Populonia oltre gli Etruschi

Alla scoperta dell’insediamento medievale tra archeologia e archivi

Populonia è da sempre nota principalmente per il suo passato di città etrusca, per le necropoli e per la sabbia scura e lucente ricca di scorie ferrose, che testimoniano l’intensa attività siderurgica che si svolgeva lungo la marina di Baratti. Molto più lungo è stato però il suo cammino nella storia.

Il medioevo di Populonia è finora l’aspetto meno studiato dagli storici e dagli archeologi, forse per il fascino derivante dalla scoperta delle antiche necropoli e dei loro potenziali tesori, forse per una sorta di timore reverenziale nei confronti del solitario e arroccato borgo, che è anche il luogo in cui le fasi medievali sono più evidenti e tangibili.

Ad ogni modo, la Populonia medievale e post medievale merita di essere scoperta, conosciuta e narrata, ed è quello che cercheremo di fare attraverso l’archeologia e i documenti d’archivio.

Un punto nodale per la comprensione di questa fase storica è il popolamento. Per molto tempo si è ritenuto che Populonia, dopo i fasti dell’epoca etrusca e romana, fosse stata completamente abbandonata, ma così non è, come risulta evidente da una lettura attenta dei dati derivanti dagli ultimi quindici anni di scavi.

Dalle indagini condotte sull’acropoli durante le campagne 2002-2008 e 2010, sono emerse tracce di abitazioni risalenti al periodo compreso tra il nono e l’undicesimo secolo. Si tratta di case povere, costituite da uno zoccolo di muratura a secco e alzato in materiali semplici (legno, canniccio, paglia, legati da terra compattata), una strada con tracce di carro e sepolture databili fra l’ottavo e il quattordicesimo secolo. Ma l’elemento più importante è la calcara – struttura per produrre calce bruciando pietre calcaree – attiva quasi fino alla fine del dodicesimo secolo, che insieme alle molte fosse scavate in prossimità degli edifici antichi per recuperare pietre e marmo testimonia il fatto che, in quel periodo, riprende l’attività costruttiva di Populonia. Inoltre, la presenza di ceramiche di importazione indica la vitalità dei commerci e dei contatti con altre aree geografiche.

Dati interessanti vengono anche dalla zona di San Cerbone Vecchio, che si trova sul lato est del Poggio del Castello, in terreno privato. Gli scavi condotti fra il 1998 e il 2003 hanno messo in luce alcune abitazioni di epoca medievale (XI-XII secolo), chiaro segnale di ripresa del popolamento, come testimoniato anche dal contratto del 1147 relativo alla vendita di due terreni in confinibus Populonii (nei confini di Populonia) e infra urbem Populonii (all’interno della città di Populonia), uno per la coltivazione e l’altro per la costruzione di una casa. Nell’area sono anche presenti due edifici sacri, databili dal Quattrocento al Cinquecento, costruiti probabilmente dagli Appiani, Signori di Piombino dal 1399 al 1628. L’area è fra l’altro legata al toponimo, San Cerbone Vecchio, che richiama il culto del vescovo santo vissuto fra il quinto e il sesto secolo, ed è il punto di arrivo della viabilità medievale che collegava il Porto di Baratti (ed il castellum attestato a partire dal 1117) alla zona sommitale; l’attuale strada per Populonia infatti venne realizzata nella prima metà del XIX secolo.

Ma la testimonianza medievale più evidente è certamente il borgo di Populonia, in particolare la Torre e la Chiesa.

La Torre è una struttura di avvistamento, probabilmente parte del sistema difensivo con cui la Repubblica di Pisa controllava la costa da nord a sud, e viene costruita nella metà del XII secolo per difendersi dai Genovesi e dagli attacchi di pirati e corsari Saraceni e Turchi (dal XVI secolo). Attorno a questa, gli Appiani costruiscono la fortificazione quadrangolare che ingloba la Torre, costituendo un’ulteriore difesa e sottolineando l’importanza strategica di Populonia.

Per la Chiesa di Santa Croce, nota come pieve, non abbiamo testimonianze certe. Del primo impianto, che sembra architettonicamente riferibile ai secoli XI-XII, si riconosce la struttura ad aula con tetto a capanna, l’ingresso laterale sormontato da architrave con croce incisa e la monofora sul lato nord. Le cappelle laterali furono aggiunte successivamente. La pieve doveva servire alla cura delle anime degli abitati sparsi che si trovavano nelle colline circostanti e, come spesso accadeva, finì per attirare attorno a sé il popolamento, così, quando tra fine XIV e XV secolo, gli Appiani costruirono il borgo, lo fecero nel punto che già costituiva un riferimento essenziale nel territorio, per la presenza della pieve e della struttura difensiva.

Il borgo ha le caratteristiche delle terre nuove o castelli basso medievali, fondati per colonizzare o ripopolare un territorio, si trova infatti su un pianoro (in questo caso ricavato probabilmente dalla regolarizzazione di un affioramento di roccia scistosa) e presenta un impianto urbano regolare organizzato con assi viari ortogonali.

La ricerca sulla Populonia medievale e postmedievale prosegue con le ricerche d’archivio.

Il Fondo Desideri, conservato presso la Biblioteca Comunale Guarnacci di Volterra, è una raccolta di documenti eterogenei, dal XVII al XX secolo, riguardanti principalmente il borgo e i terreni che costituivano la grande fattoria di Populonia, attiva dai tempi dei Desideri (famiglia che controlla Populonia dopo la fine della Signoria degli Appiani) fino al 1963. Le ricerche sono ancora in fase iniziale ma stanno già fornendo dati interessanti e spunti nuovi.

Lettere, libri dei conti, libri delle masserie, cause legali, contratti, articoli di giornale, disegni, che raccontano la vita quotidiana del Castello, la nascita dell’allora Nuovo Frantoio, attuale sede del Museo etrusco di Populonia-Collezione Gasparri, le dispute per i confini o per i diritti di pascolo e legnatico con le comunità di Piombino, gli inizi delle ricerche archeologiche da parte di Alessandro François, ma anche le vicende private della Famiglia Desideri, che viveva fra Populonia, Pisa e Volterra.

Scopriamo ad esempio che, per la costruzione del Nuovo Frantoio, realizzato da Curzio Desideri nel 1882, furono fatte arrivare da Cecina 6.000 pianelle di cotto per il pavimento, che furono pagate 4.800 lire «al Sig. Malenchini di Firenze per importare di una locomobile semifissa della forza di cinque cavalli, provvista per il nuovo Frantoio e Molino», e che quindi la Fattoria di Populonia era tecnologicamente avanzata, avendo un frantoio automatizzato con macchina a vapore.

E ancora, che la ricerca archeologica dei resti etruschi e romani non era solo una questione di pura erudizione e amore per la storia, ma un affare da trattare con attenzione: «essendo stata trattata fra gli Illustrissimi Signori Orsola Desideri e Giovanni suo figlio una società di scavi con il Sig. Alessandro François da eseguirsi nella Tenuta di Populonia, ad oggetto di rinvenire oggetti antichi, la medesima è restata fissata ai seguenti patti e condizioni… gli oggetti tutti rinvenuti si divideranno due terzi ai Signori Desideri e un terzo al François».

Nomi di luoghi, persone e persino di animali, riaffiorano dalle pagine logore, facendo rivivere ancora una volta chi ha contribuito inconsapevolmente a tramandarci la storia di Populonia.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 14 (settembre-ottobre 2016)

Laura Peruzzi

Laura Peruzzi

Laureata in archeologia Medievale a Firenze nel 2004, svolge dal 2009 l'attività di Archeologa libera professionista. Si occupa di ricerca storica della Val di Cornia a partire dal 2011, concretizzando questo interesse nel 2016 attraverso la collaborazione con la rivista "Venturina Terme" ed operando anche come guida turistica.

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