Porto Barattori

E le sue fortificazioni nel corso dei secoli

Il golfo di Baratti è uno dei luoghi turistici più noti della Val di Cornia, per le necropoli etrusche, la lunga spiaggia, la bella pineta ed il caos estivo, ma pochi sanno che in epoca medievale fu anche sede di un castello, posto a controllo del porto, attivo fin da epoca etrusca per il commercio del ferro e di molti altri prodotti.

Il toponimo Baratti ha certamente origini medievali ed è presente nei documenti in varie formulazioni, fra cui Baractuli, Barattoli, Barattori, Baratto. Esso deriva probabilmente dal nome personale, di origine longobarda, Baratto.

La prima attestazione della presenza di un castello presso Baratti risale al XII secolo, quando un atto notarile viene scritto «Porto Barattori infra ipsum castellum» (Porto Barattori sotto lo stesso castello). Con questo documento, del 23 Aprile 1117, i conti gherardeschi Goffredo, Roberto e Tedice IV, figli del fu Ugo II, concessero in usufrutto alla vedova del padre, la pisana Ermengarda del fu Ildebrando Visconti, le loro porzioni del castello.

Si tratta probabilmente di un castello fatto erigere dal vescovo di Massa Marittima. La sede della diocesi si trovava infatti a Populonia fino al 1062, quindi il vescovo mantenne qui alcuni possedimenti. La proprietà e i diritti sul castello e sulle rendite derivanti dai terreni erano divisi fra la mensa vescovile di Massa Marittima ed i conti Gherardeschi.

L’ultima menzione del castello è in un documento del 3 Giugno 1316, quando, in relazione ai confini del castello di Biserno, si citano i «confines castri Portus Baractuli» (confini del castello di Porto Barattoli). Successivamente, i documenti citano il porto di Baratti ma non il castello, facendoci così pensare che, dopo tale data, venga abbandonato o distrutto. Di questo castello non esistono tracce archeologiche sicure, dobbiamo quindi affidarci ai documenti e alla lettura storica del paesaggio.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato di poterlo individuare addirittura sul Poggio del Castello, dove sorge l’attuale castello di Populonia, sulla collina soprastante Baratti, altri invece individuano una separazione giuridica fra la parte alta, dove il popolamento si concentrava fra Populonia e il monastero di San Quirico, e la parte bassa.

Presso il porto è attestata una pieve nel 1289, la Plebs de Portubaractoli (Pieve di Portobarattoli), ma certamente preesistente. Inoltre, i ritrovamenti archeologici dell’Università dell’Aquila (fra 2006 e 2011) hanno individuato, nei pressi della chiesetta di San Cerbone, le strutture del primo impianto della chiesa e un ampio cimitero (319 sepolture) attivo fra XII e XIV secolo, che indica quindi l’esistenza di uno stabile insediamento portuale. Infine, nel 1305 la Repubblica di Pisa effettua lavori di sistemazione dell’area portuale, fra cui la costruzione di un nuovo molo, a conferma della vitalità del porto di Baratti durante il medioevo, e quindi del relativo insediamento.

Vista la necessità di difendere la zona portuale e visto che dalla collina in cui si trova il castello di Populonia non si vede il porto di Baratti, è più logico che il castello di Porto Barattori si trovasse nella parte bassa e non sul Poggio del Castello. La struttura turistica nota oggi come la Torre di Baratti, proprietà privata con uliveto soprastante il porto, situata su un pianoro sopraelevato, potrebbe essere la sede adatta dove individuare il castello.

Da qui si ha infatti una buona vista su tutto il golfo, la conformazione orografica funge da difesa naturale, e consente il controllo della viabilità verso Populonia. La struttura, di cui non è possibile leggere la muratura a causa del nuovo intonaco, è costituita da due corpi di fabbrica, un’alta torre a pianta quadrata e un altro edificio ad essa addossato, compare nel catasto leopoldino del 1821 come la Casaccia, ed è quindi impropriamente denominata la Torre di Baratti, nome che, nella cartografia disponibile dal XVI secolo in poi, è sempre riferito alla torre presso il porticciolo, oggi vicina al ristorante Canessa. Già negli anni ‘90, il prof. Fabio Redi, dopo aver effettuato una ricognizione nella proprietà, avanzò questa ipotesi. Naturalmente solo uno scavo archeologico potrebbe fare chiarezza.

Il nome di Torre di Baratti spetta dunque alla struttura che si affaccia sul porto. Si tratta di un edificio a pianta quadrata, con rinforzo a scarpa e tetto a padiglione. Costruita in pietra sbozzata e con cantonali ben squadrati, oggi si presenta parzialmente inglobata fra edifici moderni e la muratura, solo parzialmente leggibile perché intonacata, evidenzia numerose risistemazioni (alcune finestre non originali, rattoppi nella muratura). La costruzione viene attribuita agli Appiani e ascritta al XV secolo.

Ma, in un documento del Fondo Cardarelli nell’Archivio Storico della Città di Piombino, si parla della costruzione della fortezza di porto Baratti nel 1585, da parte di Giovanni Maria Calametti di Populonia che, avendo pagato le spese dell’avvio dei lavori, richiede la restituzione del denaro («Giovanni Maria Calametti, umilissimo vassallo e servitore di Sua Eccellenza Illustrissima, essendo stato principiatore della fortezza del porto di commessione di Sua Eccellenza Illustrissima Bonae Memoriae al quale da me con tutto il core fu fatto quella pocha di muraglia e principio e speso e’ denari che da detta Sua Eccellenza Bonae Memoriae fu commisso mi fussino dati dal canovaio di Piombino come ancora spesone di mio propio con molte fatiche e disagi duratovi»)

Giovanni Maria Calametti compare in diversi documenti relativi a Populonia e risulta essere il responsabile della guardia della fortezza del borgo fino al 1574. Si tratta di un personaggio importante della comunità, tanto da partecipare in prima persona alle spese per la costruzione di questa nuova torre.

Nel testo si rivolge al Principe di Piombino, una volta con la dicitura Sua Eccellenza Illustrissima e, una seconda, aggiungendo Bonae Memoriae. Siamo nel dicembre 1585, Jacopo VI Appiani è morto da 7 mesi, e Calametti scrive al successore Alessandro Appiani in riferimento all’opera commissionatagli dal defunto Jacopo VI, a cui si riferisce la formula Bonae Memoriae.

Nel documento si parla di una fortezza presso il porto, ci si riferisce alla costruzione della Torre o dobbiamo immaginare che la torre esistesse già e che si parli qui di un’ulteriore fortificazione a difesa di quest’ultima, oggi completamente scomparsa? è abbastanza comune che nei documenti medievali e moderni si usi indifferentemente il termine fortezza per indicare una torre. Inoltre, nella risposta a questa richiesta di Calametti, leggiamo che viene usato il termine torre e non fortezza («l’Auditore provveda che ognuno habbia il suo, col fargli saldare i suoi conti e con quel che occorre e quel che si gli doverà, lo paghi Piero Buzzaglia al conto di detta torre»).

Quindi, se l’interpretazione del documento è corretta, parrebbe attestare che la costruzione della torre di Baratti sia avvenuta alla fine del XVI secolo e non nel corso del XV secolo come finora ritenuto. Passando in rassegna la cartografia disponibile, notiamo che la torre compare per la prima volta in una mappa databile fra 1590 e 1610, nella quale, in corrispondenza della scritta Baratti, vediamo raffigurata una torre.

In un’altra mappa, genericamente datata alla seconda metà del XVI secolo, vediamo chiaramente indicata solo Populonia (lettera C della legenda) ma non la torre del Porto di Baratti; sono invece presenti la Torre Nuova (lettera Y della legenda) e la Torre del lago di Campiglia, oggi Torraccia (numero 6 della legenda).

Possiamo pensare che la torre di Baratti non sia rappresentata perché non ancora esistente? È possibile e, dato che questa mappa si data alla seconda metà del XVI secolo, potrebbe rappresentare la fase subito precedente alla costruzione che, secondo il documento, risalirebbe al 1585 circa e che viene rappresentata nella successiva pianta datata fra 1590 e 1610.

La Torre di Baratti, restaurata sotto Pietro Leopoldo Lorena (1765-90), svolge anche la funzione di dogana almeno a partire dal 1817, con la costruzione di un’altra struttura adiacente, e nelle vicinanze è presente anche una casa di sanità, nel 1825-26. La torre verrà disarmata dopo l’Unità d’Italia, passando poi al demanio civile e divenendo infine proprietà privata.

Questo breve excursus sulle fortificazioni di Baratti deve anche farci riflettere sulla facilità con cui si perdono o si spostano i toponimi. Nel nostro caso l’attribuzione, apparentemente innocente, di un nome ad una struttura ricettiva, sposta di “soli” 400 metri il nome di Torre di Baratti, eppure, trattandosi di due realtà così diverse (un ipotetico castello di XII secolo e una torre costiera di fine XVI), un dato come questo, se non registrato, può causare grande confusione, e chissà quante volte ci affanniamo, facendo ricerca storica, a riflettere su vicende che non comprendiamo a causa di nomi di luoghi ormai perduti.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 23 (marzo-aprile 2018)

Laura Peruzzi

Laura Peruzzi

Laureata in archeologia Medievale a Firenze nel 2004, svolge dal 2009 l'attività di Archeologa libera professionista. Si occupa di ricerca storica della Val di Cornia a partire dal 2011, concretizzando questo interesse nel 2016 attraverso la collaborazione con la rivista "Venturina Terme" ed operando anche come guida turistica.

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