Il leone di San Marco a Campiglia

La lapide donata dai profughi veneziani della Prima guerra mondiale

Dopo la “rotta” di Caporetto, avvenuta il 4 novembre 1917, gran parte della popolazione veneta cercò rifugio nel resto d’Italia. Molti di loro scelsero la nostra zona sicuri di trovare occasioni di lavoro nelle miniere di Campiglia e nelle industrie di Piombino.

Erano gli “sfollati” che tornarono nella loro terra alla fine della guerra, dopo la vittoria italiana sancita dall’armistizio del 4 novembre 1918.

Non dimenticarono l’ospitalità ricevuta a Campiglia e inviarono in dono il bassorilievo in marmo del Leone di Venezia che fu murato sulla facciata della Banca Depositi e Prestiti, situata nella piazza centrale, oggi Piazza della Repubblica. La scritta dice:

“Qui m’ha posto Venezia, alta memoria / del cuor fraterno e dell’avita gloria. / Posar dal volo qui da voi mi piace. / Ho zampe e artigli. E vo gridando pace. / MCMXIX”.

Questo è il testo dell’articolo pubblicato sul quotidiano “Il Tirreno” datato 11 maggio 1919:

“In questi giorni è stato completato il rimpatrio dei profughi della città di Venezia che qui furono destinati per la durata della guerra. Il numero dei profughi qui collocati raggiunse oltre 600 e ciò perché molti operai che lavoravano negli stabilimenti di Piombino, lasciarono le loro famiglie qui a Campiglia, per recarsi a trovarle ogni sabato e ripartire lunedì e ciò per maggior convenienza.

Sono partiti da questo nostro paese ben soddisfatti della ospitalità ricevuta. Ad iniziativa propria ed in segno di riconoscenza mandarono al nostro Comune una splendida ed artistica targa in marmo nella quale è scolpito il Leone di Venezia, quale perenne ricordo di riconoscenza e cordiale ospitalità ricevuta. La targa in parola quanto prima sarà, con solennità, collocata nel palazzo della Cassa Depositi e Prestiti”.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 6 (maggio-giugno 2015)

Gianfranco Benedettini

Gianfranco Benedettini

Autore di numerose pubblicazioni di storia locale riguardanti il territorio della Val di Cornia e soprattutto del Comune di Campiglia Marittima, si è occupato principalmente della storia politica e sociale del Novecento.

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