccenda una volta per tutte, ma un’altra sorpresa lo attendeva.

Poco prima dell’apertura delle udienze infatti, si era presentato un certo Ferdinando Chiti, chiedendo che la causa fosse rinviata ad altra data perché il Giovannetti, essendo malato, non poteva essere presente.

Il Caccialupi, avendo visto poco prima il suo avversario passeggiare tranquillamente nella piazza di Campiglia, si sentì preso in giro e andò su tutte le furie.

Il giudice, dopo aver verificato che, effettivamente, il Giovannetti non era malato, lo condannò in contumacia al pagamento dei mattoni e al risarcimento delle spese processuali.

Ma l’ostinato Giovannetti non si dette per vinto e, il 17 marzo, citò nuovamente in giudizio il fornaciaio, chiedendo che gli fosse riconosciuto un risarcimento di 22 lire per i danni all’uva.

Il Caccialupi disse di non sapere niente di questa faccenda del cane e dell’uva, ammettendo soltanto che, una volta, il Giovannetti gli aveva accennato qualcosa del genere, dicendogli: «mi ricompenserete con mille mattoni», frase alla quale però il Caccialupi non aveva dato peso, pensando ad uno scherzo.

Il Giovannetti allora pretese che fossero chiamati a testimoniare prima la moglie del Caccialupi, Carola Pagni, e poi altri tre uomini informati dell’accaduto: Domenico Orlandi di Piombino, Ferdinando Montagnani della Venturina e il campigliese Luigi Cappelli.

Il giudice sentì la moglie del Caccialupi, ma la donna negò di essere a conoscenza dell’accaduto.

L’Orlandi invece disse: «un giorno, e precisamente in uno di quei giorni della fiera del Ponte di Cornia, che ebbe luogo nel mese di agosto dell’anno ora decorso, il Giovannetti mi consegnò un cane legato pel collo con una fune e mi pregò di condurlo al Caccialupi, dicendomi averlo trovato nella di lui vigna a mangiargli l’uva. Io presi quel cane e lo condussi al Caccialupi alla sua fornace ma, non avendo trovato alcuno in casa, gli detti la via nella fiera, ma la sera, trovato il Caccialupi, gli dissi la missione ricevuta, al che risposemi: “maledetto questo canaccio” e lo pose a catena».

Il Montagnani invece depose così: «una volta ho veduto il cane nella vigna del Giovannetti e io stesso lo andai a cacciare da quella ed osservai qualche raspollo d’uva mangiato. Di più ricordo di avere veduto più volte lo stesso cane del Caccialupi intorno la Venturina, ed una volta il Giovannetti cercava il mio bambino per rimandare il cane al detto Caccialupi».

L’ultimo testimone, Luigi Cappelli, disse: «io ero guardiano per conto del Giovannetti della sua vigna alla Venturina nell’ora decorso anno 1869 ed in quel tempo ho veduto il cane del Caccialupi quasi giornalmente nella vigna, ed anche dell’uva danneggiata, mo non so precisamente la quantità».

Aggiunse poi di avervi sorpreso il cane anche durante la notte e che: «un tal giorno, comparso alla Venturina il figlio del Caccialupi con un suo garzone, per nome Baldini, il Giovannetti volendo raccomandare al figlio di detto Caccialupi che provvedesse al suo cane, nacque contesa fra loro».

Terminata l’udienza, il giudice nominò un perito, Tommaso Del Mancino, per accertare e quantificare il danno subito dal Giovannetti.

Il Del Mancino presentò una relazione scritta al giudice, nella quale si diceva che il danno c’era stato davvero.

Nel frattempo il Giovannetti si era dichiarato disponibile a ridimensionare la sua richiesta di risarcimento, portandola da 22 lire a 8. Il perito però ritenne che il danno causato dal cane non fosse superiore alle 4 lire e 20 centesimi, somma che il Caccialupi fu costretto a versare al Giovannetti.

Ma la brutta sorpresa per il fornaciaio arrivò quando furono quantificate le spese processuali di questa lunga, costosa e per certi versi surreale causa, per le quali il Caccialupi dovette sborsare ben 30 lire e 30 centesimi!

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 20 (settembre-ottobre 2017)

Gianluca Camerini

Gianluca Camerini

Nato a Campiglia Marittima nel 1973, si è laureato con lode in Storia Moderna all'Università di Pisa. Autore di numerose pubblicazioni, si è occupato soprattutto di archivistica ecclesiastica, genealogia e onomastica familiare. Dal 2014 è direttore editoriale della rivista di storia locale "Venturina Terme". È l'ideatore e il curatore di questo portale.

Indice delle categorie

Pagina Facebook