L’ospedale di Campiglia e il suo archivio

Nel novembre 2015 sono stati ultimati i lavori di riordino e inventariazione dell’archivio storico dell’Ospedale di Maremma, una sezione dell’Archivio Storico Comunale, situato al secondo piano di Palazzo Pretorio.

Il fondo, al momento del riordinamento, si trovava in uno stato di incuria da diversi anni. Il lavoro di recupero ha visto la catalogazione di tutto il materiale e la realizzazione dell’inventario on-line, consultabile dal sito del Sistema documentario provinciale del Comune di Livorno.

Dopo la chiusura dell’Ospedale negli anni ‘90 il materiale ha subito numerosi spostamenti e disgregazioni, fino al definitivo trasferimento nel 2001 a Campiglia.

La documentazione, nonostante i numerosi spostamenti e gli anni di abbandono, non conta molte perdite, costituendosi oggi di circa 900 pezzi, tra registri e faldoni, che raccontano la storia dell’Ospedale dei Santi Iacopo e Filippo, poi di Maremma, dalla prima metà del XVII secolo agli anno ‘60 del Novecento.

Vi si trovano sia atti di natura amministrativa, che documentazione più genericamente sanitaria o specificatamente medica, come ad esempio le raccolte delle cartelle cliniche.

Studiando questa documentazione è possibile ricavare un’ampia gamma di dati storici, sociali ed economici, ricostruendo interi spaccati della vita quotidiana delle varie epoche.

La documentazione di tipo sanitario e medico rappresenta una raccolta di grandissimo interesse scientifico attraverso la quale è possibile ricostruire le vicende sanitarie della comunità, stabilire le connessioni e le relazioni fra gli stati di salute e le vicende di ordine economico, culturale e politico.

Sulla tradizione ospedaliera in Campiglia si trovano tracce nelle delibere del Comune già nei primi anni del secolo XV, quando è attestata l’esistenza di due ospedali quello di S. Antonio e quello dei SS. Iacopo e Filippo, retti dalle Compagnie della Madonna, del Corpus Domini e del Carmine.

L’Ospedale di S. Antonio, probabilmente verso la fine del XV secolo, venne abolito, infatti fonti documentarie attestano che nell’anno 1476 venne emessa una deliberazione che auspicava la soppressione di tutti quegli ospedali mal amministrati.

La documentazione relativa all’Ospedale dei SS. Iacopo e Filippo ci dice invece che aveva sede nel palazzo divenuto poi residenza del Comune di Campiglia e che nonostante avesse ricevuto dei lasciti – fra i quali quello di Venturino da Populonia – viveva stentatamente: nel 1649 correva il rischio di rovinare ed aveva penuria di letti e lenzuola.

Nel corso dell’Ottocento l’Ospedale dei Santi Iacopo e Filippo poté beneficiare di diversi lasciti che ne migliorarono le sorti economiche, tra i più importanti sono da segnalare quello di Rubino e del conte Angiolo Galli Tassi, morto a Firenze il 12 luglio 1863, che mediante testamento olografo nominò eredi universali di tutti i suoi beni gli Ospedali regi e comunali del Granducato.

Per l’Ospedale dei SS. Iacopo e Filippo, così come per la congregazione di Carità che lo amministrava, non abbiamo nessuna notizia degli Statuti originali. La fonte statuaria più antica risale al 1875 e riguarda già l’Ospedale di Maremma, istituito nel 1871 dopo la soppressione dell’Ospedale dei SS. Iacopo e Filippo e il relativo trasferimento in un nuovo edificio situato fuori le mura.

Pur finalizzato all’accoglienza gratuita dei soli cittadini di Campiglia affetti da malattie acute o croniche, l’Ospedale accettava come pazienti anche gli estranei al comune – salvo il rimborso della spesa – e i militari, ai quali vennero in seguito equiparati tutti i dipendenti statali, a retta giornaliera. Anche i cittadini non poveri, divisi in due distinte classi di reddito stabilite dal sindaco, erano accettati dietro pagamento di mezza retta o di una retta intera.

L’Ospedale di Maremma in Campiglia accoglieva pure le donne gravide occulte e legittime in prossimità del parto a norma del Regolamento, i gettatelli per essere inviati all’Ospedale destinato a riceverli, gli affetti da alienazione mentale e le affette da malattie venereo-sifilitiche.

Nel 1875 il personale dell’Ospedale era composto da un medico-chirurgo, un cappellano, un ragioniere, un guardarobiere e un cassiere. L’assistenza immediata era fatta da tre uomini e due donne, per quanto è possibile celibi, tutti nominati dalla Congregazione di Carità, dietro proposta del Presidente.

L’Ospedale di Maremma divenne autonomo nel 1938 e dal 1958 fu retto da un commissario prefettizio.

L’inventariazione dell’archivio dell’Ospedale rappresenta una precisa scelta culturale che non deve rimanere patrimonio esclusivo di pochi eruditi e studiosi di professione, ma che deve essere usufruita anche da un pubblico più ampio, per fornire educazione umana e civile.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 18 (maggio-giugno 2017)

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