La Toscana delle tante città

L’alto livello di urbanizzazione della regione nel medioevo

Se, in linea generale, l’Italia medievale conobbe uno sviluppo urbano molto pronunciato, la Toscana in particolare si presenta, tra gli inizi del Duecento e i primi decenni del XIV secolo, come “terra di città” per eccellenza. La crescita della popolazione urbana – soprattutto nei momenti culminanti dell’espansione – costituisce già un primo indicatore in tal senso, le fonti, in taluni casi particolarmente copiose, consentono di fare stime abbastanza precise per un gran numero di centri toscani, e anche laddove tali stime non siano possibili per le carenze della documentazione superstite, ciò non modifica nella sostanza il quadro generale, che è quello di una regione nel suo complesso fortemente e capillarmente urbanizzata.

Una porzione cospicua della popolazione viveva, di fatto, in città, qualche esempio può essere utile a comprendere l’ampiezza del fenomeno. Secondo recenti stime dimoravano a Firenze, tra 1300 e 1338, più di 100.000 abitanti: in Italia, solo Venezia e Milano, e forse Genova, potevano vantare una popolazione di tale entità; Pisa e Siena, entrambe con oltre 40.000 abitanti, sono da annoverarsi tra le dieci maggiori città italiane.

Più piccole, ma pur sempre di cospicue dimensioni per gli standard dell’epoca, erano Lucca e Arezzo; c’era Prato, che benché priva del titolo di “città” era comunque un importante centro commerciale e manifatturiero; Pistoia contava almeno 11.000 abitanti agli inizi del Trecento; pochi di meno ne vantavano, grosso modo nello stesso periodo, Volterra e Cortona; San Gimignano e Massa Marittima si attestavano sugli 8.000-10.000 abitanti, e attorno ai 3.000-4.000 alcuni piccoli centri quali Montepulciano, Montalcino, Colle Val d’Elsa, San Miniato, Grosseto, Poggibonsi.

Ci troviamo dunque davanti ad un numero davvero cospicuo di centri urbani. Tuttavia, se definire la Toscana come “terra di città” è senza dubbio appropriato per una parte della regione, si deve evitare la tentazione di estendere indiscriminatamente tale definizione; il tessuto urbano toscano era infatti quasi interamente concentrato nella metà settentrionale e sud-orientale della regione. In queste zone, in effetti, accanto a tre grandi “metropoli” quali Lucca, Pisa e soprattutto Firenze, il numero degli agglomerati urbani era molto elevato, e le distanze tra i diversi centri restavano nel complesso abbastanza limitate.

Un ipotetico viaggiatore che negli ultimi secoli del Medioevo avesse attraversato questa parte della regione non si sarebbe imbattuto – come poteva invece accadere in altri contesti italiani ed europei – in città che facevano il vuoto attorno a sé, sorta di “isole nel deserto”, ma in un susseguirsi di centri urbani di diversa grandezza e importanza, che complessivamente facevano di una porzione della Toscana una delle zone con il più alto livello di urbanizzazione in Europa.

Ben diversa si presentava la situazione per la parte meridionale della regione: qui, con l’eccezione di Massa Marittima e di Grosseto, ci si trovava di fronte un territorio a debole e talora debolissimo grado di urbanizzazione, da annoverarsi verosimilmente tra i meno elevati dell’Europa tardo-medievale.

Siamo in presenza, dunque, di un acuto squilibrio sub-regionale, che va tenuto presente quando ci si accinga a considerare i singoli centri urbani, sia in relazione alla loro evoluzione politica che per quanto attiene allo sviluppo delle attività produttive. Anche se, ovviamente, è indubbio che la complessità delle vicende nelle quali furono coinvolti i numerosi Comuni toscani non può e non deve essere meccanicamente rapportata al mero dato demografico, è però vero che i diversi livelli di urbanizzazione giocarono un ruolo affatto rilevante.

Le dinamiche dell’espansione territoriale di taluni centri urbani e la graduale formazione di “Stati” regionali, la loro capacità di integrare più o meno efficacemente le campagne nell’economia cittadina, le dinamiche strutturali, le potenzialità e le modalità di talune attività «industriali» di espandersi, la geografia stessa di tale espansione furono quasi sempre pesantemente condizionate dalla presenza – o dalla non presenza – di un più o meno fitto reticolo di città: a fronte di una Firenze la cui espansione politica comportò immediatamente lo scontro con altre autonome formazioni comunali, il che contribuì a configurare assai per tempo lo “Stato” fiorentino come pluricittadino, si ha il caso di Siena, in grado di espandersi con relativa facilità a spese di un territorio tanto vasto quanto sottopopolato, e privo comunque di centri urbani realmente in grado di arginare efficacemente il processo di assoggettamento.

Va poi tenuto presente che il periodo preso in esame in questa sede si presenta, da un punto di vista demografico, assai poco omogeneo, Agli inizi del XV secolo, a seguito delle ripetute crisi legate al ripetersi, con cadenza regolare, di episodi di morbilità (il più noto dei quali fu la Peste Nera di metà Trecento), la Toscana si trovò ad attraversare una crisi senza precedenti, e il quadro che abbiamo davanti alla fine del Trecento e per buona parte del Quattrocento è ormai solo una copia sbiadita di quello – come si è detto eccezionale – di due secoli prima.

Se una parte della regione rimarrà, in effetti, “terra di città”, si tratterà comunque di città molto meno popolate di quelle del periodo precedente, tanto da indurre alcuni studiosi a proporre per lo Stato fiorentino del 1427 (anno di redazione del Catasto) una soglia demografica decisamente molto bassa per l’attribuzione della qualifica di “centro urbano”: 800-1.000 abitanti. Firenze stessa non contava, d’altronde, che 40.000 abitanti; Pisa, per l’effetto congiunto delle epidemie e della massiccia emigrazione avvenuta a seguito del assoggettamento da parte dei fiorentini (1406) passò da 40.000 a 7.500 abitanti, Siena si ridusse a 17.000, Lucca a 10.000, Pistoia a 4.500, San Gimignano scese da 8.000 a 1.700, Volterra a 3.500. In ogni caso, si ridusse quasi ovunque sensibilmente quel ricco tessuto connettivo urbano che aveva costituito una delle caratteristiche della Toscana tra XIII e XIV secolo.

Fonte: A. VERONESE, I Centri urbani, in “Storia della Civiltà toscana”, I, 2000, pp. 77-78.

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