La magnanimità degli imprenditori di Caporciano

Le donazioni per rivestire la facciata delle chiese fiorentine

Prima dell’avvento della gestione Serpieri e quindi della nascita della Società Anonima delle Miniere di Montecatini, è innegabile, il mecenatismo e la magnanimità dei principali azionisti dell’impresa mineraria di Caporciano si manifestarono nelle più svariate forme ed occasioni.

Senza dover prendere in considerazione le innumerevoli iniziative da loro intraprese, ricordo, una per tutte, il contributo fornito da Francesco Giuseppe Sloane alla realizzazione della facciata in marmo della Basilica di Santa Croce.

Quando a Firenze fu deciso di dare inizio ai lavori di rivestimento di questa chiesa, si rese necessario procedere alla ricerca di finanziamenti, confidando per questo sul sentimento religioso e patriottico della popolazione e sulla sensibilità delle istituzioni.

Ad aprire la sottoscrizione il 12 agosto 1857, con un versamento di 20.000 lire, fu proprio Sloane, fervente uomo di fede, cui, forse non casualmente, era stato affidato l’incarico di tesoriere dalla commissione edificatrice. Pochi giorni dopo, la mattina del 22 agosto, Pio IX con grande solennità avrebbe effettuato la posa della prima pietra di quella importante opera.

Sull’esempio di Sloane, fecero poi seguito altre contribuzioni da parte della nobiltà e del popolo fiorentino, ma come spesso accade, l’entusiasmo iniziale, resosi esplicito soprattutto in occasione della cerimonia di Pio IX, col tempo si affievolì e con esso anche la generosità dei potenziali sostenitori.

Se i lavori di Santa Croce poterono esser portati a compimento, si deve esclusivamente alla non comune ma provvidenziale generosità di Sloane, che a varie riprese venne in soccorso all’urgente fabbisogno di cassa. Nel corso dei lavori anticipò più volte consistenti somme di denaro, che poi convertì in veri e propri finanziamenti, per un ammontare di oltre 400.000 lire toscane. Una cifra enorme, che da sola andò a coprire quasi per intero la spesa complessiva per la decorazione della facciata equivalente a circa 580.000 lire toscane.

Per dare un’idea della potenzialità finanziaria e soprattutto della generosità di Sloane, è sufficiente accennare che il facoltoso principe Anatolio Demidoff partecipò all’impresa con non più di 7.000 lire, mentre i membri della famiglia granducale ne sborsarono complessivamente 45.000, di cui 40.000 anticipate dallo stesso Sloane. La facciata in marmi policromi della Basilica di Santa Croce fu poi inaugurata nel 1863.

Nel frattempo stava per avere inizio l’avventura del rivestimento in marmo di un’altra chiesa fiorentina. Quella di Santa Maria del Fiore, il Duomo. Un’impresa iniziata nel 1859 con il concorso bandito da Leopoldo II e proseguita con Vittorio Emanuele II che nella sua visita a Firenze del 22 aprile 1861 pose la prima pietra dando l’iniziativa alle sottoscrizioni con lire 100.000. Trascorse comunque molto tempo prima che, dopo diversi concorsi, nel 1871 prendesse avvio la realizzazione della facciata su progetto dell’architetto Emilio De Fabris, alla cui morte subentrò Luigi Del Moro nella direzione dei lavori. L’inaugurazione sarebbe avvenuta solo nel 1887, il 12 maggio (se ne trova ampia cronaca su “La Nazione”, 12 e 13 maggio 1887).

Sloane si rese da subito disponibile, insieme ai Demidoff, a sovvenzionare anche questa impresa, ma circostanze varie e la morte che lo colse il 24 ottobre 1871, non resero possibile il suo intervento. Tuttavia la magnanimità del nostro imprenditore minerario trovò una certa continuità nei Boutourline, un tempo suoi datori di lavoro e quindi suoi eredi.

Tra «i benemeriti della facciata», nel VI elenco relativo alle «sottoscrizioni raccolte a cura del Comitato speciale per i forestieri composto da S.E. il Principe Paolo Demidoff, Presidente; George Maquay, Vice-Presidente; Conte Demetrio Boutourline; Duca di Dino; Marchese Lodovico Incontri», risultano anche i Boutourline: e ciò nonostante che per loro gli affari nella miniera di Caporciano non volgessero certo al meglio.

Nel 1877, infatti,«il Conte Demetrio Boutourline aveva sottoscritto la somma di L. 5.000; la Contessa Anna [Migueis; n.d.a.] Boutourline L. 5.000; il Conte Augusto Boutorline L. 5.000; la Miniera di Montecatini L. 5.000 pagabili in 10 rate annue di L. 500».

Augusto Boutourline, quintogenito di Anna e Demetrio, era il vero destinatario dell’eredità Sloane; essendo minorenne, il padre ne aveva la tutela e gestiva il patrimonio del figlio. Nato il 4 marzo 1864, Augusto morirà il 19 agosto 1888.

Le 5.000 lire erogate dalla Miniera di Montecatini – come era solito fare Demetrio Boutourline in determinate circostanze – erano frutto di una sottoscrizione tra i minatori, che difficilmente avrebbero potuto astenersi dall’esser generosi.

Devo segnalare che tra gli oblatori di questa opera, con 500 lire, figura anche il Cav. Igino Coppi, azionista di minoranza della Società Fratelli Hall e Soci dal 1838 fino al 1871, e pure Giulietta Corridi, vedova di Orazio Hall.

Sulla facciata di Santa Maria del Fiore, tra il pilone esterno e la porta laterale sinistra, quella lato Campanile che fu realizzata da Giuseppe Cassioli, si trova lo stemma di casa Boutourline, così come era previsto per i principali contribuenti: «In alto della facciata nel punto corrispondente al centro della Navata Centrale, è collocata l’arme di Casa Savoja. Ha ai lati l’arme del Comune di Firenze (il giglio) e l’arme che era nel gonfalone del popolo fiorentino (Croce Rossa in Campo bianco). Nell’Architrave della porta maggiore lo stemma di papa Mastai, e quello di casa Lorena. Nei due grandi piloni che fiancheggiano la porta maggiore, vi è lo stemma di S.A. il principe di Savoja Carignano, e quello del Peruzzi che era Sindaco di Firenze quando fu posto mano ai lavori. Nell’imbotto della gran porta gli stemmi dei due arcivescovi Limberti e Cecconi. Il Comitato esecutivo aveva deliberato che le armi ed i nomi dei sottoscrittori alla costruzione della facciata del Duomo, fossero divise in tre categorie. 1) Degli oblatori che offrirono più di Lire 5.000, i quali hanno diritto all’arme ed al nome negli scudi posti, tra i piloni e le porte, e nelle bifore dei piloni stessi; 2) Degli oblatori che si obbligarono per lire 5.000, i quali hanno diritto all’arme ed al nome negli scudi più piccoli, situati nella fascia che è a due metri dal pavimento; 3) Degli oblatori di Lire 2.000 che hanno il solo nome nella piccola fascia sottoposta alla precedente».

Ed anche la “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, a. 1887, n° 112, giovedì 12 maggio, riporta che «[…] gli stemmi dei maggiori oblatori (generale La Marmora, 20.000 – marchese Gerini, 20.000 – conte Bouturlin, 20.000 – principe Demidoff, 30.000 – conte Crawford, 12.000 ed altri) sono collocati tra pilone e pilone […]».

Occorre dire che la contribuzione della famiglia Boutourline aveva raggiunto la cifra di L. 20.000 assommando alle loro quote (L. 15.000) anche quella erogata dalla Miniera di Montecatini (L. 5.000).

Senonché di quest’ultimi contribuenti nello stemma non risulta alcun accenno. Sulla corona circolare che racchiude lo scudo con il blasone di Famiglia, sono scolpite solo queste parole: «C.te Demetrio C.ssa Anna Boutourline e C.te Augusto figlio».

Generosi, sicuramente; ma con una sensibilità ed una nobiltà d’animo assai diverse da quelle dimostrate da Sloane. Personaggio, questi, che oltre a rifuggire i riconoscimenti, per sua espressa volontà di riservatezza desiderò di non essere ricordato per la sua munificenza. Ne abbiamo prova da quanto, a proposito del finanziamento per la facciata di Santa Croce, fu messo agli atti dopo la sua morte: «[…] il concorso prestato per l’edificazione fu altrettanto cospicuo quanto modestamente e patriotticamente prestato, poiché della totale somma spesa in lire italiane 488.107,83 egli ne aveva somministrate lire 330.861,62, e volle sempre che non si divulgasse né si encomiasse l’atto suo benefico, ma anzi che si confermasse l’idea che l’opera per pubblica oblazione incominciata si compisse per generale concorso […]».

Questo del rivestimento delle facciate delle due grandi chiese fiorentine è solo un esempio dell’indubbia magnanimità dei nostri imprenditori; anche se è d’obbligo un distinguo. Avremo modo, in altra occasione, di vedere come Sloane sia stato veramente un mecenate d’altri tempi. Entrambi comunque, pur contraddistinti da diversa personalità, hanno lasciato un segno tangibile sia a Firenze, o altrove, nella realizzazione di progetti di importanza rilevante, sia a Montecatini dove si trovava la fonte principale della loro ricchezza. Cosa che – come già detto – non si sarebbe più verificata con i successivi gestori dello stabilimento minerario.

Gli azionisti della Società Montecatini, appartenevano oramai ad un nuovo mondo imprenditoriale: si era chiusa un’epoca e di lì a poco, anche a Montecatini, tutti se ne sarebbero resi conto.

Fabrizio Rosticci

Fabrizio Rosticci

Nato a Montecatini Val di Cecina (Pisa) nel 1950, dal 1974 al 2009 ha svolto la sua attività lavorativa presso lo stabilimento Solvay di Rosignano, in qualità di responsabile tecnico di impianto.
Profondamente legato al paese d’origine dove, dopo oltre quarant’anni, è tornato ad abitare e a fare ricerca, realizzando una serie di pubblicazioni di storia locale.

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