I verbali del processo per la rissa scoppiata in strada tra due preti di Campiglia la sera del 28 luglio 1610

Tra i registri delle cause criminali del tribunale vescovile di Massa Marittima, ce n’è una che riguarda una rissa scoppiata a Campiglia, la sera del 28 luglio 1610, tra due preti del posto, don Piero Cavalcanti e don Francesco Petriccari. Pare che don Francesco avesse una relazione con una certa Profazia, la quarantunenne moglie di Giulietto Bigelli, che a Campiglia era conosciuto col soprannome di “Pelacchia”, e che si recasse spesso a farle visita a casa sua quando il marito di lei non c’era. Quella sera fatidica però, don Piero, dopo aver cenato, era uscito a fare una passeggiata per sfuggire all’afa di quella calda estate. Non vi anticipiamo i dettagli della vicenda. Riportiamo di seguito la trascrizione dei verbali degli interrogatori, con tutte le domande poste ai testimoni e le loro relative risposte.

Addì 6 agosto 1610 

Venne a notitia della Corte episcopale come, sotto li 28 del mese di luglio prossimo passato o in altro più vero tempo, passando prete Piero Cavalcanti per suoi negotii avanti la casa di donna Profatia di Giulietto da Campiglia, femmina di prete Francesco Petriccari, et essendo li suddetti prete Francesco et Profatia nell’uscio di sua casa, cioè della detta donna, quando l’istesso prete Piero fu a quel pari, il Petriccari disse a prete Piero: “che guardi?” Con parole talmente ingiuriose che vennero alle mani, percotendosi l’un l’altro di più pugno et, oltre a questo, detto prete Francesco trasse a prete Piero più sassi, accompagnandolo in questo modo per la terra con pubblico scandolo. Per il che il Molto Reverendo Signor Vicario sedente commesse chiamarsi per informatione del fatto detto prete Piero et procedersi…

Addì 8 agosto detto 1610

Prete Piero di Giovanni Cavalcanti da Campiglia, con suo giuramento:

D. Che differentia habbi havuto alli giorni passati con prete Francesco Petriccari.

R. «Signore, io non ho havuto niente seco, perché gli ero amico, come so’ stato sempre da quel tempo in qua che cominciai a cognoscerlo; se non che, una sera doppo l’haver cenato, uscendo di mia casa per pigliare un poco di fresco, me n’andavo verso le mura, et quando fui alla casa d’un certo Giulietto, dove dentro era prete Francesco, nel passare che feci, detto prete Francesco mi si voltò dicendomi: “che guardi? Che vai cercando merdoso?” Io (risposi) che andavo per li fatti miei, non guardavo alli suoi, e che mi lassasse stare et attendesse a’ fatti suoi, dandoli sempre del voi come conveniva. Egli, replicandomi, diceva che li davo fastidio e che, quando lui ci era, non voleva che io ci passassi, et io (risposi) che volevo passarci e che serrasse l’uscio se gli davo fastidio, perché alli fatti d’altri non ci attendevo. All’hora prete Francesco uscì fuori della detta casa con un bastone in mano, venendo alla volta mia per volermi dare. Io (gli dissi) che guardasse quel che faceva, perché haveremo fatto a darcene. Prete Francesco (rispose) che non volea in alcun modo che io passassi per quel luogo. Io (dissi) che volevo che Monsignore (vescovo) sapesse questo fatto. Prete Francesco mi replicò dicendomi “spione”, io (risposi) che mentiva per la gola [“mentire per la gola” significava mentire spudoratamente] e che spione era lui, et in questo, alzando il bastone, mi trasse d’un colpo quale mi percosse nel costato, sotto il braccio manco.

Et perché mi trovavo in mano un pezzo di stiappa di tavola, anch’io cominciai a trarli, et in questo modo ci scapriccimo [vuole dire “ci scapricciammo”, cioè “ci sfogammo”], menandoci l’un l’altro più colpi. Et perché m’indirizzai dipoi verso casa mia, il detto Petriccari mi tirò più sassi dietro, ma senza cormi [“cogliermi”, nel senso di colpire il bersaglio], né altro seguì [accadde]».

D. Quel che havesse che trattare detto Petriccari con quel Giulietto, nella casa del quale, come ha asserito, si ritrovava quando che egli passò et s’attaccò la rissa.

R. «Ci va così, a spasso, et bisogna domandarne a loro quel che vi facci».

D. Se Giulietto o altre sue persone [suoi familiari] si ritrovassero in detta casa mentre seguì questa rissa.

R. «Signore no, non vi si ritrovava altri che la sua moglie e una sua ragazza [figlia]».

D. Come abbia nome la moglie e ragazza del detto Giulietto.

R. «La moglie Profatia et la figlia Francesca, d’età d’anni dodici in circa».

D. Che interesse sia tra prete Francesco e donna Profatia, et dica la verità recordandosi il pregiudizio del giuramento.

R. «Non so altro se non che tra loro burlano et prete Francesco ci passa spesso dalla casa di questa donna».

D. Se detta Profatia sia reputata e tenuta donna di mala e trista vita.

R. «Già qualche anno (fa) ha dato scandolo, ma hora non lo so».

D. Se di questa pratica tra detti prete Francesco e Profatia per la terra di Campiglia se ne mormora.

R. «Dicano che quel che ha fatto prete Francesco l’habbi fatto per gelosia che ha havuto di me e più oltre non so, perché non converso con persone che sappino questi fatti».

D. Chi fusse presente a questa rissa.

R. «A punto nel termine che cominciamo a perquoterci, vi si abbattè Iacopo di Giovanni, detto “Coraccio”».

D. Se Profatia et la figlia potessero vedere il tutto e sentire.

R. «Potettero sentire, ma quando ci percossemo non possettero vedere, perché eravamo dietro casa sua dove non è… né di fenestre né di usci, ma credo bensì che prete Francesco habbi riferito il tutto alla Profatia».

D. Se doppo che è seguita questa rissa sappi che prete Francesco sia stato in casa della detta Profatia, già che ha detto che bisogna che egli habbia detto il tutto a detta Profatia.

R. «Io non l’ho veduto in casa, ma bensì ve l’ho veduto passare».

Addì 19 settembre 1610

Profatia di Giulio teste, per informatione della corte… et con suo giuramento:

D. Perché causa non sia comparsa alli giorni passati quando fu citata con cedola per Orlando pubblico messo della corte di Campiglia.

R. «Non potetti perché avevo mio figlio malato gravemente».

D. Perché al presente non venisse quando è stata di nuovo citata dal detto Orlando, havendo… volsuto aspettare la cattura.

R. «Perché facevo il pane et havevo l’acqua nel fuoco».

D. Se cognosce prete Francesco Petriccari.

R. «Lo cognosco per (averlo) veduto per la via».

D. Se sa che habbi havuto rissa a’ giorni a dietro con prete Piero.

R. «Signore, io non ne so niente, so che l’ho veduti sempre amici et stare insieme, et magnare in casa di prete Piero».

D. Come neghi non sapere la rissa passata tra di loro li 28 luglio passato, quando che seguì contigua alla sua casa.

R. «Io non ne so niente, et le donne non stanno a vedere li fatti del’homeni».

Dettoli che non può negare questo negotio, che sa molto bene che prete Francesco quando era in sua casa, passando dal suo uscio prete Piero, attaccò seco la rissa, pensando che stesse a osservarlo.

R. «Non è cosa che io sappi, et altro che a dare l’acqua benedetta non vi è stato in casa mia prete Francesco, sì bene che v’è passato più volte come fanno l’altri».

D. Se li detti prete Francesco e prete Piero sieno al presente amici e trattino insieme come è solito del’amici.

R. «Io non ne so niente et non posso dirne niente».

Monita a voler dire il vero, perché la corte è informata che la causa perché nega depende dall’interesse carnale che ha con prete Francesco e che perciò non la facci più longa, altrimenti entrerà pregione e serà condotta a Massa.

R. «Non ho che trattare con prete Francesco come dite et ne posso pigliare ogni giuramento et la verità ve l’ho detta… detto prete mi parla et io li rispondo honestamente et di questa rissa che mi havete detto l’ho inteso dire per la terra, come si fa, et altro non ne so…»

D. Se quel bastone che havea prete Francesco in questa rissa lo cavasse di casa della detta Profatia o l’havesse portato seco.

R. «Io non l’ho veduto, né con bastone né altrimenti. Io non so altro che quanto vi ho detto».

Doppo di poi la prefata donna Profatia, per mezzo di suo giuramento come sopra, disse recordarsi che:

«La sera della seguita rissa tra i detti prete Francesco et prete Piero, che fu tra l’Ave Maria delli morti et de vivi [si riferisce ai rintocchi delle campane della chiesa che avvenivano ad orari diversi, tra il crepuscolo e le prime ore di buio], il detto prete Francesco venne in mia casa, al’uscio, et mi domandò se vi era Sandro, mio figlio, et io resposi che no et, dettoli quello che volea, mi respose che haverebbe volsuto che l’havesse caricato certi… di non so che luogo, et in quello passò prete Piero, tre volte di qua et là, et prete Francesco se li voltò dicendoli “mi hai veduto?” Et scese quelli scaloni del palchetto di mia casa et andorno verso la Rocca, dietro alla mia casa, et sentii romore di corse, ma non possei vedere, che la mia casa non ha fenestre, et prete Francesco havea un bastoncello in mano, et dipoi sentii dire pubblicamente che s’erano dati, che è quanto ve posso dire».

Addì 2 ottobre 1610

Iacomo di Giovanni, detto “Coraccio”, da Campiglia, testimone con suo giuramento per informatione della corte:

D. Perché causa non sia comparso più presto a questa corte, sendo stato chiamato molti giorni per comparire.

R. «Perché io ero fuori et non potevo venire che havevo paura delli sbirri, essendo imputato del gioco».

D. Se sa la causa sopra di che dev’essere esaminato.

R. «Signore no, se io sto fuori non posso saperlo».

D. Se cognosce prete Francesco et prete Piero da Campiglia.

R. «Io li cognosco».

D. Se sa che fra questi, sino li 28 di luglio passato o in altro più vero tempo, nascesse certa rissa contiguo alla casa di detta Profatia di Giulietto da Campiglia.

R. «Signore no».

D. Come possi negare questo, quando che egli s’abbatté del tempo et nel luogo che sopra se l’è detto, mentre che detti preti erano alle mani et si percotevano alla peggio.

R. «Io non ho veduto queste cose et quando mi faceste chiamare a Campiglia non venni perché havevo paura di quella giustizia».

D. Chi fusse in sua compagnia quando questi preti si percotevano.

R. «Se io non ci ero non il posso dire».

D. Perché vogli stare nella negativa et dire non essere stato, quando che la corte sa che vidde et sentì mentre li detti preti erano alle mani e che perciò avvertisca bene che se non si resolve a venire al buono e dire il vero resterà pregione.

R. «Io non ho veduto et se bisognerà stare in pregione ci starò, ma l’animo mio non è di starci».

D. A quante hore della notte potette seguire questa rissa.

R. «Io non lo so dire perché non c’ero».

D. Chi l’habbi avvertito che neghi come sin qui ha fatto.

R. «A me non l’ha detto nissuno».

D. Se di questa rissa n’habbi sentito trattare nella terra di Campiglia.

R. «Signore no».

Comparso, anzi consituto nella cancelleria, prete Francesco Petriccari di Campiglia et con suo giuramento secondo l’uso sacerdotale:

D. Se cognosce in Campiglia una donna Profatia di Giulietto.

R. «Signore sì, per nome et per vista, ma non in mala parte».

D. Dove questa donna habiti nella terra di Campiglia.

R. «Habita in Castello».

D. Quanto tempo sia che ha pratica di detta donna.

R. «è un mondo di anni che cognosco lei et il marito, che non credo havessi quindici anni quando cominciai a cognoscerli».

D. Che donna sia questa et se sia reputata buona o gattiva.

R. «Io quanto a me non lo so, perché non è cosa che io cerchi».

D. Come dica non saperlo, sendo che esso sia di Campiglia e che già confessa cognoscerla per tanto tempo, che verosimilmente può et deve sapere in che concetto sia.

R. «è tanto tempo che la cognosco, ma non per questo so se gliè donna da bene o altrimenti, perché attendo a’ fatti miei et non cerco più altro».

D. Come spesso sia stato solito per il passato passare avanti alla casa della detta Profatia.

R. «Ci sono passato la state, per corre il fresco, sendo luogo alto, et altre volte per li fatti miei».

D. Se sia stato mai in casa della suddetta donna.

R. «Non mi recordo, può essere che io sia stato o a comprare prugnoli dal marito o a chiamare il figlio che mi venghi a portare grano o qualche altra cosa».

D. Quello che vi fusse andato a fare li 28 luglio passato e quel che da essa pretendesse.

R. «Non mi ricordo esserci stato, ma se pur vi sono stato può stare che vi sia andato a chiamare il suo giovane, che mi portasse un poco di grano».

D. Se prete Piero Cavalcanti l’habbi mai trovato nel tempo che di sopra se l’è detto in detta casa e quello fusse andato a fare.

R. «Io non so che prete Piero m’habbi trovo in casa nissuna».

Dettoli che si recordi che la rissa passata tra di esso et prete Piero, li 28 luglio passato, hebbe origine dal’essere stato trovato e scoperto in detta casa di Profatia, donna di mala vita et della quale esso… si serve per femmina, con molto scandolo di quella terra.

R. «Non è vero, et dice le bugie, perché posso giurare et sacramentare che non ho da trattare con donna, et fra me et prete Piero non so che ci sia stata rissa».

D. Perché causa, mentre detto… si trovava con donna Profatia nel’uscio della casa di detta donna, li 28 luglio come s’è detto, egli senza proposito dicesse a prete Piero, mentre egli passava per i suoi fatti, quel che guardava, aggravandolo di parole ingiuriose, talmente che vennero alle mani et a perquotersi.

R. «Io non ho veduto prete Piero in quel tempo et non l’ho percosso, né havevo occasione di dire queste cose, perché non ho che trattare con donne».

D. Come voglia mettersi a negare un fatto così pubblico e seguito con tanto scandolo di quella terra, che ben si recorda che dalle parole vennero a’ fatti, egli armato di bastone, prete Piero di stiappa, e che in questo modo si percossero aspramente, venendo dipoi a’ sassi, et con dire sempre che non volea che detto prete Piero passasse per quella strada, spinto dalla gelosia di questa donna.

R. «Son cose inventate da qualche maligno, et non sono stato».

Avvertito a volerlo confessare, perché non solo prete Piero, ma altri anchora han deposto il fatto come sia passato, che lo dica perché altrementi converebbe stare pregione et patire sin tanto che si venisse al vero.

R. «Chi ha detto queste cose ha detto le bugie, perché non son vere e la verità sta così, che essendo io andato a casa della donna per vedere se ci era il figlio che mi portasse certo grano, passò prete Piero et, vedendo che mi guardava come se io fussi andato in quel luogo per fare qualche male, venendomi collera, gli dissi: “che guardi?” Et esso: “guardo quel che mi pare”. Io (risposi) che andasse a’ fatti suoi, che non erano cose che convenissero et che pensava a quel che non era, et con queste parole alzamo un poco la voce et non possei far di meno, perché detto prete Piero vi era passato tre o quattro volte continuatamente. Io non posso dire altro».

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 23 (marzo-aprile 2018)

Gianluca Camerini

Gianluca Camerini

Nato a Campiglia Marittima nel 1973, si è laureato con lode in Storia Moderna all'Università di Pisa. Autore di numerose pubblicazioni, si è occupato soprattutto di archivistica ecclesiastica, genealogia e onomastica familiare. Dal 2014 è direttore editoriale della rivista di storia locale "Venturina Terme". È l'ideatore e il curatore di questo portale.

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