La nascita del principato di Piombino

Dal tradimento di Iacopo Appiani alla formazione dello Stato piombinese

Alla metà del Trecento la Repubblica di Pisa sta attraversando una profonda crisi politica ed economica. Ha perso il dominio sulla Sardegna e non può più contare sulle ingenti somme di denaro provenienti dalle tasse imposte sull’isola. La città è scossa continuamente dalla lotta cruenta scoppiata tra le due fazioni dei “Raspanti” e dei “Bergolini”. Della prima fanno parte soprattutto le famiglie nobili, come i Della Gherardesca e i Della Rocca, accusate dal popolo di “raspare” il denaro pubblico per trasferirlo nelle loro tasche, i secondi invece sono soprattutto mercanti, armatori e artigiani, famiglie “borghesi” come i Gambacorti e i Lanfranchi, che i nobili snobbano definendoli “bergoli”, ovvero gente stolta e inaffidabile. Tutto questo in un’epoca segnata da gravi carestie, alle quali seguivano terribili pestilenze, come quella che, nel 1348, uccise gran parte della popolazione europea, facendo strage anche a Pisa.

Un’altra grave causa di instabilità politica e di costante pericolo per le popolazioni, soprattutto delle campagne, era rappresentata dalle cosiddette compagnie di ventura, eserciti mercenari formati da professionisti guidati da un condottiero, il capitano di ventura, che percorrevano in lungo e in largo l’Italia alla continua ricerca di ingaggi. Si trattava di un lavoro piuttosto redditizio, considerato che le varie città-stato della penisola erano sempre in guerra l’una contro l’altra.

In Toscana le principali potenze che si fronteggiavano erano Firenze, Pisa, Siena e Lucca. L’astio più grande era quello esistente tra Pisani e Fiorentini. I “Raspanti” erano accaniti nemici della città del giglio, mentre i “Bergolini” aspiravano ad una pace duratura che avrebbe favorito il commercio tra i due stati.

Ad un certo punto la fazione dei “Raspanti” ebbe la meglio sui rivali ed i Gambacorti furono esiliati da Pisa. I Fiorentini, che fino ad allora si erano serviti per i loro traffici commerciali del porto Pisano, si accordarono con i Senesi e cominciarono ad utilizzare il porto di Talamone, privando la Repubblica di Pisa degli ingenti introiti derivanti dall’attività portuale. In seguito a questo fatto, a Pisa si diffuse un generale malcontento nei confronti dei governanti e, nel 1369, furono richiamati i Gambacorti, amici dei Fiorentini, sperando che questo potesse servire a risolvere la situazione. Il capo della famiglia Gambacorti, Pietro, acclamato dal popolo, favorì la pace con Firenze, ripristinando i rapporti commerciali.

Il Gambacorti aveva reputazione di essere un uomo molto saggio e modesto, che aveva a cuore le sorti della sua città. Era un sostenitore della pace tra gli stati perché era convinto che solo l’armonia tra i popoli avrebbe favorito lo sviluppo del commercio e della società, per questo voleva espellere dall’Italia tutti gli eserciti mercenari, che erano gli unici a trarre vantaggio dal continuo stato di guerra… (continua)

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Gianluca Camerini

Gianluca Camerini

Nato a Campiglia Marittima nel 1973, si è laureato con lode in Storia Moderna all'Università di Pisa. Autore di numerose pubblicazioni, si è occupato soprattutto di archivistica ecclesiastica, genealogia e onomastica familiare. Dal 2014 è direttore editoriale della rivista di storia locale "Venturina Terme". È l'ideatore e il curatore di questo portale.

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