Quarantacinque anni fa un’altra rivista venturinese

Correva il 19 dicembre 1968. Andavo a leggere (gratis) i giornali con la compiacenza di Iria, che gestiva un’edicola “storica”. Quella mattina mi avvertì che c’era una novità. Si trattava della rivista “Panorama Etrusco”. Pensai subito ad una pubblicazione edita nel grossetano e, invece, con una certa sorpresa, vidi che si trattava di una cosa nostra, stampata nella tipografia La Perseveranza di Piombino, diretta da Giuseppe Mannelli e da una redazione dove brillava il nome di Giorgio Calandra. “Questa la paghi” mi disse Iria. “Quanto?” chiesi. “Dugento lire”. La rigirai fra le mani cercando un posto dove sfogliarla e leggerla. Carta patinata, fotografie in bianco e nero, ben stampata. Solo la copertina era a colori. Vi si rappresentava la chiesa di Populonia, dominante il mare del golfo di Baratti. Populonia mater, giusto tributo agli Etruschi che campeggiavano nella testata. Era un periodico di cultura, attualità e informazione per «una iniziativa che racchiude in sé una buona dose di incognite e di incertezze. Una rivista giovane, che vuole imporsi per i suoi intenti e per gli scopi per i quali è nata».

Incognite ed incertezze legate, soprattutto, al sostentamento finanziario. Viveva delle vendite in edicola (buone e costanti) e degli abbonamenti (non mancarono). Una sorta di passaparola annunciava i nuovi numeri e l’attesa era palpabile. Non deluse le aspettative. Uscirono altri sei numeri nel 1969 e due nel 1970. Poi, chiuse i battenti. Curiosamente, l’ultimo numero venne dedicato ad un tema, allora, di grande attualità: la pianificazione urbanistica del comprensorio della Val di Cornia. A rileggere, dopo così tanti anni, gli argomenti trattati si può sorridere ma, al tempo, erano autentiche novità. Intanto, era l’unica rivista della zona.

Ci apriva “mondi” nuovi, con i pezzi di don Enrico Lombardi, dell’architetto Walter Martigli sull’urbanistica, di Alfio Cavoli sul banditismo maremmano, sulla letteratura con Carlo Cassola, Luigi Mascagni, Riccardo Marchi, sulla poesia popolare della Maremma e Piero Caprile sulla pittura. Carlo Guarnieri fu il primo pittore ad essere illustrato, anche Farulli, Maccari e Paride Pascucci, che ha eternato aspetti sociali della Maremma di altri tempi. Non tralasciava l’attualità, che trattava con il “bilancino”, come suol dirsi. Così, la contestazione del ’68 fondata sulle tre “M”: Marx, Mao e Marcuse, venne discussa da Aldo Arzilli, comunista, e Giuseppe Niccolai, missino. Oppure, il tema del disarmo della polizia con l’intervento del socialista Leonetto Amadei. La questione delle alluvioni che ciclicamente colpivano la zona; l’agricoltura e le sue crisi e, udite udite, il tracciato dell’autostrada Livorno-Civitavecchia, tutt’ora in auge. E, che dire, del Porto di Piombino? La riforma ospedaliera e della scuola. Perfino lo sport veniva trattato in modo nuovo. Poco si sapeva dell’hochey, del baseball e della scherma. Una rubrica intitolata “Teleobiettivo” trattava temi “scottanti”, con una fotografia e relativa didascalia a volte seria o sarcastica a seconda dell’argomento.

Una rivista indipendente nel senso vero della parola e, forse, pagò per questa voglia di autonomia. L’ultimo numero doveva essere sostenuto dai Comuni della zona, solo Campiglia mantenne la promessa. Così si chiuse la sua avventura editoriale. Rimane il ricordo di una rivista prestigiosa, che cercò «di vivacizzare i problemi locali, promuovere delle iniziative atte a migliorare la vita della terra che ci ha dato i natali».

Il che non è poco, conveniamone. Dopo quarantacinque anni il testimone passa alla nuova rivista “Venturina Terme” alla quale si deve augurare il meglio possibile.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 3 (novembre-dicembre 2014)

Gianfranco Benedettini

Gianfranco Benedettini

Autore di numerose pubblicazioni di storia locale riguardanti il territorio della Val di Cornia e soprattutto del Comune di Campiglia Marittima, si è occupato principalmente della storia politica e sociale del Novecento.

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