Una «gita politico-scolastica»

La visita a Caporciano del prof. Enrico Ferri e dei suoi studenti

«Caffè Beconcini – Il Prof. Danielli, Ferri, De Amicis, Berenini, Masini, Lazzari (Lotta di Classe), Bocconi qui presenti salutano festanti resultato ottimo elezioni amministrative, mandandovi per me saluto caldissimo valorosi compagni». È quanto si legge su una cartolina inviata da Pisa al Circolo Operaio di Montecatini Val di Cecina da parte di Roberto Sbragia, a seguito della conquista del Comune da parte della lista socialista nella competizione elettorale del 28 luglio 1895 (“Il Martello”, 8 agosto 1895).

Figlio ventiquattrenne di Michele segretario comunale, futuro farmacista e fervente socialista, Roberto Sbragia volle condividere con i suoi compaesani la soddisfazione per quel risultato, espressamente manifestata anche da alcuni importanti esponenti del socialismo con i quali manteneva contatti nella città universitaria. L’antropologo Jacopo Danielli (1859-1901); Enrico Ferri (1856-1929), deputato, avvocato e docente di diritto penale; lo scrittore Edmondo De Amicis (1846-1908); Agostino Berenini (1858-1939), deputato e docente di diritto penale; il medico e futuro deputato Giulio Masini (1853-1937); Costantino Lazzari (1857-1927), redattore e amministratore di “La Lotta di Classe”, organo centrale del Partito dei lavoratori italiani (poi organo dei socialisti italiani); l’avvocato e futuro deputato Alessandro Bocconi (1873-1960).

Di questi, Danielli che risiedeva a Campiglia Marittima e che nelle elezioni politiche del maggio 1895 era stato candidato non eletto nel Collegio di Volterra, fu spesso ospite del Circolo Operaio montecatinese.

Un anno prima – nel 1894 – proveniente da Volterra, si era recato a Montecatini anche Enrico Ferri. Una visita, quella al nostro paese, che destò non poche preoccupazioni – poi rivelatesi infondate – negli organi di pubblica sicurezza. Sia la Sottoprefettura di Volterra che la Legione Carabinieri reali di Firenze in data 11 e 12 maggio informavano il prefetto di Pisa che, dopo aver visitato a scopo scientifico il reclusorio di Volterra, accompagnato da una ventina di studenti, l’onorevole Enrico Ferri «recherarsi a Montecatini Val di Cecina per visitarvi quelle miniere». E di seguito, proprio perché «ivi però la Società Artigiana ed il Circolo Operaio gli offriranno un banchetto nelle stanze civiche, e quindi lo pregheranno di tenere una conferenza pubblica sul socialismo in quel teatro, che è già stato chiesto a tale scopo a quel Sig. Sindaco», comunicavano di aver creduto, per ogni evenienza, di inviare un funzionario di P.S. e rinforzare con tre uomini la locale caserma dei Carabinieri.

Il giorno 17 maggio, il sottoprefetto poté relazionare il prefetto di Pisa sulla visita dell’onorevole Enrico Ferri svoltasi in pieno ordine, secondo quanto «riferito dal Delegato di P.S. di questo ufficio, Sig. Raffaele Capozzi, che si ritenne opportuno inviare a Montecatini Val di Cecina pel mantenimento dell’ordine, essendosi notato che alla comitiva degli studenti si era accompagnato il professor Danielli ben noto anche a codesto superiore ufficio quale propagandista di idee e manifestazioni sovversive, specialmente nel comune di Campiglia, (che) ora anche recentemente ospitava il Dott. Dino Rondani, come più volte ebbe ad ospitarvi il noto Avvocato Gori».

La mattina del 13 maggio 1894, accompagnato da Jacopo Danielli e da circa 20 studenti, Enrico Ferri giunse a Volterra. «Prima si recarono a visitare il locale penitenziario e poi, guidati da questo sindaco, Cav. Enea Falconcini e da altri pochi del paese, girarono visitando i luoghi più notevoli di Volterra». Nel pomeriggio, quindi, i gitanti si trasferirono a Montecatini Val di Cecina, dove giunsero intorno alle ore 18.

Con un articolo pubblicato su “Il Corazziere” (20 maggio 1894), Sparviero, corrispondente di solito assai polemico con i socialisti di Montecatini, ci offre una descrizione interessante di tale visita.

«Montecatini, 18 Maggio – (Sparviero). Domenica 13 per il nostro paese fu una giornata ricordevole. Il Prof. Enrico Ferri volendo mantenere la sua promessa di visitare le miniere, si recò quassù seguito da circa una ventina di giovani studenti. Il paese fin dalle prime ore pom. offriva una insolita vivacità e dai balconi delle diverse associazioni sventolavano bandiere. Circa le ore 18 l’on. Ferri giunse a Montecatini. Erano ad attenderlo il Circolo Operaio, la Fratellanza Artigiana, il Corpo musicale, la Società di Mutuo Soccorso fra i lavoratori delle miniere, la Società filodrammatica, tutte col rispettivo gonfalone.

Appena sceso a terra l’on. Ferri fu entusiasticamente applaudito da una folla enorme venuta dalle vicine borgate e riversatasi tutta nella piazza Vittorio Emanuele, mentre la banda locale intuonava una sceltissima marcia. Di lì il Corteo si mosse verso la sede del Circolo Operaio dove fu offerta una bicchierata. Dipoi stante l’eccessiva calca di popolo (Il sottoprefetto, nella sua relazione, riferisce di «circa 400 persone di ogni ceto, ma specialmente operai» in contrapposizione ai «pochi del paese» che insieme al sindaco Falconcini accolsero ed accompagnarono la comitiva di Ferri in giro per Volterra; N.d.R.), Enrico Ferri fu costretto ad andare al Teatrino, dove, presentato, improvvisò una applauditissima conferenza, svolgendo quell’ideale proprio di questi tempi in cui più veloce corre il carro del progresso scientifico.

Il Ferri inneggiò all’unione di tutti gli uomini, alla fratellanza di tutto il genere umano, alla federazione dei popoli della terra sopra basi di eguaglianza e di amore e condannò quelle idee erronee e false, che sono ostacolo coi loro mezzi, al conseguimento di un ideale così sublime ed umano.

Riportare anche in parte il discorso dell’oratore sarebbe cosa impossibile, perché ogni parola era un pensiero, ogni detto una sentenza. Basti dire che l’entusiasmo del pubblico raggiunse quasi il delirio ed il Ferri fu più volte interrotto da calorosissimi applausi. La sua parola che conquide, che ferisce, scendeva al cuore e persuadeva.

Appena terminata la conferenza fu offerto al Prof. Ferri ed agli studenti un geniale banchetto, cui presero parte molti operai e le principali Autorità del paese. Lorenzo Sandroni, giovine operaio di mente sveglia, brindò in versi all’Apostolo socialista ed agli studenti, i quali risposero per bocca del Dott. Bellini Augusto, ringraziando la popolazione di tutte le squisite accoglienze. La mattina del Lunedì il Prof. Ferri con tutti gli studenti si recò alle vicine Miniere dove al suono dell’Inno dei Minatori egregiamente intuonato dai fanfaristi della Miniera, scese a visitare quelle profonde gallerie fonte di tanta ricchezza. Servivano loro di guida i sigg. Ingegneri Marengo e Ridoni, giovani intelligentissimi cui pareva in mezzo a quella baraonda lieta e gioconda di essere ritornati studenti.

Ospitò il Prof. Ferri l’Ing. Aroldo Schneider al quale si deve gran parte delle accoglienze ricevute. Ospitò tutti gli studenti l’egregio sig. Serpieri Arnaldo attuale Direttore della Miniera, cui gli studenti rivolsero i più sentiti ringraziamenti. Sono in dovere di ringraziare anche il sig. Umberto Cappelli, che fece di tutto per la buona riuscita della festa e tutti quanti i lavoratori delle Miniere. La sera del lunedì verso le ore 16 gli studenti ed il Prof. Ferri, partirono da Montecatini, con l’animo veramente commosso, riportando nella mente un ricordo imperituro della popolazione Montecatinese […]».

Nella sua cronaca Sparviero cita i nomi di alcune persone sulle quali qui provo a fornire qualche annotazione.

Lorenzo Sandroni era nato nel 1860 da Arcangelo e Maria Domenica Reali. Minatore socialista noto anche come «poeta operaio», già candidato democratico nelle amministrative del novembre 1889, sarebbe stato consigliere e poi assessore nelle giunte socialiste. Fu animatore sia della Società Filarmonica che della Filodrammatica, nonché consigliere della Società di Mutuo Soccorso Unione e Lavoro, fondatore della Società Cooperativa di Consumo socialista e rappresentante della Impresa Operai, attraverso la quale fu data vita ad un tentativo vano di autogestione dello stabilimento minerario di Caporciano, dal 1903 fino alla definitiva chiusura nell’ottobre 1907.

Augusto Bellini (Pietri), autore del Saggio sulla utilità di rapporti scambievoli tra filosofia del diritto e diritto positivo, Pisa, Tip. F.lli Nistri, 1898, fu poi direttore del Museo Civico di Pisa dal 1904 al 1913, anno della sua scomparsa.

Il ragionier Umberto Cappelli era nato nel 1867 da Ireneo, proprietario delle cave di selagite, e da Elvira Ceccarelli. Nel 1895 si trasferì a Firenze per lavoro e quindi a San Giovanni Valdarno dove morì nel 1914.

L’ingegner Aroldo Schneider, non condividendo il metodo di lavorazione basato su una tecnica di coltivazione sregolata del giacimento cuprifero, imposto dalla Società Anonima delle Miniere di Montecatini, nel 1890 aveva rassegnato le dimissioni da direttore della miniera di Caporciano. Passato dalle prime idee repubblicane al socialismo, nelle elezioni amministrative del luglio 1895 sarebbe stato capofila della lista socialista ottenendo il maggior numero di consensi in assoluto. Nel 1889 aveva messo a disposizione i locali a piano terra del Palazzo Schneider, posto in Via delle Miniere angolo Via Sant’Antonio, per realizzarvi la sede del Circolo Operaio Istruttivo e Ricreativo, istituito dai socialisti il primo agosto del medesimo anno. Nel 1896 avrebbe concesso ospitalità anche alla Cooperativa di Consumo socialista nell’altro palazzo di proprietà Schneider, sito anch’esso in Via delle Miniere.

L’ingegner Paolo Marengo, alla data della visita di Ferri stava ricoprendo la mansione di capo servizio di miniera; un paio di mesi dopo sarebbe subentrato ad Arnaldo Serpieri, fratello di Giovan Battista fondatore e primo presidente della Società Anonima delle Miniere di Montecatini, nella direzione dello stabilimento di Caporciano. Funzione che un anno più tardi avrebbe lasciato per assumere quella di amministratore delegato della Società.

L’ingegner Ercole Ridoni, allora in formazione, avrebbe a tutti gli effetti preso servizio nello stabilimento di Caporciano nel gennaio 1895 ed alcuni mesi più tardi ne sarebbe diventato direttore.

Proprio dal dottor Umberto Ridoni, nipote di quest’ultimo, ho ricevuto tempo fa la foto ricordo della «gita politico-scolastica» organizzata da Enrico Ferri al paese del rame: una comunità che ormai da quasi un decennio nelle località circonvicine veniva comunemente additata come «tendenzialmente socialista» (“Il Corazziere”, 1 febbraio 1886).

Per farsi un’idea della figura di Enrico Ferri, avvocato, studioso e uomo politico; per saperne di più sulla continua contraddittorietà di posizioni e sugli evidenti segni di confusione ideologica che caratterizzarono il suo fluttuante itinerario politico conclusosi con l’avvicinamento al fascismo, è sufficiente consultare il cenno biografico stilato da F. Andreucci in Franco Andreucci, Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, vol. II, pp. 342-348. Qui interessa invece tracciare un breve profilo che lo inquadri nel “periodo pisano”, 1891-1894, durante il quale colse l’occasione per far visita ai nostri luoghi.

Ferri fu chiamato alla Facoltà di Giurisprudenza di Pisa nel 1891 dal professor Lodovico Mortara per ricoprire la cattedra di diritto penale. Positivismo e socialismo furono i due fondamenti della sua militanza politica e culturale; fu il rappresentante massimo della scuola positiva di diritto penale e il fondatore della sociologia criminale. Nel 1893 aderì al Partito socialista su posizioni moderate, per passare in seguito alla testa della corrente intransigente. Negli anni che si trattenne a Pisa esercitò notevole influenza sia sugli studenti che nei circoli socialisti. La sua presenza all’Università pisana fu polemicamente osteggiata da altri docenti; soprattutto da Gabba, sostenitore della scuola classica di diritto, e da Toniolo, rappresentante della sociologia cattolica. Indubbiamente alla base di tale ostilità vi erano considerazioni di carattere prevalentemente politico e più volte gruppi di studenti gli manifestarono la loro solidarietà. Tra i suoi allievi più illustri è da annoverare Giuseppe Emanuele Modigliani. Nonostante le diffidenze che suscitava all’interno dello stesso Partito socialista, in quel periodo e in quel contesto Ferri si impose ben presto come uno dei più autorevoli esponenti del socialismo. E se riuscì con facilità a conquistarsi larga popolarità, fu grazie al grande prestigio di studioso, alle doti oratorie di avvocato di successo che lo avevano reso protagonista di famosi processi in difesa di vittime della repressione, ed anche ad alcuni aspetti esteriori della sua personalità: caratteristiche che avrebbero improntato tutta la sua carriera politica e professionale. Tale fu allora il suo ascendente presso la gioventù del mondo accademico dedita agli studi di scienze giuridiche e antropologiche e seguace del positivismo, da procurare al Partito socialista molti nuovi e qualificati proseliti. Nel 1894, per incompatibilità con la carica di deputato, presentò le dimissioni da professore ordinario.

Di sicuro la figura di Enrico Ferri non lasciò indifferente neppure il giovane ingegnere Ercole Ridoni. Non potrebbe essere altrimenti, visto l’ottimo stato di conservazione della foto della visita a Caporciano del docente-deputato socialista e dei suoi allievi.

L’immagine, incorniciata, è accompagnata da una didascalia ben leggibile: Miniere di Montecatini Val Cecina. / All’ingresso di Miniera. / Gita degli studenti di Pisa col prof. Ferri. / 14 Maggio 94.

E la cura con cui questa foto dopo oltre 120 anni è giunta fino a noi, a ragione ci induce a pensare che degli anni trascorsi alla direzione della miniera di Caporciano Ercole Ridoni, l’ultimo direttore, non avesse conservato solo ricordi legati all’esperienza professionale ma gelosamente avesse custodito anche la memoria di momenti salienti della fervida realtà sociale che ebbe occasione di vivere nel suo soggiorno montecatinese. Dal 1895 al 1907: proprio gli anni in cui la comunità del nostro piccolo paese minerario seppe, nel bene e nel male, farsi interprete di un movimento d’avanguardia. Un momento storico irripetibile che certamente lasciò un segno; che senza dubbio – e forse non è il caso di Ercole Ridoni – toccò le coscienze anche di coloro che quel movimento osteggiarono.

Fabrizio Rosticci

Fabrizio Rosticci

Nato a Montecatini Val di Cecina (Pisa) nel 1950, dal 1974 al 2009 ha svolto la sua attività lavorativa presso lo stabilimento Solvay di Rosignano, in qualità di responsabile tecnico di impianto.
Profondamente legato al paese d’origine dove, dopo oltre quarant’anni, è tornato ad abitare e a fare ricerca, realizzando una serie di pubblicazioni di storia locale.

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