Le visite di Leopoldo II a Montecatini Val di Cecina nel 1836 e nel 1851

Il granduca arrivò il 7 dicembre 1836 e il 10 dicembre 1851

Oltre alla visita effettuata alla miniera di Caporciano da Leopoldo II il 23 novembre 1843, il granduca si recò altre volte a Montecatini, attratto evidentemente dalle interessanti prospettive che, con lo sfruttamento dei giacimenti cupriferi dei gabbri rossi, si aprivano nell’ambito dell’attività estrattiva nel Granducato.

L’eclettico imprenditore francese Louis Porte, sostenuto poi nell’impresa dalla Società d’Industria Minerale costituita nel 1830 con i finanziatori Sebastiano Kleiber e Giacomo Luigi Leblanc, verso la fine del 1827, stipulati con alcuni possidenti montecatinesi i primi contratti per l’acquisto «del diritto perpetuo di escavare nei loro fondi il Minerale», aveva dato inizio ai lavori nella cava di rame di Caporciano.

Stimolato dalle osservazioni di Giovanni Targioni Tozzetti e sostenuto dal granduca sempre più consapevole del valore delle risorse del sottosuolo, Porte si era fatto promotore di diverse imprese più o meno prolifiche. Ed è innegabile, quantomeno con la miniera di Montecatini il suo intuito imprenditoriale si rivelò appieno.

Ma nonostante i più che promettenti inizi di gestione, che facevano intravedere grandi prospettive di successo per il nostro sito minerario, l’entusiasmo pian piano andò esaurendosi.

Circostanze di vario genere indussero la Società ad interrompere più volte l’attività: prima nel 1832, quindi nel settembre 1836. E quando Leopoldo il 7 dicembre di quell’anno salì a Montecatini per sincerarsi di certe condizioni che affliggevano il paese, dovette constatare che i lavori a Caporciano erano pressoché fermi. Vi fu una momentanea ripresa nel gennaio 1837, ma oramai la Società d’Industria Minerale non aveva più futuro. Dal primo di ottobre subentrò la Società Fratelli Hall che faceva capo ad Orazio e Alfredo Hall, eredi di Kleiber, cui successivamente si affiancarono Giuseppe Francesco Sloane, che rilevò le quote Le Blanc, e Pietro Igino Coppi in qualità di responsabile amministrativo.

Fu proprio il granduca, che a Montecatini in realtà si era recato soprattutto per valutare di persona lo stato della miniera e le condizioni per la ripresa di un suo sfruttamento sistematico resasi necessaria da una domanda sempre più crescente di rame, a favorire la nascita della nuova società.

Una società che avrebbe dovuto puntare sulle qualità imprenditoriali di Francis Joseph Sloane, personaggio che oltre a godere della stima di Leopoldo, a Firenze era conosciuto ed assai apprezzato come esperto di scienze naturali. E con questa sua iniziativa – è proprio il caso di affermarlo – il granduca Canapone fu assai lungimirante.

Della prima visita granducale alla miniera ci dà testimonianza Jacob Gräberg de Hemsö (Cenni storici, iponomici, e statistici sulla Miniera di rame, detta la Cava di Caporciano, presso Monte Catini nella Val di Cecina, Firenze, Tipografia Galileiana, 1847, p. 20), citando le parole scolpite su un marmo (oggi non più esistente) posto «nell’ingresso antico, detto di Sant’Antonio»:

LEOPOLDO SECONDO / NOSTRO AMATISSIMO SOVRANO / ONORÒ DI SUA PRESENZA / I LAVORI ESTERNI E SOTTERRANEI / DI QUESTA MINIERA / NEL DÌ 7 DICEMBRE 1836

A Montecatini, Leopoldo ricevette un’accoglienza particolare. La realtà in cui versava il paese era tutt’altro che prospera ma nonostante ciò, in onore del granduca, «furono illuminati il Palazzo della presidenza comunitativa, le torri e il campanile oltre le case delle famiglie più ricche» (Alberto Riparbelli, Storia di Montecatini Val di Cecina e delle sue miniere, p. 99).

Non so dire se il granduca, che rimasto vedovo nel 1832 di Maria Carolina di Sassonia si era risposato con Maria Antonietta di Borbone da cui nel 1835 aveva avuto Ferdinando, in quella occasione avesse la famiglia al seguito.

Fu comunque degnamente ospitato in un appartamento di Valentino di Biagio Mori, adiacente al Palazzo comunitativo (l’ex Palazzo Pretorio).

Sopra la porta di accesso alla camera da letto, per due notti alcova granducale, ancora oggi una lapide in marmo riporta questa iscrizione, assai curiosa:

SACRA ALLA PUBBLICA FELICITÀ / NEI 7 E 8 DICEMBRE 1836

Sappiamo, invece, della presenza di familiari e di una nutrita corte nelle successive visite di Leopoldo II.

Di quella del novembre 1843 già ci siamo occupati, perciò qui accennerò alla visita del 10 dicembre 1851 (strano, ma come si può notare, le gite montecatinesi del granduca cadono tutte nei mesi di novembre e dicembre: non certo i più idonei per apprezzare l’amenità del luogo).

Riparbelli, consultando il Giornale del progresso dei lavori 1851-1866, riporta che il giorno 10 dicembre, «alle ore 10 antimeridiane arrivarono a questo Stabilimento LL.AA.II. e RR.» il granduca Leopoldo con la granduchessa Maria Antonietta ed i figli, gli arciduchi Ferdinando e Carlo. Con loro giunsero anche i conti di Trapani, la contessa Latour di Napoli, il segretario Orazio Bosi, il ciamberlano Cav. Luigi Covoni e la contessa Palagi. Un seguito di 25 persone su 4 carrozze per un totale di 16 cavalli.

Ancora sul Giornale del progresso dei lavori il direttore Augusto Schneider annotava:

«[…] Nel venire per la strada avanti d’arrivare al paese furono suonate le campane di S. Biagio ed all’entrare nei possessi si suonarono anche noi. Arrivati che furono il Sig. Sloane gliene offrì una colazione, quindi tutta la Comitiva Regia visitò l’esterno dello Stabilimento poscia si prepararono a discendere tutti nella Miniera nella quale occasione e ciò prima ne presentai una pianta delle gallerie come di Guida.

Alle ore 12 ½ pomeridiane si fece la discesa passando tutte le escavazioni e percorrendo al quarto piano. Alle 2 ½ si sortì dalla Miniera. Alle 3 si andò a pranzo, eravamo in 14. Mentre [si consumava; N.d.R.] la Mensa, la Banda eseguiva con quella attenzione della scelta musica, che incontrò molta soddisfazione. Alle ore 5 ½ fu levata la Tavola e la R. Comitiva si preparò a ripartire per le Saline. Sua A.I. e Reale lasciò per la Banda £. 66.13.43, per i Lavoranti Minatori £. 266.13.4, alla servitù Sloane 12 Zecchini […]. La Miniera come la Galleria Maria Antonia furono illuminate e furono consumati 127 candelieri […]».

Anche la visita granducale del 1851 fu ricordata a Caporciano con l’apposizione di due lapidi. Una nell’atrio di accesso alle discenderie, dove già campeggiavano i busti in marmo di Giovanni Targioni Tozzetti e di Luigi Porte realizzati nel 1845 da Lorenzo Bartolini, recita:

LE LORO ALTEZZE II. E RR. / IL GRANDUCA E LA GRANDUCHESSA / VISITANDO QUESTI LAVORI NEL 23 NOVEMBRE 1843 / SI DEGNARONO PERMETTERE CHE A QUESTA / GALLERIA FOSSE IMPOSTO IL NOME / VIVE MARIA ANTONIA

L’altra, collocata al livello del quarto piano sotterraneo, riporta le seguenti parole in memoria della loro escursione nella Galleria Santa Barbara:

FINO A QUESTA PROFONDITÀ / NEL 10 DICEMBRE 1851 / SCESERO LE LORO AA. II. E REALI / IL GRANDUCA E LA GRANDUCHESSA DI TOSCANA / I REALI ARCIDUCHI FERDINANDO E CARLO / E S.A. REALE IL CONTE DI TRAPANI

Sarebbe stata, questa, l’ultima visita di Leopoldo II a Montecatini. Ma il rapporto di reciproca stima tra il granduca e Francis Joseph Sloane, non venne mai meno. Anzi, andò rafforzandosi proprio con la caduta del Granducato.

Nel 1859, infatti, il nostro imprenditore minerario, sicuramente poco aperto alle innovazioni politiche dei tempi, sarà membro della fazione reazionaria capeggiata dal principe Carlo Poniatowski, schieratasi a favore della dinastia dei Lorena e del ritorno di Leopoldo II a Firenze.

Proprio in segno di riconoscimento per i suoi successi in campo minerario, per la sua meritoria attività in ambito sociale ed anche – ma direi soprattutto – in riconoscenza alla manifesta fedeltà al granduca, nel 1861 Ferdinando IV di Lorena conferì a Sloane la nomina a Cavaliere dell’Ordine del Merito sotto il Titolo di San Giuseppe.

Fabrizio Rosticci

Fabrizio Rosticci

Nato a Montecatini Val di Cecina (Pisa) nel 1950, dal 1974 al 2009 ha svolto la sua attività lavorativa presso lo stabilimento Solvay di Rosignano, in qualità di responsabile tecnico di impianto.
Profondamente legato al paese d’origine dove, dopo oltre quarant’anni, è tornato ad abitare e a fare ricerca, realizzando una serie di pubblicazioni di storia locale.

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