Era questo il nome della Fossa Calda nell’antichità?

Il poeta greco Licofrone (III secolo a.C.) nel poema Alessandra narra le profezie della figlia di Priamo, detta anche Cassandra, sulla distruzione di Troia e sulle sue conseguenze.

Si racconta dell’arrivo di Enea in Etruria: «Ma partendo da Almopia, errabondo lo accoglierà il paese dei Tirreni, dove il Lingeo scarica in mare correnti d’acqua calda, e Pisa e le selve di Cere ricche di armenti».

Alcuni critici hanno suggerito l’ipotesi che il Lingeo fosse il fiume Arno, ma la spiegazione è poco convincente perché nel poema si parla esplicitamente di acque calde.

Cluverio, storico e geografo tedesco vissuto nel XVII secolo, identifica il Lingeo col fiume Cornia, ritenendo erroneamente che le «aquae calidae ad Vetulonios» di Plinio fossero presso la Caldana di Campiglia.

Allora non si conosceva ancora la collocazione di Vetulonia, ma lo studioso tedesco non è comunque andato lontano da quella che sembra la giusta interpretazione.

Certamente il Lingeo non può essere il Cornia, che non trasporta affatto acqua calda e oltretutto è in secca per molti mesi all’anno, ma potrebbe invece trattarsi della Fossa Calda, come sostiene con decisione il Toscanelli, erudito pisano dell’Ottocento, che dice: «Il Fiume bollente c’è; e chiunque vada nel piano di Campiglia può riconoscerlo, onde non occorre cercarlo in altra località».

I due corsi d’acqua, come già detto, nell’antichità si gettavano entrambi nella grande laguna che poi sarà detta “lago di Piombino”, ma il contributo costante della Fossa Calda era certamente il più importante e il più evidente.

I Greci, che navigavano all’interno del bacino o che ne frequentavano i dintorni, avrebbero senz’altro potuto notarlo, soprattutto nelle giornate fredde, quando per il contrasto termico si creava una vasta distesa di vapore, e riportare in patria la curiosa notizia di un “fiume caldo” chiamato Lingeus.

Dato che l’Alessandra di Licofrone è stata probabilmente composta nella prima parte del III secolo a.C., ciò significherebbe che già gli Etruschi (e ciò non stupisce affatto), ben prima che Populonia diventasse parte dello stato romano, avevano già regimato e incanalato le acque delle sorgenti di Caldana che, altrimenti, si sarebbero impaludate prima di raggiungere la laguna, come in gran parte succederà nel Medioevo, quando verrà a mancare la manutenzione dei fossati.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 12 (maggio-giugno 2016)

Piero Cavicchi

Piero Cavicchi

Si è laureato in glottologia nel 1976 presso l’Università di Pisa. Ha insegnato materie letterarie all’ITI Pacinotti di Piombino fino al 2012. I suoi interessi e la sue pubblicazioni sono inerenti alla dialettologia, all’onomastica etrusca e latina ed alla toponomastica.

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