La pulledraia granducale

Gli stemmi della famiglia Medici graffiti in un vecchio muro

Uno degli edifici più antichi del paese è quello che ospita l’Hotel Terme di Caldana. Oggi è un po’ nascosto alla vista, ma un tempo si trovava in una posizione centralissima, essendo situato proprio sulla strada maestra, la via Emilia, a due passi dalle sorgenti termali del Cratere e del Canneto. L’aspetto attuale del fabbricato è quello di un casolare stretto e lungo, forma assunta abbastanza recentemente, dopo le aggiunte di fine Ottocento e successive che ne hanno ampliato il nucleo originale.

Non è chiara l’epoca esatta della sua costruzione, ma sappiamo con certezza che l’edificio compare già nelle mappe secentesche che descrivono la tenuta della Pulledraia, una fattoria granducale destinata all’allevamento dei cavalli di razza pregiata. Nel 1550 la duchessa Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici, aveva preso in affitto dalla Comunità di Campiglia tutti i terreni posti intorno alle sorgenti termali di Caldana, risollevando momentaneamente le disastrate casse comunali.

Oltre alla ferriera installata sul Bottaccio e destinata alla produzione di palle di cannone per rifornire l’esercito toscano, il governo mediceo decise di sfruttare la campagna circostante alle altre due sorgenti termali per mettere in piedi un allevamento di cavalli destinati alle scuderie reali.

In attesa di realizzare uno studio approfondito su questa azienda medicea che, al pari della Magona del Ferro, rivestì un ruolo di primaria importanza nel contesto sociale e crediamo anche economico del territorio campigliese – dal XVI al XVIII secolo e oltre – segnaliamo una scoperta fatta personalmente qualche anno fa, insieme a Piero Cavicchi, durante una ricognizione svolta nei pressi dell’Hotel Terme di Caldana.

In uno dei muri originali antichi situati nei pressi dell’edificio, si notano una serie di disegni, graffiti nell’intonaco quando questo era ancora fresco, realizzati da una mano non troppo esperta – forse quella di un bambino – e rappresentanti lo stemma della famiglia de’ Medici. Tra i disegni c’è anche un riquadro con dentro una data, il 1619, probabilmente graffita dalla stessa persona, sicuramente nella medesima circostanza. Gli stemmi medicei raffigurati sono tre, con differenze abbastanza evidenti tra un esemplare e l’altro.

In particolare, uno di questi riporta soltanto quattro palle anziché sei. Nel complesso la struttura dello stemma è quella classica, presente dall’epoca di Lorenzo il Magnifico e cristallizzatasi in seguito con l’aggiunta della corona ducale e granducale. Nonostante non possedesse doti da artista, l’anonimo autore dei disegni dimostra di avere una certa familiarità con l’araldica medicea. Quasi certamente uno stemma in pietra della famiglia doveva esistere sulla facciata dell’edificio principale della fattoria, situato a poche centinaia di metri dal muretto graffito.

La data del 1619 ci riporta agli ultimi anni di governo del granduca Cosimo II de’ Medici, nipote di Cosimo I e della sopracitata consorte Eleonora. Sull’autenticità dei graffiti non possono esistere dubbi, dato che gli stemmi, pur nella loro semplicità e rozzezza, contengono particolari che un falsario moderno difficilmente avrebbe potuto inserire.

Ma la prova principale a favore dell’autenticità dei graffiti emerge dall’analisi dei numeri che compongono la data. Il 6 e il 9 hanno le pance allineate, con i gambi slanciati oltre la linea dei numero uno, rispettivamente verso l’alto e verso il basso. Questa tipologia di 6 e 9 è perfettamente compatibile con il periodo al quale si riferisce la data graffita, essendo caratteristica delle calligrafie secentesche.

Non sappiamo di preciso in quale occasione e perché siano stati realizzati i graffiti, ma è verosimile che chi li ha disegnati – anche ingenuamente – lo abbia fatto per fissare nel tempo il ricordo di un evento particolare, ribadendo l’appartenenza di quell’edificio alla casa granducale dei Medici. Il 1619 quindi potrebbe essere semplicemente la data di un restauro, magari di quel singolo muretto, ma potrebbe anche essere l’indicazione dell’anno di costruzione dell’intero edificio.

L’unico modo per cercare di far luce su questa e su altre vicende riguardanti la storia della fattoria medicea della Pulledraia è quello di studiare le carte prodotte dallo “Scrittoio delle Regie Possessioni”, conservate nell’Archivio di Stato di Firenze. Lo “Scrittoio” era un ente creato da Cosimo I, intorno al 1540, per amministrare il patrimonio familiare dei Medici, che comprendeva già diversi beni immobili e numerose rendite di vario genere.

Le fattorie dei Medici, che in tutta la Toscana erano più di trenta, potevano trovarsi, oltre che su terreni di proprietà, anche su fondi presi in affitto dalla famiglia, come nel caso della Pulledraia di Caldana che, come abbiamo detto, fu allestita sulle terre concesse a livello dalla Comunità di Campiglia alla duchessa Eleonora di Toledo.

Se le ricerche daranno buoni frutti, torneremo spesso e volentieri ad occuparci della fattoria della Pulledraia, una delle pagine più interessanti e meno note della nostra storia.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 7 (luglio-agosto 2015)

Gianluca Camerini

Gianluca Camerini

Nato a Campiglia Marittima nel 1973, si è laureato con lode in Storia Moderna all'Università di Pisa. Autore di numerose pubblicazioni, si è occupato soprattutto di archivistica ecclesiastica, genealogia e onomastica familiare. Dal 2014 è direttore editoriale della rivista di storia locale "Venturina Terme". È l'ideatore e il curatore di questo portale.

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