Figlio di Francesco di Lazzaro e di Filippa Serpenti, nacque a Lucca negli anni ’70 del XIV secolo: nel 1372 secondo alcune fonti, nel 1376 secondo altre. La famiglia paterna era una consorteria tra le più importanti della scena economica e politica lucchese del tardo medioevo, dedita alla mercatura ed ai commerci. La madre, tuttavia, era imparentata con gli Antelminelli e questo aveva portato ricchezza fondiaria e lustro nobiliare ai Guinigi.

Ultimo di cinque figli maschi, il giovane Paolo non era destinato ad ereditare né la guida della famiglia né il ruolo politico nel frattempo assunto dal padre e trasmesso al fratello Lazzaro. Egli fu indirizzato alla mercatura e dunque inviato nelle Fiandre presso i fondaci della società di famiglia: è attestato a Bruges dal 1390 al 1392. Nel marzo 1393 è di nuovo in patria dove comincia la partecipazione alla vita politica cittadina: in un contesto in cui i membri della sua famiglia, ed in particolare il fratello Lazzaro, erano di fatto i detentori del potere attraverso le istituzioni repubblicane, Paolo fece parte del Consiglio Generale, fu eletto tra gli Anziani e ricoprì in più occasioni la carica di commissario e vicario nei territori soggetti a Lucca.

L’aprirsi del nuovo secolo sembrò determinare il crollo della famiglia Guinigi: Lazzaro fu assassinato dal fratello Antonio e molti dei membri maschi più attivi furono falcidiati dalla peste. Lo stesso Paolo si ammalò nell’estate del 1400 e si temeva per la sua vita. Nell’autunno successivo, ormai ristabilito ma di fatto ultimo esponente della potente famiglia, con l’aiuto di due fidati collaboratori, Guido Manfredi e Giovanni Sercambi, riuscì con un colpo di stato a prendere il dominio sulla città.

Rimase al potere fino al 1430, mantenendo una linea politica interna assai rispettosa dell’ordinamento istituzionale repubblicano, pur con qualche assestamento in direzione signorile; in politica estera Paolo fu sempre alla ricerca dell’equilibrio con i suoi potenti e scomodi vicini: il Comune di Firenze, il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.

Proprio il volgere di questi equilibri nell’estate 1430 determinò la fine della signoria guinigiana: il riaccendersi della guerra con Firenze che ambiva alla conquista di Lucca spinse Paolo Guinigi a chiedere aiuto a Filippo Maria Visconti, Duca di Milano. Questi finse di inviare in suo aiuto il condottiero Francesco Sforza con il quale Firenze avviò subito trattative per avere mano libera sulla città. Lo Sforza, tuttavia, accordatosi con un gruppo di cittadini che congiuravano contro il signore, arrestò Paolo la notte di Ferragosto 1430 e lo condusse prigioniero a Pavia con i suoi due figli maschi più grandi. Qui il signore di Lucca morì nel 1432.

Noto per il suo mecenatismo e per lo sfarzo della piccola corte lucchese, Paolo aprì le porte della città ad ingegneri ed artisti assai noti. Il più famoso fu Iacopo Della Quercia, autore del monumento funebre alla seconda moglie del signore lucchese: Ilaria del Carretto, sposa amatissima morta di parto nel dare alla luce la secondogenita del Guinigi. In prime nozze Paolo aveva sposato Caterina Antelminelli, pronipote di Castruccio Castracani e recante una dote ricchissima: poco più che bambina, la sposa morì di peste poco dopo le nozze e il matrimonio servì dunque solo per portare ai Guinigi una ulteriore porzione dei beni fondiari degli Antelminelli, dopo quelli giunti grazie a Filippa Serpenti. Successivamente Paolo ebbe altre due mogli: Piacentina di Rodolfo da Varano e Iacopa Trinci. In tutto il signore lucchese ebbe sette figli (tre maschi e quattro femmine) ed un ottavo illegittimo, Stefano, avuto da una schiava.

Il giudizio storico è stato in passato assai duro con Paolo Guinigi: ne è stato spesso condannato l’operato, avulso dalla tradizione repubblicana della città. Oggi invece se ne sottolinea la capace opera di amministratore e di politico: sotto il suo governo fu intrapreso un tentativo di razionalizzazione dell’intero sistema politico comunale.

Nel complesso si può affermare che la parabola di Paolo Guinigi sia quella esemplare di un signore rinascimentale toscano: impegnato nella conduzione economica e politica dello stato considerato un dominio personale, aperto alle suggestioni dell’arte e della cultura, impotente contro interessi politici più cospicui e capaci di convogliare contro il signore malumori interni e ambizioni esterne.

Alessandra Potenti

Alessandra Potenti

Alessandra Potenti, Dottore di ricerca in Storia Medievale, ha al suo attivo monografie ed articoli incentrati principalmente su temi di storia economica e sociale in età tardo medievale. Allieva di Michele Luzzati e Marco Della Pina, ha ricoperto per alcuni anni il ruolo di assistente alla cattedra di Storia Economica Medievale presso l’Università di Pisa. Attualmente impiegata presso l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale con l’incarico specifico di gestione della Fortezza Vecchia di Livorno, continua a svolgere ricerca storica per interesse personale.

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