Cenni storici

Se nell’antichità sorsero nei pressi l’etrusca Populonia e poi il porto romano di Falesia, l’origine di Piombino sembra collocabile intorno all’XI secolo, quando compare nei documenti come luogo fortificato di proprietà dei monaci della vicina abbazia che aveva ancora il nome di Falesia.

Costoro, nel corso del XII secolo, ne alienarono via via varie parti alla repubblica di Pisa, che nella prima metà del Duecento già ne deteneva il pieno possesso.

Le caratteristiche geografiche e ambientali del territorio, pressoché inattaccabile dal mare e situato dinanzi a un’isola ricca di miniere di ferro, spinsero più volte i genovesi a tentarne la conquista tra XII e XIII secolo; mentre nel Trecento il suo porto, attrezzato con case e magazzini, stimolò anche gli appetiti dei mercanti di Firenze, sempre alla ricerca di scali sul Tirreno.

Un mutamento decisivo avvenne nel 1399 quando, caduta Pisa in mano ai Visconti, Piombino divenne, insieme all’Elba, a Pianosa e a Montecristo, il capoluogo del nuovo stato-signoria degli Appiani. Godette allora di una rapida crescita e di particolare floridezza, giungendo a contare nel corso del Quattrocento forse ottomila abitanti, pur se non poté affrancarsi politicamente e militarmente prima dalla tutela fiorentina (dal 1404), poi da quella degli Aragonesi di Napoli (dal 1463).

Attraverso alterne vicende e qualche temporanea interruzione di dominio rimase agli Appiani (che ne ebbero l’investitura imperiale nel 1503 e ne furono dichiarati principi nel 1594) fino al 1634, quando passò ai Ludovisi; e da questi nel 1706, per eredità, ai Buoncompagni.

Nel frattempo il rilievo strategico del piccolo stato marittimo nello scacchiere del Mediterraneo aveva fatto si che francesi e spagnoli si alternassero nel tenere stabili guarnigioni nella città, che peraltro appariva ora economicamente assai decaduta (nel 1736 non arrivava a mille abitanti).

Sul finire del Settecento fu successivamente occupata dagli inglesi, dai francesi e dai napoletani; ripresa da Napoleone nel 1803, nel 1805 fu da questi assegnata alla sorella Elisa Baciocchi. Con il congresso di Vienna del 1815, Piombino venne definitivamente annessa al granducato di Toscana.

Divenuta roccaforte del movimento operaio, amministrata dai socialisti fin dall’inizio del Novecento, la città ospitò durante il periodo fascista una tenace opposizione clandestina e nel luglio 1943 vide la creazione di un comitato di concentrazione antifascista che prefigurava il CLN. Dopo un’insurrezione spontanea che nel settembre 1943 cercò di impedire l’occupazione della città da parte delle truppe tedesche, la Liberazione di Piombino avvenne, dopo aspri combattimenti, il 25 giugno 1944.

Fonte: Regione Toscana, La Toscana e i suoi comuni. Storia, territorio, popolazione, stemmi e gonfaloni delle libere comunità toscane, 1980

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