Le antiche vie di Campiglia

Come sono nati gli strani nomi delle vecchie strade campigliesi?

Campiglia deve gran parte del suo fascino alla suggestione che le strade e i vicoli del centro storico esercitano su chi, oggi, si trova a percorrerle, per diletto o per necessità.

Se è vero che, come molti altri paesi medievali, l’impianto urbanistico di base è rimasto più o meno invariato per secoli, è altrettanto innegabile che i piccoli cambiamenti verificatisi in seguito alla nascita di nuovi edifici o alla modifica di quelli esistenti, hanno inciso profondamente sul reticolo stradale interno alle mura.

Leggendo i nomi sulle targhe delle vie, che oggi rimandano in gran parte al Risorgimento e al primo Novecento, siamo stati colpiti dalla tipicità di alcuni di essi. C’è venuta così la curiosità di approfondire l’argomento e abbiamo svolto una piccola indagine sui documenti d’archivio per cercare di capire quale fosse la disposizione e la denominazione originale delle strade urbane campigliesi nel passato.

La ricerca si è basata essenzialmente su quattro fonti principali: il catasto di Campiglia del 1427-1428, gli estimi del 1558 e 1572 e sui registri dell’Agenzia delle imposte dirette, basati sul Catasto Toscano del 1821, aggiornati con gli indirizzi dei proprietari di immobili dopo l’Unità d’Italia.

Ne è venuto fuori un quadro abbastanza chiaro che, tuttavia, presenta ancora alcuni punti interrogativi, ai quali speriamo di poter rispondere in futuro proseguendo le indagini.

Nel Quattrocento, Campiglia era divisa in tre terzieri: Castello, Poggiame e San Lorenzo. Nel catasto del 1427-1428, oltre a questi tre toponimi urbani, ne compaiono solo altri tre: Porta San Lorenzo, Porta Fiorentina e Canto di San Lorenzo.

Negli estimi della seconda metà del Cinquecento invece, i toponimi sono di più e i terzieri sono diventati quattro quartieri, con l’aggiunta del Pozzo Lungo.

Compaiono indicazioni, più o meno generiche, come: Piazza nuova (ovvero l’antenata di piazza del Popolo, che il Falchi dice essere stata creata nel 1560 demolendo un edificio per allargare una strada troppo stretta), il Bottiglio, la Ruga, la Piazzerella, piazzetta di San Lorenzo, strada Maestra, porta di Sopra, piazzetta sotto la porta di Sopra, porta di Sotto, Palazzo del Capitano, piazza Giudea, piazzetta delle Mura verso la Pisana, Ruga del Pozzolungo, il Ribellino, il Muro bianco, il Corsoio, Valle al Nibbio, via dell’Ospedale, piazzetta di San Iacopo, Berlinghieri, alla Corte.

In questo periodo, all’interno delle mura erano ancora presenti diversi spazi vuoti e orti.

Un dato sembra emergere chiaramente dalla lettura dei documenti:

fino alla metà dell’Ottocento, il concetto moderno di denominazione delle strade non esisteva. Oggi siamo abituati ad orientarci seguendo un indirizzo, che ci permette di identificare precisamente ogni singolo edificio in base a un numero progressivo abbinato al nome della via dove esso si trova.

In passato però non era così, semplicemente perché non ce n’era bisogno. Tutti conoscevano tutti e per trovare la casa di una persona bastava fare il suo nome.

Lo dimostra un documento intitolato Descrizione e denominazione di tutte le strade, piazze, vicoli, chiostre ed altri spazi comunitativi interni della terra di Campiglia, compilato sul finire degli anni Trenta dell’Ottocento, nel quale le strade non sono quasi mai descritte con un loro nome proprio, ma piuttosto con quello dei proprietari delle case che vi si affacciavano.

Se questo dimostra che all’epoca non esisteva ancora una toponomastica ufficiale, ciò non significa che la gente non chiamasse già le vie del paese con un loro nome.

Con l’unità nazionale e il primo censimento della popolazione del Regno, che avrebbe dovuto svolgersi entro la fine del 1861, agli amministratori campigliesi si presentò, per la prima volta, il problema di dover descrivere, nel modo più preciso possibile, il domicilio di ogni campigliese.

Il 19 febbraio 1863, il Consiglio incaricò l’ingegnere comunale di redigere una dimostrazione concernente la denominazione delle strade interne di Campiglia e la loro numerazione.

La faccenda fu risolta in maniera piuttosto approssimativa, utilizzando all’incirca una ventina di toponimi: via o borgo di San Lorenzo, via o borgo di San Sebastiano, via di Poggiame, via o subborgo del Pozzo Lungo, via della Processione, via del Nibbio o Valle al Nibbio, via della Piazza, via dello Zizzolo, via del Palazzo, piazza Giudea, Santa Croce, piazza della Chiesa, via della Rocca, Ribellino, via del Torrione, Sant’Antonio, via Beccasole, via del Castello, via della Porticciola.

Il problema si ripresentò con il censimento del 1871, quando il governo del Regno d’Italia promulgò la Legge sul Censimento generale della popolazione, con la quale si ordinava che i Comuni italiani rivedessero e completassero, entro il 31 ottobre di quell’anno, la numerazione delle case e, se necessario, anche la denominazione delle vie, piazze, frazioni e casali.

Nell’occasione, dopo aver rinnovato la denominazione delle vie del paese e della campagna, il Comune ordinò che tutti i proprietari di edifici vi apponessero una targhetta con l’indicazione del civico di riferimento.

Il numero complessivo di toponimi utilizzati per il censimento del 1871 fu all’incirca il doppio di quello del 1861.

Ci furono molte novità. Fecero la loro comparsa: piazza del Popolo, piazza del Silenzio, via delle Scuole, via dell’Orto, via delle Donne, vicolo della Zeta, via del Palio, vicolo Traverso, via del Convento, via dell’Asilo, vicolo delle Serve, loggia degli Scudi, via del Teatro, vicolo del Sole, via della Chiesa, via delle Locande, via dei Sospetti, via delle Stalle, via Calda, via Lunga, via San Biagio, vicolo Ignoto, Scala Corta, via delle Logge, vicolo dei Getti, via della Stiaccia, piazzetta del Tribunale, Scala Santa, via Estrema, via dei Disertori, via del Pretorio, via del Corso, via della Chiesa sfatta, via dell’Aria nera, via del Coscritto, via del Passeggio.

Dai documenti rinvenuti, non è stato possibile capire con quale criterio siano stati introdotti i nuovi nomi del 1871. Furono inventati per dare un’identità a strade che in precedenza non ne avevano, oppure furono semplicemente ufficializzati i nomi che la gente di Campiglia già usava da tempo?

Senza un riscontro documentario esatto è difficile da dire. Se da un lato possiamo dare per certo che nomi come via delle Scuole, via del Teatro e piazza del Popolo siano stati introdotti negli anni Sessanta dell’Ottocento in seguito alla costruzione dei due edifici della scuola e del teatro e dopo la raggiunta unificazione del Paese altre denominazioni, come via del Corso, presente nei documenti post medievali come via del Corsoio, fanno pensare che gli amministratori campigliesi abbiano recuperato, del tutto o in parte, gli antichi nomi.

Anche l’esistenza di un vicolo Ignoto sembrerebbe una riprova del fatto che i burocrati campigliesi, prima di mettere nero su bianco i nomi delle strade del paese, abbiano condotto un’indagine che, nel caso del vicolo “ignoto”, evidentemente non dette alcun esito.

Un altro elemento a favore della tesi del recupero di nomi preesistenti sembrerebbe la stravaganza di alcuni di loro. Risulta difficile immaginare che qualcuno si sia messo a inventare a tavolino nomi di vie ispirandosi alla stiaccia, allo stracotto, ai sospetti o ai disertori, per citarne solo alcuni.

La stranezza dei nomi però potrebbe anche far pensare che alcuni sono davvero troppo assurdi per essere veri. Tuttavia, di fronte alla sconfinatezza della fantasia umana, tutto è possibile. Non possiamo neanche escludere che una parte dei toponimi sia stata recuperata e un’altra parte inventata, ma sinceramente questa ipotesi ci sembra la meno probabile.

Il dubbio quindi è destinato a rimanere tale, almeno fino a quando non troveremo un documento in grado di chiarire la cosa definitivamente. Una certezza però ce l’abbiamo: diversi dei nomi ottocenteschi delle vie di Campiglia hanno alla base una ragione ben precisa. Per alcuni di essi, questa ragione è evidente, per altri probabile, per altri ancora oscura.

Ci siamo quindi divertiti ad analizzare gli “antichi” nomi delle vie campigliesi per cercare di spiegarne l’origine.

Borgo San Lorenzo

In origine la parola borgo indicava il terziere, diventato poi quartiere, sorto intorno alla chiesa di San Lorenzo. Poi, il nome passò ad indicare la parte inferiore della via principale del paese, nel tratto che aveva inizio dalla chiesa di San Lorenzo se non addirittura dalla porta di Sotto e proseguiva fino al Palazzo Pretorio, dopodiché cambiava nome, diventando via del Corsoio. Corrisponde all’attuale via Roma.

Piazza del Popolo

In origine la piazza principale del paese era quella della chiesa di San Lorenzo. Nel 1560, nel luogo dove oggi si trova piazza del Popolo, fu creato un primo slargo, demolendo una casa perché in quel punto, come dice il Falchi, «la strada era tanto stretta che non vi si poteva passare».

Nel 1836 fu progettato l’ampliamento di questa piazzetta, che comportò la demolizione di altri edifici, per portarla alle attuali dimensioni.

Chiamata per secoli semplicemente Piazza di Campiglia, fu intitolata al Popolo italiano in seguito alla raggiunta unità nazionale.

Via di Poggiame

Poggiame è uno dei toponimi più antichi e importanti di Campiglia.

Con Poggiame i Campigliesi indicavano la parte di paese nata sul poggio di fronte a quello della Rocca, che fu inglobato all’interno delle mura in un secondo momento rispetto alla prima estensione del castello. Il Poggiame era uno dei terzieri e poi dei quartieri di Campiglia.

Il tracciato della via che nell’Ottocento portava questo nome corrisponde in parte all’attuale via Dini.

Via dell’Orto

Con questo nome si indicava il vicolo che si trova di fronte all’entrata della chiesa di San Lorenzo. Si chiamava così perché conduceva all’orto che, negli anni Venti dell’Ottocento, apparteneva a Carlo Boldrini e che era posto subito fuori dalle mura paesane, nel punto dove oggi c’è un giardinetto pubblico su più livelli, in corrispondenza della Porta a Mezzogiorno.

Via dei Sospetti

Era un vicoletto situato lungo le mura, il cui nome forse gli derivò dal timore che ispirava nei Campigliesi, trovandosi in un luogo seminascosto che sembrava perfetto per compiere imboscate o sottrarsi al controllo delle forze dell’ordine. Corrisponde all’attuale via Beccasole.

Via Beccasole

Il nome di questa strada sembra alludere chiaramente ad una posizione privilegiata, particolarmente esposta alla luce del sole. L’antica via di Beccasole non corrisponde all’attuale via Beccasole, ma alla vicina via Barzacchini.

Via Lunga

In origine, quando le mura circondavano solo la fortificazione della rocca, quella che in seguito sarà la via Lunga era la strada di accesso al castello. Più tardi divenne una via interna del paese, la più lunga e proprio a questo deve il suo nome. Iniziava dall’ingresso del paese presso la cosiddetta Porticciola (Porta a Levante) e arrivava fino alla chiesa di San Lorenzo. Corrisponde in gran parte all’attuale via Pietro Gori.

Via Calda

Come per la via di Beccasole, anche nel caso della via Calda sembra che i Campigliesi abbiano scelto il nome facendo riferimento all’alto grado di irraggiamento solare della strada, che le conferiva una particolare gradevolezza termica. A riprova di questa ipotesi è il fatto che le due vie si trovano una di seguito all’altra.

Via delle Locande

Secondo quanto lascia intendere il suo nome, in questa via si trovavano in passato le locande del paese. Nel 1841, a Campiglia ce n’erano almeno due, una gestita da Giovanni Dini e l’altra da Costantino Pugli, ma non sappiamo dove fossero situate. Corrisponde al tratto di via Pietro Gori dietro all’edificio del Palazzo Pretorio.

Via della Stiaccia

Il nome di questa via resta avvolto nel mistero. La prima cosa che viene in mente è che la “stiaccia” alla quale si allude sia la schiaccia salata oppure la tipica schiaccia alla campigliese, ma sembra improbabile un collegamento tra il nome della via e la presenza di un forno o di una rivendita, anche se non è impossibile. Potrebbe invece trattarsi di un riferimento più generico all’attività dello schiacciare, del quale ci sfugge però il significato.

Sdrucciolo Pericoloso

Era il vicolo che collegava via delle Locande a via della Stiaccia. Per la sua pendenza e per il fondo di cui era fatta la pavimentazione, doveva diventare particolarmente sdrucciolevole in caso di pioggia o di ghiaccio.

Via del Cignale

Il cignale, nel dialetto campigliese e non solo, è il cinghiale. Non si capisce quindi quale possa essere il collegamento tra il nome della via e l’animale. Non è escluso che il cignale in questione non fosse un animale ma qualche campigliese che si era meritato quel soprannome.

Scala Santa

Si trovava nella zona della Rocca, nei pressi di un edificio di proprietà della Comunità di Campiglia situato tra le attuali via Parenti e via Bellavista. La Scala Santa è identificabile con la lunga scalinata corrispondente all’attuale via Bellavista, che i Campigliesi chiamano ancora con quel nome. L’aggettivo “santa” suggerirebbe l’ipotesi che l’immobile appartenente al Comune potesse essere stato, un tempo, una chiesa e che quindi la scala abbia tratto il suo nome dall’essere in qualche modo in relazione con questo edificio. Anche la presenza, sull’altro lato della strada di via Parenti, di una casa che in passato apparteneva alla Parrocchia, conosciuta dai Campigliesi come “Sagrestia vecchia”, avvalora la tesi dell’antica chiesa.

Torneremo a parlare di questo misterioso edificio religioso nei prossimi numeri della rivista.

Vicolo dei Getti

I getti erano delle intercapedini esistenti tra un edificio e l’altro utilizzate per gettare dalle finestre escrementi e altri tipi di immondizie quando nelle case non esistevano ancora scarichi e servizi igienici. Non abbiamo capito dove si trovasse questo vicolo.

Via delle Logge

Questa via prende il nome dalla presenza di una loggia, ovvero di un porticato. In questo caso dovrebbe trattarsi di quella che Isidoro Falchi dice si trovasse, nel 1685, di fronte alla porta di Palazzo Pretorio. I documenti infatti farebbero pensare che il tracciato dell’antica strada corrisponda, almeno in parte, all’attuale via Mameli.

Via della Rocca

Era la strada che, dal Palazzo Pretorio, portava alla Rocca, dallo stesso ingresso utilizzato ancora oggi dai turisti per accedere a piedi dal paese al museo e all’area archeologica. Corrispondeva alle attuali via Montanara e via Bacci.

Piazzetta del Tribunale

Per logica dovrebbe trattarsi dello slargo che si trova di fronte all’ingresso di Palazzo Pretorio, il tribunale appunto, nei pressi del pozzo del capitano da Verrazzano, ma non ne abbiamo trovato conferma.

Via del Pretorio

Questa via non dovrebbe avere niente a che fare con l’attuale via Vecchio Pretorio. Sembra infatti che fosse una strada che portava sì al Pretorio ma provenendo dal  Poggiame, lungo l’attuale via Dini che, prima dell’ampliamento della piazza del paese, era più lunga.

Via del Corsoio (poi del Corso)

è la via principale del paese insieme al Borgo San Lorenzo, del quale rappresenta la prosecuzione. Si chiamava già così nel Cinquecento. Corsoio nel senso di via dove scorre il traffico, ovvero la strada maestra, quella compresa tra le due porte principali, sulla quale  avveniva la principale circolazione di uomini e mezzi.

Via del Teatro (già del Pozzolungo)

Era la via che conduceva al Teatro dei Concordi, inaugurato nel 1867. Prima della costruzione del teatro, la via si chiamava del Pozzolungo (come la porta dalla quale iniziava) per la presenza nelle vicinanze di un antico e profondo pozzo che dava il nome all’intero quartiere. Oggi la via è intitolata a Bruno Buozzi.

Via delle Donne

L’origine del nome di questa via, oggi via Guasconi, non è chiara.

Si potrebbe ipotizzare che qui fossero state concentrate le meretrici di Campiglia, relegandole in un quartiere ghetto nel quale la prostituzione veniva tollerata, così come era ammessa anche un’altra attività ritenuta peccaminosa: il prestito di denaro a usura ad opera di ebrei. Sembrerebbe quindi non essere un caso la presenza in quello stesso vicolo di una piazza detta “giudea”. Oggi il nome della via si è spostato ad un vicolo poco distante.

Piazza Giudea

Come abbiamo detto, si trova nella ex via delle Donne e certamente fu il luogo dove alloggiarono gli ebrei fatti arrivare in Campiglia per prestare denaro.

Il Falchi dice che, nel 1561, il Consiglio Comunale fu costretto a richiedere un ebreo per farsi prestare 300 scudi, con l’interesse del 10 per cento, nonostante in Campiglia già ci fosse un’altra ebrea, Benvenuta Bondi, che reclamava 200 scudi prestati al Comune e non ancora restituiti.

Via del Palio

Questa via prende il nome dalla corsa di cavalli che si correva in occasione della tradizionale festa organizzata ogni anno in onore di San Fiorenzo, patrono di Campiglia. La via, particolarmente lunga e dritta, faceva probabilmente parte del circuito della corsa o forse vi avveniva la cerimonia di premiazione. Oggi si chiama via Fucini.

Vicolo della Zeta

Si chiamava così perché era formato da tre diverse strade poste ad angolo retto l’una rispetto all’altra che, unite insieme, conferivano al vicolo la forma di una zeta. Oggi corrisponde in parte a vicolo Gallini.

Via delle Veglie

Non abbiamo idea a quale tipo di veglie si riferisca il nome di questa via. L’unica cosa che ci viene in mente è la veglia intesa come turno di guardia serale da parte di qualche guardia o agente di polizia. Oggi corrisponde in parte a via Dini.

Piazza del Silenzio

«Zitti, silenzio, passa la ronda… zitti, silenzio: alt! Chi va là?!» recita il ritornello di un inno composto nel 1848 per festeggiare il motuproprio con il quale il granduca di Toscana istituiva la Guardia Civica. Come semplice ipotesi, proponiamo un’origine militaresca per il nome di questa piazza, ponendola in relazione con l’attigua via delle Veglie, di cui abbiamo già detto sopra.

Via del Convento

Questa via deve il suo nome al convento maschile che fu costruito in Poggiame a partire dal 1634, dopo che i frati agostiniani, che in precedenza risiedevano alla Madonna di Fucinaia, traslocarono dentro le mura in cerca di un luogo più sano e sicuro.

Nel 1653, tuttavia, i frati furono cacciati per condotta immorale e i lavori di costruzione, non ancora ultimati, furono interrotti.

L’ingresso del complesso di Sant’Agostino in Poggiame si trova in via del Vecchio asilo, dove ancora oggi è visibile uno stemma con due mani che si stringono.

Via delle Scuole

Con l’aumento della popolazione e le nuove normative introdotte in seguito all’Unità d’Italia, si rese necessario costruire in paese un edificio attrezzato e capiente, da destinare a scuola elementare, che fu realizzato nel 1864, demolendo due abitazioni e un pezzo delle mura del paese. Un lungo tratto di strada nei pressi del nuovo edificio prese il nome di via delle Scuole, che ancora oggi è sopravvissuto e che corrisponde in parte all’originario tracciato.

Loggia degli Scudi

Nell’attuale via degli Scudi c’è quella che i Campigliesi chiamano Loggia degli Scudi, ovvero una casa costruita sopra ad un grande arco. Non sappiamo di preciso cosa e dove fossero gli scudi a cui si allude nel nome, ma azzardiamo che, in un passato indefinibile, da quelle parti ci fossero raffigurati degli scudi araldici in bella mostra su qualche muro.

Via della Chiesa sfatta

La chiesa alla quale si fa riferimento nel nome di questa via era una cappella gentilizia della famiglia Montemerli, che si trovava accanto alla loro abitazione.

Nel 1821, la cappella era intitolata ai Santi Fiorenzo e Francesco ed era gestita dal sacerdote don Francesco Montemerli.

Isidoro Falchi dice che questa chiesina fu disfatta nel 1838 e, proprio da questa demolizione, prese il nome la via che si trovava di fronte al suo ingresso.

Via dell’Asilo

Nel 1828, fu fondato a Cremona, dall’abate Ferrante Aporti, il primo asilo infantile d’Italia. L’iniziativa riscosse subito un grande successo e si diffuse in tutta la Penisola.

Nel 1833, fu istituito il primo asilo anche nel Granducato di Toscana, a Pisa. Dieci anni dopo, a Campiglia esisteva un «moderno asilo infantile per i maschi» che fu visitato dal granduca Leopoldo II e dalla sua consorte.

A questo istituto faceva riferimento il nome di questa via ottocentesca, diventata poi via del Vecchio asilo in seguito all’apertura del nuovo asilo Del Mancino, avvenuta nel 1925.

Via delle Processioni

è una delle vie più fotografate di Campiglia, per la bellezza della lunga e sinuosa scalinata che talvolta viene confusa con la scala santa di cui abbiamo già parlato.

Il nome dice già tutto sulle sue origini: da qui passavano le processioni sacre organizzate dal clero campigliese.

Ci si potrebbe domandare come mai i Campigliesi avessero scelto proprio il più disagevole degli itinerari per portare a spalla i pesanti simulacri. La risposta è semplice: il percorso tortuoso, rendendo necessario un ulteriore sforzo da parte dei portatori, permetteva di dimostrare in maniera ancora più evidente la fede dei partecipanti, rendendoli partecipi delle sofferenze patite dal Cristo durante la via crucis.

Accanto a nomi di vie di facile comprensione come via della Chiesa, via Corta, vicolo Chiuso, via Nuova, vicolo Traverso e via del Passeggio, ne troviamo altri che invece sono dei veri e propri rompicapo.

Perché via del Laberinto, il cui nome farebbe pensare ad un percorso intricato, era al contrario una strada dritta? E via dello Stracotto? Che relazione ci può essere tra una strada e un piatto della cucina popolare toscana?

E ancora, perché intitolare una via ai disertori e un’altra ai coscritti? E che cos’era “l’aria nera”? Via delle Stalle si sarà chiamata così per l’alta concentrazione di edifici adibiti al ricovero degli animali? E il vicolo delle Serve, cosa c’entra con le donne di servizio? Per il vicolo del Sole, è possibile ipotizzare la presenza di un’osteria medievale con un’insegna raffigurante un sole? Perché esisteva una via del Castello se già c’era una via della Rocca? E la via di San Biagio si chiamava così perché posta nelle immediate vicinanze dell’antica chiesa campigliese di San Biagio in Castello?

Abbiamo cercato di collocare sulla mappa tutte le antiche vie di cui abbiamo parlato in questo articolo. Per la maggior parte di loro siamo riusciti ad indicarne in modo abbastanza preciso il tracciato, per alcune però non è stato possibile farlo perché le informazioni reperite in archivio non erano sufficienti.

Se in futuro, come crediamo, ci capiterà di imbatterci in altri documenti relativi alle vie Campigliesi, torneremo con piacere a parlare di questo argomento.

Per ora ci piace pensare che questa breve carrellata storica e toponomastica stimoli in qualche modo i nostri lettori a farsi un giro tra i bellissimi vicoli di Campiglia, muniti della nostra mappa, per godere degli scorci straordinari che il nostro amato capoluogo sa offrire con un occhio più attento e consapevole.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 21

Gianluca Camerini

Gianluca Camerini

Nato a Campiglia Marittima nel 1973, si è laureato con lode in Storia Moderna all'Università di Pisa. Autore di numerose pubblicazioni, si è occupato soprattutto di archivistica ecclesiastica, genealogia e onomastica familiare. Dal 2014 è direttore editoriale della rivista di storia locale "Venturina Terme". È l'ideatore e il curatore di questo portale.

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