La Torre di San Vincenzo

Costruita nel Trecento per difendere la Repubblica di Pisa

Sebbene ancora molti identifichino le radici della comunità di San Vincenzo prima nella tradizione della pesca in mare e poi nel turismo balneare, questa è indiscutibilmente solo una parte dell’antica storia di San Vincenzo, quella più recente, che evidentemente è ancora impressa abbastanza nitidamente nella memoria, soprattutto degli anziani che lì ancora vivono.

In realtà la porzione di territorio compresa fra le colline metallifere – le cui propaggini più settentrionali terminano proprio nell’entroterra sanvincenzino formando un punto obbligato di passo nella pianura – il fiume Cecina e il fiume Cornia, è stata abitata ininterrottamente fin dalla preistoria. La zona litoranea, sulla quale è strutturato anche il centro del moderno paese, non è altro che un lungo cordone dunale formatosi durante il Pleistocene. Lungo tutta questa striscia sabbiosa sono numerosi gli insediamenti neolitici (III millennio a.C.), abitati dai primi uomini agricoltori e allevatori della Val di Cornia.

Nella prima età del Ferro (VIII secolo a.C.) il territorio ricadde sotto il dominio della città di Populonia, che ne sfruttò la vocazione metallifera delle colline sovrastanti e, in seguito, di Roma (I secolo a.C.) che utilizzò la posizione strategica per insediarvi un avamposto, probabilmente munito di porto. La locazione risultava evidentemente così favorevole da spingere i Romani a tracciare lì vicino un tratto della via Aurelia, una delle arterie stradali carrabili principali dell’antichità che collegava Roma alla Gallia cisalpina, passando lungo la costa.

Con la caduta dell’impero romano e la conseguente invasione dei popoli germanici (penetrati massicciamente in Italia durante il V-VI secolo d.C.), sui colli sovrastanti San Vincenzo, presso l’attuale cava Solvay, fu edificato il Castello di Biserno (probabilmente durante il IX-X secolo d.C.) dominato dai Conti omonimi, facenti parte di un ramo dei Della Gherardesca, antica e nobile famiglia pisana che da sempre rivendica origini longobarde, affermando di discendere da San Walfredo.

Ma già nel corso del XIII secolo i conti di Biserno, che risiedevano in Pisa, ebbero una decadenza causata dal loro schieramento nell’ambito dell’alleanza guelfa, e quindi delle forze rivali alla Repubblica. Conseguentemente, nel 1275, i conti furono banditi come nemici e Pisa non tardò a deliberare la distruzione del castello di Biserno, che fu compiuta nel 1296, nonostante gli aiuti inviati dai Fiorentini allo scopo di difenderlo.

Nel 1304 fu costruita, sempre da parte dei pisani, una torre costiera – l’attuale torre di San Vincenzo – ai piedi della quale si addensò un primo agglomerato urbano composto da semplici abitazioni in legno. La costruzione, che prese il nome di “Torre di San Vincenzo” per la presenza nelle sue vicinanze di una chiesa intitolata a quel santo, faceva parte di un disegno pisano per la difesa della costa meridionale della Repubblica dalle incursioni dei pirati saraceni. Questa rappresentava la torre più a nord nell’attuale Val di Cornia, poco più a sud infatti sorgeva un’altra torre edificata nello stesso secolo: la Torraccia, lungo la via della Principessa.

Nel 1406, a seguito della caduta della Repubblica di Pisa, la comunità che si era sviluppata entrò a far parte del confinante Comune di Campiglia Marittima, già di dominio fiorentino. Ma le resistenze pisane non cessarono facilmente e proprio sotto la torre costiera, a San Vincenzo, ebbe luogo il 17 agosto 1505, quella che è conosciuta come la “Battaglia di San Vincenzo”, dove le milizie fiorentine sconfissero Bartolomeo d’Alviano, comandante di un esercito di ventura, accorso in aiuto dei ribelli pisani. Questo episodio storico venne raffigurato nel 1576 dal Vasari, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, in un affresco facente parte di un ciclo pittorico sulle gesta della famiglia Medici.

La struttura architettonica militare continuò a svolgere per secoli le sue originarie funzioni, anche dopo l’inglobamento della zona all’interno del territorio amministrato dal Granducato di Toscana che, attorno alla metà del Cinquecento, vide i Medici effettuare alcuni interventi per potenziare le capacità difensive della costa, con la costruzione di un’altra torre (Torre Nuova) nell’attuale località Stellino e con la ristrutturazione della Torraccia e della torre di San Vincenzo.

Solo alla fine della seconda guerra mondiale San Vincenzo diventa comune autonomo, distaccandosi da quello di Campiglia Marittima con il decreto n. 414, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 giugno 1949.

Attualmente la Torre di San Vincenzo si presenta con una pianta quadrata, disposta su tre livelli, con basamento a scarpa. L’antico piano di calpestio è conservato parzialmente e visibile al suo interno, a piano terra, protetto da spesse lastre trasparenti. Le pareti murarie esterne sono state rivestite con intonaco, a seguito di restauri effettuati durante il secolo scorso. Sul lato opposto al mare è stato addossato un edificio abitativo moderno, proprio dove si articolava la rampa di scale esterna che conduceva alla porta d’ingresso posta sul piano rialzato che, a sua volta, era preceduto da un ponte levatoio. La parte sommitale della torre culmina con una merlatura delimitante la moderna terrazza che ha sostituito il tetto di copertura a quattro fornici, presente almeno fino a tutto il Settecento.

Dopo la sua riapertura, 17 agosto del 2005, la struttura ospita al piano terra la sala del consiglio comunale, al primo e in parte anche al secondo piano sale per le riunioni, utilizzate assiduamente dalle associazioni e per mostre espositive di artisti locali. Infine per tutto il percorso interno sono visibili pannelli permanenti che illustrano dettagliatamente la storia della Torre di San Vincenzo.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 2 (settembre-ottobre 2014)

Mattia Fabbri

Mattia Fabbri

Nato a Massa Marittima nel 1984. Laureato in Conservazione e Gestione dei Beni Archeologici all’università degli Studi di Siena, è membro dell'Associazione Archeologica Piombinese. Tra le sue passioni: la biologia del Mar Mediterraneo, l’acquariologia e la tecnologia in generale.

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