Il mare in una stanza

Il “Mosaico dei Pesci” di Populonia

Il Museo archeologico del territorio di Populonia custodisce nelle sue sale un prezioso mosaico con scena marina proveniente dall’edificio delle Logge dell’Acropoli di Populonia, il cosiddetto “Mosaico dei Pesci”.

La storia del suo ritrovamento, avvenuto a Populonia nel 1842, è altrettanto affascinante quanto il fondale marino con 24 specie di pesci e molluschi che vi è rappresentato. Negli anni successivi alla sua scoperta, il mosaico passò infatti tra diversi proprietari. Mentre veniva trasferito a Pontedera alla Villa Crastan, della famiglia di origine svizzera che produceva la nota marca di orzo e caffè, intorno agli anni Trenta del secolo scorso, subì uno sfortunato incidente stradale che ne provocò la rottura. Fu così restaurato, ma l’intervento effettuato, allora privo del rigore scientifico necessario, ne alterò la rappresentazione. Dodici figure furono ricostruite ex novo, sei furono risistemate partendo dalle figure antiche, mentre rimase conservata integralmente come in originale solo la parte bassa. Addirittura furono realizzate delle figure marine anche in un vano centrale quadrato che, in origine, non aveva raffigurazioni e che, presumibilmente, alloggiava una fontana.

Dopo questo restauro, il mosaico viaggiò fino in Inghilterra. Acquistato illegalmente negli anni ’60 da un ignoto antiquario per soli 4 milioni di lire, alla sua morte finì battuto all’asta nel 1995.

Fu solo allora, grazie anche ad un provvedimento di tutela che Antonio Minto aveva emesso nel 1932, che finalmente il mosaico tornò in Italia, seppur in pessime condizioni.

Solo il restauro effettuato nei primi anni del 2000, per la definitiva collocazione nel percorso espositivo del Museo di Piombino, riuscì a riportarlo all’antico splendore.

Questo pavimento musivo, realizzato interamente in marmo tra il 150 e il 100 a.C., era in origine collocato in un piccolo spazio semicircolare, nell’edificio delle Logge di Populonia, che aveva a lato uno spazio gemello.

L’insieme architettonico costituiva probabilmente il complesso di una suggestiva fontana monumentale o un ninfeo, di cui il mosaico rappresentava parte dell’apparato pavimentale. Il fondale grigio scuro, quasi nero, è impreziosito da animali marini realizzati con tessere rosso scuro, bianche, giallo ocra, verde scuro, nere e grigio chiaro. I pesci e i molluschi sono rappresentati come se stessero nuotando liberamente e, in origine, l’effetto era sicuramente reso ancora più realistico dallo scorrere dell’acqua sulla superficie del mosaico.

Il restauro effettuato negli anni Trenta, successivo alla rottura, ha creato una netta distinzione tra il lavoro del mosaicista antico e quello dell’artigiano moderno.

Le specie marine rappresentate nella parte originale si distinguono per la varietà dei colori e per una resa realistica nel riprodurre animali presenti nella fauna costiera.

Alcuni di questi, come la spigola che domina la parte centrale inferiore, erano infatti ben noti già nel modo romano per l’eccellente qualità gastronomica. L’artigiano moderno che ha apportato le integrazioni ex novo ha invece colmato lacune esistenti, inserendo nuove specie animali, anche di fantasia, per cercare di ricreare il suggestivo effetto iniziale, probabilmente anche su indicazione del committente.

La particolarità di questo mosaico, che sembra aver racchiuso in sé “il mare in una stanza”, è tuttavia rappresentata dal fatto che, tra i numerosi mosaici romani con raffigurazioni marine esistenti, solo quello populoniese riporta una scena di naufragio. La si può notare nell’angolo sinistro in basso dove è rappresentata una piccola imbarcazione con tre marinai a bordo che è in procinto di rovesciarsi travolta da una grande onda.

La qualità tecnica di questa scena è assai diversa da quella del resto del mosaico originale. I singoli pesci rappresentati nella parte antica sono infatti realizzati con notevole maestria, mentre la scena dell’imbarcazione risulta decisamente incerta. La sensazione è che il mosaicista a cui fu commissionato il lavoro, che prevedeva la realizzazione di una scena di naufragio, sia stato colto impreparato; aveva sicuramente il “mestiere” e le basi per realizzare i pesci, ma non un modello pronto per il naufragio. Fu così costretto a recuperare a memoria alcune scene di “crisi in mare”, ispirandosi ai piccoli ex voto dedicati dai marinai nei santuari; questo spiegherebbe tanta incertezza compositiva solo in quella immagine.

Questa non è tuttavia la sola particolarità della scena di naufragio; si nota infatti che l’immagine è inserita capovolta rispetto al naturale punto di osservazione. Sicuramente, nella sua collocazione originaria era possibile coglierne il senso girando intorno alla fontana posta al centro dell’esedra.

Solo in questo modo all’osservatore si svelava l’immagine della barca travolta dall’onda e dei tre naviganti con lo sguardo rivolto al cielo. Questo capovolgimento del punto di vista mette in luce un ulteriore elemento: quello che può sembrare un semplice mollusco, se osservato seguendo lo sguardo dei marinai, appare invece come una colomba, simbolo di Afrodite divinità protettrice dei naviganti. Un implicito riferimento al prodigio del salvataggio dei marinai attribuito all’intervento della divinità.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 16 (gennaio-febbraio 2017)

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