Una prestigiosa famiglia dell’antica Roma in Val di Cornia

Nel 2005 i lavori di rifacimento della facciata di un edificio, posto in Piazza della Repubblica a Campiglia Marittima, hanno permesso il ritrovamento di un’interessante iscrizione di età romana, come apprendiamo da un articolo dell’archeologa Carolina Megale.

La rimozione dell’intonaco esterno della casa, risalente al XIII secolo ma sottoposta a successivi rifacimenti, ha consentito di individuare una lastra iscritta, posta nella parte più alta dell’edificio, ma oggi ricollocata più in basso per poter essere fruibile dal pubblico.

La lastra è di marmo locale e apparteneva in origine a un monumento funebre romano, probabilmente del I secolo dopo Cristo, ma nel Medioevo è stata reimpiegata come una semplice pietra da costruzione. L’iscrizione, in parte mancante, può essere ricostruita così: [Co]rnelia  Ͻ l(iberta) Murt[—]/ [—] fecit sibi et suis [—]. La traduzione è la seguente: Cornelia Myrtis (o Myrtale) liberta (cioè schiava liberata) di una donna (il segno Ͻ) fece questa tomba per sé e per i suoi…

Questa Cornelia Myrtis (o Myrtale) era dunque la liberta di una donna, come indica  il segno Ͻ, precisamente di una signora che si chiamava anch’essa Cornelia, dato che una schiava liberata aggiungeva il nome della padrona al suo. Dove poteva essere la tomba dalla quale proviene l’iscrizione? Dato che in età romana la maggior parte della popolazione della Val di Cornia viveva in pianura, è probabile che quella sepoltura si trovasse lungo l’antico tracciato della via Aurelia/Aemilia Scauri, perché allora i monumenti funebri erano di solito collocati lungo le strade principali, come nel caso del mausoleo di Caldana, a Venturina.

La famiglia della ex-padrona della liberta era dunque la gens Cornelia, stirpe antica e nobilissima di Roma, la cui presenza dalle nostre parti è confermata da un altro ritrovamento, come ci ricorda la stessa Carolina Megale. Si tratta del cartiglio di un anello-sigillo in bronzo del II secolo dopo Cristo, che fu rinvenuto all’inizio del Novecento a Piombino e che è conservato al Museo Archeologico di quella città.

L’iscrizione riporta le parole LL Corneliorum / Cerdonis et / Romuli · Rom(ilia tribu), cioè: dei due Luci Corneli, Cerdone e Romolo, della tribù Romilia. Questo tipo di punzone in bronzo serviva per bollare prodotti deperibili, come stoffe, cuoio, pelli, legno o derrate alimentari quali, ad esempio, il formaggio, come testimonia anche il poeta Marziale: Caseus Etruscae signatus imagine Lunae (Il cacio contraddistinto dal marchio dell’etrusca Luni).

Lucio Cornelio Cerdone e Lucio Cornelio Romolo, perciò, erano con ogni probabilità degli imprenditori agricoli o dei commercianti che operavano nel territorio di Populonia, il quale conferma così la sua vitalità economica e sociale nei primi secoli dell’impero romano.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 21

Piero Cavicchi

Piero Cavicchi

Si è laureato in glottologia nel 1976 presso l’Università di Pisa. Ha insegnato materie letterarie all’ITI Pacinotti di Piombino fino al 2012. I suoi interessi e la sue pubblicazioni sono inerenti alla dialettologia, all’onomastica etrusca e latina ed alla toponomastica.

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