Il Temperino: tra storia mineraria e vicende familiari

Il mio ufficio si trova in un bell’edificio di inizio ‘900 dalle pareti spesse e dalla forma strana, una specie di grossa elle coricata sulla schiena. Il suo andamento segue il fosso del Temperino, piccolo rio stagionale che dà il nome all’area, la stessa dove si trova l’entrata del Parco Archeominerario di San Silvestro. A piano terra ci sono i locali di ingresso alla miniera, al primo piano due stanze ampie e luminose, molto fredde d’inverno, ma piacevolmente fresche d’estate, grazie al condizionamento naturale prodotto dalla circolazione di aria fredda che viene dalla miniera del Temperino, il cui accesso si trova subito sul retro dell’edificio. Intorno, altre strutture costruite tra la seconda metà dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento, usate a fini abitativi ma soprattutto a servizio dell’attività mineraria. Consultando il foglio 2 della sezione “Montecalvo e Campigliavecchia” del Catasto Generale della Toscana, redatto nel 1821, si osserva come nessuna costruzione fosse ancora presente a quell’epoca nell’area del Temperino.

È nel 1840, con l’acquisizione della concessione mineraria della Gran Cava e del Temperino da parte della società francese “Ballon, Crapaut & C.” che inizia il fervore produttivo in questa zona. La direzione della miniera del Temperino viene assegnata a personaggi di rilievo scientifico internazionale, in particolare agli ingegneri Coquand e Blanchard. La società francese arriva ad impiegare 150 operai nell’attività mineraria ma, nonostante l’indubbio valore tecnico dei direttori e la costruzione di impianti per la fusione della “pirite cuprifera”, non riesce ad evitare il fallimento. Dal 1877 la concessione della miniera viene rilevata dalla società inglese “Copper Lead and Hematite Mining Co”.

Nel 1888 diventa responsabile del personale un giovane di soli 20 anni, Benedetto Lippi, che con la moglie Emira si stabilisce nella casa colonica del Temperino. Lì nascono tutti e dodici i loro figli: di questi, tre muoiono alla nascita, mentre gli altri, sette maschi e due femmine, crescono nei pressi della miniera. I nomi dei figli di Lippi onorano sia i luoghi di vita e di lavoro della famiglia, che la storia del territorio. Il piccolo nato nel 1903 viene infatti chiamato Temperino, il figlio successivo, nato nel 1904 viene fregiato di un nome assai importante, Etrusco, trasformato affettuosamente in Tetu. Tra il 1891 ed il 1908 la levatrice ha lavoro assicurato, tra visite e parti che si susseguono, soprattutto alla fine dell’Ottocento, al ritmo di uno all’anno.

In quel periodo l’area del Temperino ferve di attività: nel 1901 subentra nella gestione delle miniere la società per azioni inglese “Etruscan Copper Estate Mines”. Tra il 1901 ed il 1907 vengono costruiti numerosi edifici a servizio delle miniere, scavati chilometri di gallerie collegate da cinque pozzi minerari, realizzati possenti impianti di trattamento a Campo alle Buche, costruita una linea ferrata lunga più di quattro chilometri per il trasporto dei minerali. Benedetto Lippi ed il primogenito Bruno lavorano per gli inglesi fino al fallimento della società, avvenuto nel 1907. Tra il 1908 ed il 1909 la società “Campiglia Estate Ltd” si occupa della liquidazione delle proprietà della “Etruscan Copper Estate Mines” in Italia. Le miniere vengono chiuse e l’attività produttiva si sposta nell’area di Monte Rombolo.

Benedetto Lippi rileva in quella zona le proprietà dell’imprenditore del marmo Perdicary e diventa a sua volta impresario della società “ILVA Altiforni ed acciaierie d’Italia”, occupandosi di estrazione di calcare necessario per i processi di fusione nelle acciaierie di Piombino. Amulio e Temperino sono gli unici della famiglia Lippi che lavoreranno per tutta la vita tra le cave di marmo e calcare di Campo alle Buche e la miniera del Temperino. Amulio lavora come minatore per la società “Miniera di Campiglia S.p.a.” fino al compimento del sessantesimo anno e come guardia giurata nella polveriera di Monte Rombolo fino al 1965. Il fratello Temperino, più giovane di quattro anni, conclude la sua attività lavorativa nel 1968.

La storia dei Lippi si incrocia con quella di altre famiglie che vivono intorno alla miniera, in particolare con quella della famiglia Beccari, che vive nel podere di Valle S. Antonio, gestendo i terreni coltivati a olivo, vite e frutteto. Il podere si trova nei pressi del Temperino, lungo il tracciato della ferrovia usata dalla “Etruscan Copper Estate Mines” per il trasporto dei minerali metalliferi. La famiglia Beccari ha sei figli, Evelina, Pietro, Natale, Ottavia, Nunziatina. Nel 1918 nasce l’ultimo figlio, che viene battezzato con il nome di Armando, ma sarà sempre chiamato Bruno, come il primogenito della famiglia Lippi, a cui i Beccari sono legati da un rapporto di rispetto ed amicizia. La primogenita Evelina si sposa nel 1925 e va a vivere con il marito nell’edificio che oggi ospita la “Casa Vacanze Temperino”, all’ingresso del Parco.

Armando aiuta la madre, rimasta vedova, nei lavori del podere e tutti i giorni va a scuola a Campiglia, camminando per tre chilometri tra i boschi e la strada che fiancheggia la chiesa di Madonna di Fucinaia. Spesso, racconta, avevo paura soprattutto in inverno, quando le giornate erano brevi ed il buio calava presto. Ma Bruno deve crescere in fretta e si adopera anche per la consegna del latte, la cui vendita costituisce una delle poche fonti di sostentamento della famiglia. Nel 1932, quando anche l’ultimo fratello si sposa, Armando e la madre lasciano il podere di S. Antonio e si trasferiscono nella grossa elle coricata sulla schiena, esattamente nelle stanze dove si trova il mio ufficio. A piano terra abita a quel tempo la famiglia Merli. Le strutture costruite a servizio delle miniere ed abbandonate dagli inglesi nel 1907, continuano quindi a vivere ed a fare parte della storia di molte persone. Armando vive al Temperino per un paio di anni e poi si trasferisce a Follonica. Il fratello lo avvia all’attività di calzolaio, mestiere che Armando ha esercitato fino alla pensione.

Ho voluto accennare, anche se brevemente, alla storia di queste due famiglie perché entrambe, in forme e tempi diversi, sono venute a cercare le loro radici al Temperino. Andrea Jack Duke, pronipote di Benedetto Lippi, mi ha contattato un paio di anni fa, in occasione di una riunione con i numerosi discendenti della famiglia e mi ha raccontato la sua storia. Armando “Bruno” Beccari è venuto lo scorso anno al Parco con la figlia, desideroso di rivedere la casa dove era nato e quella dove aveva abitato da ragazzino. Potrà sembrare banale, ma mi sono emozionata di fronte ad un uomo che aveva vissuto tanti anni prima ed in condizioni completamente diverse nei locali che oggi sono il mio luogo di lavoro. Ho percepito con chiarezza il grande carico umano che è presente in questi edifici, che hanno visto scorrere la storia lavorativa e familiare di tante persone. Ho avuto anche il piacere di accompagnare Armando al podere S. Antonio, oggi di proprietà del signor Picchi, l’imprenditore milanese che, dagli anni Cinquanta fino al 1978, ha gestito l’estrazione dei minerali metalliferi nelle valli dei Lanzi e del Temperino con la società “Miniera di Campiglia S.p.a.”

La storia della vita di Armando Beccari è raccontata in una piccola pubblicazione, realizzata con il contribuito affettuoso della figlia Roberta. Andrea Jake Duke mi ha invece consegnato un manoscritto ancora inedito, ricco di aneddoti e racconti sulla famiglia Lippi.

Fonte: rivista “Venturina Terme”, n. 6 (maggio-giugno 2015)

Indice delle categorie

Pagina Facebook