Il voto socialista al tempo della miniera

I risultati delle elezioni dal 1895 al 1909

Dalla consultazione del questionario relativo alla visita pastorale effettuata l’8 maggio 1910 alla chiesa di San Biagio di Montecatini, si può rilevare che il vescovo Emanuele Mignone alla domanda «se in parrocchia circolano giornali cattivi, quali, quanti; se giornali buoni, quali, quanti», risponde: «un tempo sì, essendo questo luogo un covo di socialisti; ora qualche numero dell’Asino, [della] Fiamma; si distribuiscono alcuni numeri della Scintilla e Popolo di Siena». Si legge inoltre che nelle scuole pubbliche non si insegna il catechismo, «ma si crede bene tirare avanti così per poca garanzia degli insegnanti». Ed ancora che vi sono unioni col rito civile, ma «non conosco ragione»; che trasporti di cadaveri senza il rito religioso «sono avvenuti in epoca remota per il socialismo, ora no»; che un tempo sì, vi erano società anti-cattoliche: «allora regnava il Circolo Socialista e la Fratellanza Artigiana. Ora regna la fame, la miseria, lo sconforto». Conclude, infine, con queste parole: «si è ripristinata la Confraternita di Misericordia nel gennaio 1910 con approvazione e slancio di tutto il popolo. Si fa voti per una prospera vita, perché non sorga la Pubblica Assistenza». Ed è questa una descrizione assai fedele della realtà che Montecatini stava vivendo dopo la definitiva chiusura della miniera, risalente all’ottobre del 1907.

Di solida tradizione democratico-repubblicana, la nostra comunità nell’ultimo decennio dell’Ottocento si caratterizzò per una forte connotazione socialista. I sessant’anni di attività mineraria gestita da una imprenditoria di estrazione culturale nord europea, il rapportarsi ormai da tempo con una organizzazione del lavoro di tipo industriale, l’adesione pressoché totale ad una Società operaia – una delle prime in assoluto – costituitasi fin dagli inizi degli anni Quaranta, non possono non aver influito sul radicarsi di tale orientamento. Diversa fu, ad esempio, l’esperienza di Larderello e Saline, dove pure esistevano realtà aziendali di rilievo.

Non casualmente, 120 anni fa, nelle elezioni del 28 luglio 1895, nonostante lo scarsissimo credito che riuscì ad ottenere nelle campagne e nelle frazioni di Querceto e della Sassa, la lista socialista prevalse con un risultato tanto roboante quanto (forse) inaspettato.

Prima in Toscana, il 4 agosto una Giunta socialista si insediò nel Comune di Montecatini. Una Amministrazione di cui solo il sindaco non faceva parte della lista di quel Partito. Tale carica, infatti, nei comuni con meno di 10.000 abitanti non era allora elettiva, e Alfonso Barzi, moderato, già sindaco nella precedente Giunta democratica, fu confermato per Regio Decreto.

È facilmente intuibile quanto aspra sia stata l’avversione delle istituzioni governative verso la “giunta rossa” montecatinese. Un governo locale che, almeno fino al 1897 quando il Partito socialista riuscì a conquistare il Comune di Colle Val d’Elsa, rappresentò una vera e propria unicità.

Ma i continui attacchi da parte dell’opposizione come degli organismi di prefettura, compresa la denuncia di «esautorazione del sindaco da parte dei socialisti», non sortirono effetto alcuno. E neppure le accuse di irregolarità amministrativa che condussero nell’aprile 1899 al commissariamento del Comune ed alla rimozione di vari dipendenti considerati troppo legati al Partito, riuscirono ad arginare il propagarsi dell’idea socialista.

Anzi, nonostante i licenziamenti ed i processi penali intentati contro alcuni funzionari comunali, le elezioni amministrative tenutesi nell’ottobre 1899, al termine del lavoro dell’intraprendente commissario prefettizio, si rivelarono ancora una volta nettamente favorevoli.

Nella tornata elettorale del 13 luglio 1902, a causa del momento critico attraversato dalla miniera di Caporciano, la locale sezione socialista non nutriva affatto fiducia in un buon risultato. Tuttavia, sebbene l’intera popolazione vivesse nel timore assai fondato della serrata dello stabilimento minerario o di massicci licenziamenti, e che la propaganda avversaria si servisse di ciò per stigmatizzare sistematicamente l’operato dell’Amministrazione comunale, l’intera lista presentata dal Partito risultò eletta. E ciò, non potendo contare sul consenso degli elettori delle frazioni, accadde ancora una volta grazie ai voti ottenuti nel solo paese di Montecatini.

L’inizio del 1902 aveva dato avvio ad una serie di licenziamenti che si sarebbe rivelata sempre più consistente, ma la drammatica prospettiva che incombeva assai concretamente, non sembrava ridimensionare più di tanto la vitalità della nostra comunità mineraria.

D’altra parte, al dicembre di quell’anno, quando il numero degli emigrati già era considerevole, a Montecatini si contavano ancora 110 soci iscritti alla Federazione socialista del Collegio di Volterra: una cifra ben più elevata rispetto alle altre realtà della zona.

Ed a tal proposito è interessante osservare come da una relazione statistica presentata al Congresso nazionale tenutosi a Firenze nel luglio 1896, gli iscritti al Partito socialista di Montecatini risultassero essere 140, secondi nell’intera Provincia di Pisa solo a Campiglia Marittima che ne contava 163 (su oltre 6.000 abitanti contro meno di 5.000 del Comune di Montecatini). Per dare un’idea della consistenza numerica, si consideri, ad esempio, che a Volterra gli iscritti ammontavano a 60, Castelnuovo Val di Cecina ne contava 25, Colle Val d’Elsa 90, Massa Marittima 30, mentre in tutta la Provincia di Grosseto se ne sommavano 143.

Come abbiamo visto, le avversità non avevano fiaccato l’ardire politico, l’aspirazione al confronto, la perseveranza nella contrapposizione e la fermezza rigorosa sulle questioni di principio. Ma il popolo di Montecatini si stava purtroppo avvicinando sempre più al punto di non ritorno. I problemi insanabili della miniera andavano inesorabilmente minando anche il tessuto sociale di una comunità ormai in agonia.

Già nelle elezioni parziali del giugno 1905, i risultati furono abbastanza deludenti, perché gli effetti della recessione e dell’emigrazione fecero sì che in molti disertassero le urne: a votare si recarono in 134 contro i 244 della consultazione precedente.

Con la crisi di Caporciano, anche l’organizzazione socialista si stava in certo qual modo sgretolando: dopo il voto del giugno 1905 per il rinnovo parziale del Consiglio, i socialisti, colpiti da sì tanto smarrimento e memori della tesi da tempo avanzata dal Dott. Iego (così firmava i suoi articoli Goffredo Iermini, medico condotto del paese e uomo di spicco del socialismo toscano) sull’opportunità di rimanere alla guida del Comune, passarono all’opposizione.

A seguito dello scompiglio amministrativo che portò alle dimissioni di 14 consiglieri, nel luglio 1908 il Consiglio comunale fu sciolto e di conseguenza l’Amministrazione venne di nuovo affidata ad un commissario prefettizio. Alle successive consultazioni che si tennero il 31 agosto 1908, ad un anno circa dalla chiusura della miniera, oltre la metà degli elettori risultavano emigrati. Su 360 aventi diritto, si presentarono alle urne solo in 128, e gli assenti, ovviamente, erano quasi tutti ex minatori emigrati in cerca di lavoro. Fu la sconfitta del Partito socialista.

Oramai, con la conclusione della stagione mineraria, le conseguenze derivate dalla mutazione della struttura e dell’organizzazione comunitaria si stavano manifestando in modo assai concreto. Le elezioni politiche del maggio 1909 rappresentarono per il Partito la definitiva caduta. Un vero tracollo: furono ottenuti solo 12 consensi.

La tabella qui riportata, relativa ai risultati delle elezioni politiche nelle località del Collegio di Volterra, è abbastanza esplicita sull’evoluzione del voto. Come possiamo vedere, nelle consultazioni generali il Partito socialista di Montecatini aveva ottenuto i seguenti consensi: nel 1895, n° 121 voti; nel 1897, n° 161; nel 1900, n° 158; nel 1904, n° 115; nel 1909, n° 12 (Da “La Fiamma”, 1-2 maggio 1909).

La fine dell’attività mineraria, che nei suoi ottanta anni di vita aveva procurato alla comunità un benessere diffuso ed un non indifferente avanzamento sociale, aveva provocato, quindi, anche la fine dell’egemonia socialista. Una supremazia politica indissolubilmente legata alla presenza di quel mondo industriale che aveva tratto alimento dalla immensa ricchezza mineraria nascosta nei “gabbri rossi” di Montecatini.

Ma pur se un’epoca si era chiusa, la tradizione non andò perduta: pochissimi anni dopo, infatti, i socialisti riconquistarono il Comune. E per onor di cronaca, non possiamo omettere che Montecatini fu uno degli ultimi baluardi del socialismo a cedere alla fascistizzazione del potere: la Giunta guidata dal pro-sindaco Giuseppe Rotondo, nonostante varie peripezie, riuscì a rimanere in vita fino agli ultimi giorni del novembre 1922.

Fabrizio Rosticci

Fabrizio Rosticci

Nato a Montecatini Val di Cecina (Pisa) nel 1950, dal 1974 al 2009 ha svolto la sua attività lavorativa presso lo stabilimento Solvay di Rosignano, in qualità di responsabile tecnico di impianto.
Profondamente legato al paese d’origine dove, dopo oltre quarant’anni, è tornato ad abitare e a fare ricerca, realizzando una serie di pubblicazioni di storia locale.

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